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martedì 8 novembre 2016

Un intero mondo di insubordinazione del lavoro

Finalmente dal mondo del lavoro emerge una organizzazione che si pone al livello della controparte, ed è capace di superare i confini nazionali. Lo testimonia  il documento finale del meeting della "Transnational Social Strike Platform" che si è tenuto a Parigi dal 21 al 23 ottobre scorsi. connessioniprecarie, 8 novembre 2016 (c.m.c.)

Centocinquanta persone, lavoratori e attivisti provenienti da Francia, Italia, Regno Unito, Portogallo, Slovenia, Bulgaria, Polonia, Scozia, Svezia, Germania e Belgio hanno partecipato alle tre giornate organizzate dal 21 al 23 ottobre scorsi a Parigi dalla Transnational Social Strike Platform.

Dai protagonisti del movimento francese contro la loi travail ai lavoratori dei magazzini tedeschi, francesi e polacchi di Amazon, dai lavoratori che hanno organizzato lo sciopero di Deliveroo in Gran Bretagna ai migranti che in Italia lottano contro lo sfruttamento e le leggi sull’immigrazione, dai lavoratori tedeschi e svedesi della cura agli uomini e donne che hanno organizzato l’iniziativa per la libertà di movimento lungo la rotta balcanica, dai medici specializzandi che hanno scioperato in Inghilterra alle studentesse e studenti sloveni: un intero mondo di insubordinazione del lavoro si è incontrato a Parigi per discutere di come superare i limiti delle iniziative locali e di come connetterle in un progetto condiviso.

Un anno fa a Poznan abbiamo affermato che l’opposizione allo stato presente dell’Europa non può che partire dal rifiuto dello sfruttamento e delle sue condizioni politiche. Quest’anno a Parigi la scommessa è stata quella di fare un passo avanti nel consolidamento della nostra comune infrastruttura transnazionale. 

Per essere efficace, essa deve essere radicata nell’insubordinazione del lavoro che ha luogo in ogni punto d’Europa e deve essere praticata dai soggetti che, individualmente e collettivamente, rifiutano di essere pienamente disponibili per il capitale. L’infrastruttura transnazionale, perciò, non può essere separata dalle sue basi locali ma non può neppure essere ridotta a una loro somma o a un accordo formale tra sindacati e collettivi. Essa è piuttosto uno spazio di organizzazione, dove i flussi di insubordinazione locale possono essere diretti contro nemici comuni nello spazio europeo e dove, allo stesso tempo, ogni punto può acquisire potere e nuovi alleati grazie a questa interconnessione.

Riconosciamo un movimento dello sciopero che attraversa l’Europa e stiamo lavorando alla creazione delle condizioni per uno sciopero sociale e transnazionale. Per noi lo sciopero è il movimento reale che può sovvertire l’attuale equilibrio dei poteri dentro e fuori i posti di lavoro. Vogliamo consolidare un’infrastruttura politica che consenta di fare di ogni sciopero il momento in cui si intensifica l’insubordinazione del lavoro e in cui lavoratori e lavoratrici possono riconoscersi come parte della stessa lotta attraverso le categorie, le condizioni giuridiche e i confini. Per farlo, dobbiamo costruire connessioni più solide intensificando lo scambio di informazioni, la condivisione dei momenti di conflitto e la definizione di direzioni comuni.

Quattro assi sono stati riconosciuti come centrali e sono stati l’oggetto dei quattro workshop i cui report circoleranno nei prossimi giorni: il controllo logistico sul tempo, applicato nei magazzini così come nel lavoro di cura, nelle piattaforme telematiche e nelle fabbriche; la precarizzazione del lavoro, sostenuta dalle politiche europee attuate in ciascun paese; la gestione del welfare come strumento per imporre ai cittadini e ai migranti l’obbedienza e come spazio di un lavoro di cura precario; le politiche migratorie che mostrano come la questione dell’integrazione abbia a che fare con il lavoro a basso costo e lo sfruttamento, a sua volta intensificato dal ricatto del permesso di soggiorno e dal governo della mobilità.

