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sabato 26 novembre 2016

Perché voto no

Parole semplici per spiegare in modo comprensibile a tutti perche votare NO, nonostante la nuvola di menzogne sollevata da chi comanda. LiguriTutti, 23 novembre 2016 (c.m.c.)



Non ho nessuna pretesa di dare lezioni. Di scrivere un breviario per il referendum. Ecco semplicemente alcune delle ragioni per cui voterò “no”.

Con una premessa: non si dovrebbe votare “sì” oppure “no” pensando alla sorte di Renzi (è stato il premier, bisogna ricordarlo, a cercare di personalizzare il voto). Qui è in gioco soltanto la Costituzione che è molto più del destino politico di Renzi, della sorte di un partito o di una coalizione.

La Costituzione è il destino di tutti noi cittadini.

Le premesse

Non voterò mai “sì” a una Riforma dove sta scritto nero su bianco che i cittadini non sono tutti uguali. Anzi, che io valgo meno di un altoatesino o un valdostano (che magari non si sentono nemmeno italiani).

Nel nuovo senato infatti la Val d’Aosta che ha 150mila abitanti avrà due senatori. Esattamente come Liguria, Marche, Umbria, regioni che di abitanti ne hanno anche un milione e mezzo. E’ pura matematica: i valdostani hanno un senatore ogni 75mila abitanti. Liguri, marchigiani ecc hanno un senatore ogni 750mila abitanti.

Cioè per la Costituzione un ligure vale un decimo di un valdostano. Basterebbe questo per farmi votare “no”.

Ma c’è molto altro.

Il metodo

 
Il Governo che rappresenta il potere Esecutivo, non dovrebbe occuparsi della Costituzione (massimo atto del potere Legislativo). Quando nacque la nostra Costituzione del 1948 l’allora premier Alcide De Gasperi partecipò soltanto una volta ai lavori della Costituente. L’attuale Riforma invece nasce addirittura per iniziativa del Governo.

La Costituzione del 1948 rappresentava l’unità del Paese. Quella di oggi la divisione.

La Riforma è stata portata avanti da un Parlamento e un Governo eletti con una legge bocciata dalla Corte Costituzionale. Non solo: si tratta di un Governo guidato da un premier non eletto. E soprattutto di una maggioranza opposta a quella votata dagli italiani nel 2013.

L’approvazione del testo della Riforma è frutto di forzature che di fatto hanno messo a tacere l’opposizione. Alcuni articoli sono stati “liquidati” in un paio d’ore. Un regolamento condominiale richiede più tempo.

I padri costituenti del 1948 – vedi il tanto citato Calamandrei – sono stati sostituiti da figure come Denis Verdini.

Non è vero che “ce lo chiede l’Europa” (e comunque la Costituzione è nostra, e non dell’Europa, degli Stati Uniti o di Jp Morgan). L’Europa vorrebbe piuttosto che l’Italia sconfiggesse la corruzione con norme più severe, che estirpasse la piaga delle mafie o quella dell’evasione fiscale.

Il contenuto
 
La Riforma cancella il bicameralismo perfetto, ma non il Senato. Proprio come le Province che continuano a esistere.

Il Senato non sarà più elettivo. Siamo sempre meno cittadini. Prima ci hanno tolto il voto per i consiglieri provinciali, adesso anche per i senatori.

In Senato siederanno sindaci e consiglieri regionali che hanno già compiti di grande impegno e responsabilità. Impossibile svolgere contemporaneamente in modo adeguato le due funzioni.

Grazie alla Riforma sindaci e consiglieri regionali – ricordiamo i tanti scandali che hanno toccato le nostre regioni? – godranno di immunità.

Non è vero che la Riforma semplifica, è vero anzi il contrario. Il nuovo articolo 70 (oltre 400 parole invece di 9) prevede fino a tredici iter diversi per l’approvazione delle leggi.

Non è vero che il bicameralismo perfetto paralizza il Parlamento: ogni anno in Italia si approvano più leggi che negli altri paesi europei.

Non è vero che le leggi restano bloccate tra Camera e Senato: su 240 leggi approvate in un anno ben 180 sono passato in prima lettura. Cioè dopo un solo passaggio.

E’ un bene che alcune leggi particolarmente delicate abbiano due letture.
Già adesso ci sono leggi che – purtroppo – sono state approvate con la massima velocità: vedi la legge Fornero (16 giorni). Se i partiti lo vogliono, le leggi procedono spedite.

La “vecchia” Costituzione non è la causa della scarsa governabilità italiana. Soltanto sette governi nella storia repubblicana sono caduti per un voto contrario in Parlamento. Gli altri hanno dovuto soccombere a causa della crisi dei rapporti tra i partiti che li sostenevano.

La Riforma, dice Renzi, taglierà i costi della politica di 500 milioni. Secondo la Ragioneria dello Stato, invece, non arriviamo a 60. Il solo referendum ne costa 300, cinque volte tanto. E comunque sarebbe bastata una legge per ottenere gli stessi risparmi. Non serviva modificare la Costituzione.

E’ giusto tagliare i costi della politica, diverso – e sbagliato – è ridurre i costi della democrazia. Che garantiscono a tutti noi di essere rappresentati e tutelati. Di avere voce e non essere dimenticati.

La Riforma non solo depotenzia il Senato. Ma rende in parte la Camera suddita del Governo che potrà indicare quali provvedimenti dell’Esecutivo dovranno essere oggetto di lettura con tempi certi. In pratica il Governo potrà dettare l’agenda alla Camera dicendo di cosa occuparsi (e di cosa, conseguentemente, non occuparsi) «Adesso o mai più», dice il ministro Boschi. Niente di più falso. Referendum costituzionali ne abbiamo già fatti altri due negli ultimi quindici anni. Di riforme costituzionali ne abbiamo fatto decine. Nulla vieta di proporne altre – i testi sono già pronti – appena dopo il referendum.

Considerazioni politiche 

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Questa riforma è stata sostenuta da un’alleanza improponibile che va da Angelino Alfano a Denis Verdini.
Chi occupa posizioni di potere in Italia, come nelle nostre città, vota spesso “sì”.

Dagli industriali, agli attori che sperano in contratti Rai, passando per tutto quel “sottobosco” che vive di nomine e incarichi pubblici. Viene quindi un dubbio: le riforme dovrebbero garantire rinnovamento e alternanza, dare voce a chi ne ha meno, ma qui paiono tanto care a chi il potere lo ha già. E cerca di conservarlo. Ecco il grande paradosso di questa sedicente riforma che invece conserva.

Insomma, chi vuole cambiare farebbe meglio a votare “no” e a difendere la ‘vecchia’ Costituzione.

Cittadini o prostitute? Sia detto con il massimo rispetto per chi fa una vita tanto difficile e dolorosa. Ma viene un dubbio: sabato Matteo Renzi tornerà per l’ennesima volta a Genova con il paniere carico di promesse e denari. Speriamo che non si illuda di comprare il nostro consenso al referendum con i soldi. La Costituzione e il voto libero non si vendono per quattro denari…

Post scriptum


La vecchia cara Costituzione è stata alla base di grandi conquiste che tanti paesi ci invidiano. Dalla riforma sanitaria al diritto di famiglia. Per non dire della rinascita del Dopoguerra che ha portato l’Italia tra le potenze economiche mondiali.

La Costituzione ha permesso tutto questo. Forse prima di cambiarla bisognerebbe conoscerla e applicarla. E magari cambiare un poco noi stessi.
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