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giovedì 24 novembre 2016

Vuoi grandi opere? #bastaunsì

«Pubblichiamo un estratto di “Così no”di Tomaso Montanari, eBook liberamente scaricabile dal sito di Libertà e Giustizia». Il Fatto Quotidiano, 23 novembre 2016 (p.d.)



L’articolo 117 riscritto dalla ‘riforma’ Napolitano-Renzi-Boschi riserva senza equivoci allo Stato la legislazione in fatto di “produzione, trasporto e distribuzione nazionali dell’energia e di infrastrutture strategiche e grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza; porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale”.

Una recente sentenza del Tribunale permanente per i Diritti dei Popoli (una gloriosa istituzione fondata da Lelio Basso, uno dei più insigni Padri costituenti) ha stabilito che in Val di Susa i governi italiani si sono comportati come una potenza di occupazione, militarizzando un territorio cui si voleva (e si vuole) imporre una grande opera strategica di interesse nazionale (proprio come quelle che il nuovo articolo 117 riserva allo Stato). Ebbene, quella sentenza “raccomanda al governo italiano di rivedere la legge Obiettivo del dicembre 2001, che esclude totalmente le amministrazioni locali dai processi decisionali relativi al progetto, così come il decreto Sblocca Italia del settembre 2014 che formalizza il principio secondo il quale non è necessario consultare le popolazioni interessate in caso di opere che trasformano il territorio”. Mail governo italiano, con questa riforma costituzionale, va in direzione diametralmente opposta, costituzionalizzando, di fatto, proprio lo Sblocca Italia: se vincesse il Sì le amministrazioni locali non potrebbero più mettere bocca nelle trasformazioni del loro stesso territorio, in una sorta di colonialismo centralista che contraddice tutta la storia delle autonomie locali, che è la spina dorsale della storia culturale e politica italiana. (...).

Uno dei pochi osservatori dotati di sguardo globale e profetico – papa Francesco – ha scritto (nell’enciclica Laudato si’, maggio 2015): “Bisogna abbandonare l’idea di ‘interventi’ sull’ambiente, per dar luogo a politiche pensate e dibattute da tutte le parti interessate. La partecipazione richiede che tutti siano adeguatamente informati sui diversi aspetti e sui vari rischi e possibilità, e non si riduce alla decisione iniziale su un progetto, ma implica anche azioni di controllo o monitoraggio costante”.

Si potrà obiettare che il nuovo Titolo V riserva alla competenza esclusiva dello Stato solo le opere ritenute strategiche: è vero, ma il problema è che sarà il governo a stabilire unilateralmente, e senza possibilità di appello, cosa lo sia. Per esempio: questo governo ha dichiarato di interesse strategico nazionale la realizzazione del nuovo porto turistico di Otranto, nel quale bisognava far entrare le barche di lusso più lunghe di 70 metri care a Flavio Briatore. Siamo, di fatto, alla costituzionalizzazione del cemento (...). Roberto Saviano ha scritto in Gomorra:“La Costituzione si dovrebbe mutare. Scrivere che si fonda sul cemento e sui costruttori.Sono loro i padri. Non Parri, non Einaudi, non Nenni, non il comandante Valerio. Cementifici, appalti e palazzi quotidiani: lo spessore delle pareti è ciò su cui poggiano i trascinatori dell’economia italiana”.Ecco, ora ci siamo arrivati davvero: e anche se ci dicono che stiamo andando avanti, veloci verso il futuro, si tratta di un terribile salto mortale in un passato di cui speravamo di esserci liberati per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare”era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili,e non obiettivi da raggiungere.

Per andare davvero avanti (...) ci vuole una politica che non abbia paura di costruire il consenso dei territori sui quali ritiene di dover intervenire: avocare tutto al centro significa, invece, ridurre, ancora una volta, gli spazi di democrazia e condannarsi a procedere militarizzando il Paese, sul modello della Val di Susa e del suo Tav.

E poi: dove sta davvero l’interesse strategico nazionale? L’Unica grande Opera utile per questo Paese sarebbe la cura del territorio, la sua messa in sicurezza sismica e idrogeologica: una enorme opera che potrebbe creare finalmente lavoro, oltre a proteggere le nostre vite e a far risparmiare le somme da capogiro che dobbiamo destinare alle ricostruzioni. Ebbene, se i padri ricostituenti avessero scritto nel Titolo V che è l’Unica Grande Opera a rappresentare l’interesse strategico della nazione, se ne sarebbe potuto discutere: ma è davvero intollerabile che siano ancora, sempre e solo i porti, le autostrade e gli inceneritori ad avere la precedenza sulla vera qualità della nostra vita. Il 4 dicembre dovremo ricordarci che su quella scheda, di fatto, c’è scritto: ‘Volete voi che le decisioni cruciali per la salute e la sopravvivenza stessa dei vostri corpi siano prese in un luogo remotissimo da quei corpi? Volete voi la ‘Costituzione del cemento’?’.
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