La sottrazione dei lavoratori della cura svedesi al controllo delle app che misurano il loro tempo di lavoro è legato al rifiuto di quello stesso controllo da parte dei lavoratori dei magazzini di Amazon; la lotta contro la loi travail è un segmento di quella organizzata, in diversi paesi, contro le leggi sul lavoro che seguono le linee guide dell’Agenda 2020 dettata dall’Europa; lo sciopero delle infermiere, delle insegnanti e dei medici specializzandi è parte dell’opposizione ai tagli al welfare portata avanti dagli utenti; l’attraversamento dei confini da parte dei migranti lungo la rotta balcanica è connesso alla lotta contro il razzismo istituzionale che pone i migranti interni e quelli extraeuropei in una condizione di ricatto.

La nostra infrastruttura logistica rende queste connessioni visibili e riconoscibili. In questo senso, essa non è solo un modo di mettersi in contatto attraverso i confini, ma anche di superare i limiti delle iniziative locali attraverso lo sviluppo di un terreno comune. Possiamo vedere tutti i giorni, a livello locale, che anche le lotte vicine nello spazio sono di fatto isolate, perché ciascuna è basata su specifiche rivendicazioni o riguarda specifiche categorie del lavoro ormai desuete. Ma il movimento dello sciopero va al di là dei suoi confini istituzionali. 

Superando la pratica dello sciopero regolato dalla legge, esperienze come quelle di Deliveroo sono state sostenute da un movimento autonomo che è nato prevalentemente fuori dai sindacati e ha coinvolto lavoratori che tecnicamente non possono scioperare; lo sciopero delle donne in Polonia ha reso concreto ciò che uno sciopero sociale può essere, perché ha creato lo spazio per un rifiuto di massa delle condizioni politiche dell’oppressione e dello sfruttamento. Ogni sciopero può diventare il punto di concentrazione di una più ampia connessione e parte di un movimento transnazionale.

Per rafforzare la nostra infrastruttura, abbiamo bisogno di costruire il nostro spazio e di prenderci il nostro tempo. Vogliamo trasformare lo spazio europeo, con le sue differenze interne, nel nostro spazio di lotta, sapendo che si tratta di un processo lungo. Ciò significa anche costruire un nuovo linguaggio, un nuovo immaginario e la capacità di intervenire in modo tale da rendere le differenze di cui facciamo esperienza dei punti di forza. 

A questo dedicheremo i prossimi mesi. Saremo a Londra per prendere parte all’organizzazione di «una giornata senza di noi», lo sciopero che i migranti stanno organizzando nel Regno Unito il prossimo 20 febbraio, portando la nostra prospettiva transnazionale e l’esperienza dello sciopero del lavoro migrante. In quell’occasione, vogliamo sovvertire la logica secondo la quale la soluzione della crisi è quella di liberarsi dai migranti e affermare che questa logica non può essere contrastata soltanto su basi utilitaristiche o solidaristiche. 

Saremo a Lubiana per incontrare i migranti e gli attivisti che negli ultimi anni hanno fatto dei Balcani un campo di battaglia politico, insieme al movimento dei lavoratori e degli studenti, confermando la centralità dell’Est nell’attuale costituzione dell’Europa. Infine saremo in Polonia, dove è in cantiere un altro meeting internazionale dei lavoratori di Amazon, per discutere insieme come organizzare scioperi capaci di attraversare i confini e iniziative simboliche che possano viaggiare da un magazzino all’altro. 

Affermeremo il nostro progetto comune in tutte le occasioni in cui l’opposizione all’attuale Europa neoliberale sarà discussa e in cui emergerà il rifiuto dello sfruttamento, con l’intento di far sentire ovunque il movimento dello sciopero. Saremo impegnati insieme nella costruzione di momenti di visibilità e di mobilitazione che possano esprimere e dare risonanza al potere comune che stiamo costruendo attraverso i confini.
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