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giovedì 17 novembre 2016

Mantenere identità e gestione autonoma

Scompaiono giorno per giorno gli spazi e le istituzioni che consentivano l'incontro, il dibattito, il confronto tra cittadini. Cancellati anche i poteri delle municipalità. Il Trumpino in saòr, sindaco protempore, prosegue il suo lavoro. La Nuova Venezia, 17 novembre 2016 


È da anni che si parla del rischio che Venezia si trasformi in semplice meta turistica perdendo la connotazione di “città normale”, pur nella straordinarietà del suo patrimonio artistico, architettonico, ambientale. Una città, infatti, non è più tale se non ci sono ragazzi che vanno a scuola e giocano nei campi, cittadini che fanno la spesa nei mercati, se non ci sono ferramenta in cui comprare chiodi e pittura, mercerie, panetterie, luoghi in cui i cittadini si identificano. Su questo tema si sono mosse numerose associazioni e ultimamente un gruppo di giovani ha promosso iniziative e manifestazioni. Questo dà particolare speranza.

Pur sapendo che casa e lavoro (magari un lavoro che non guardi solo all’economia turistica) sono gli elementi principali per garantire la residenzialità, oggi vorrei soffermarmi su tre questioni che considero emblematiche perché fanno parte dell’identità stessa della città, l’hanno connotata e in esse le cittadine e i cittadini si riconoscono. 

Parto dalla Bevilacqua La Masa, un’istituzione che rappresenta un’esperienza unica nel panorama italiano e internazionale, lascito di Felicita Bevilacqua La Masa che, con grande lungimiranza, ha pensato alla promozione dei giovani artisti. Nella Galleria di Piazza San Marco, nel Palazzetto Tito, negli studi di Palazzo Carminati e dell’ ex Convento di Ss. Cosma e Damiano si sono formati nomi poi diventati protagonisti della scena culturale internazionale. Costa pochissimo al Comune, è riconosciuta - e invidiata - da tanta parte del mondo culturale nazionale ed europeo. I presidenti hanno lavorato gratuitamente, per puro spirito di servizio. Ricordo ancora Luca Massimo Barbero che la notte prima dell’inaugurazione di qualche mostra era lì con gli attrezzi del mestiere a darsi da fare per sistemare quadri e installazioni. Ma la stessa cosa vale per gli altri, Chiara Bertola, Angela Vettese. 

Poi c’è l’Ufficio cinema. Se a Venezia insulare c’è ancora il cinema è solo perché, attraverso l’apposito Ufficio, si è lavorato per realizzare sette sale (due al Giorgione, tre al Rossini, due all’Astra) e assicurare una programmazione diversificata e di qualità. Non si è trattato di una scelta ideologica: si è anche cercato di stimolare imprenditori privati ma di fronte alla loro risposta negativa (perché considerata economicamente non conveniente) il Comune ha deciso di fare da sé, valutando che sarebbe stato scandaloso che la città, sede della più prestigiosa Mostra del cinema del mondo, restasse senza un cinematografo. Anche quest’attività non comporta grandi costi per l’amministrazione comunale. Lo stesso cinema all’aperto, chiuso dall’Amministrazione precedente, stava sostanzialmente in equilibrio finanziario. 

Infine il Centro donna, nato negli anni ’80 come spazio per la ricerca e l’elaborazione di culture e politiche delle donne, nella molteplicità dei linguaggi e dei campi d’azione. So che ci sono altre strutture del Comune che meritano attenzione, come il Centro Pace (come non ricordarsi che il primo piano di Ca’ Farsetti, trasformato in Presidio per la pace nel 2002, durante l’assedio alla Basilica della Natività di Betlemme, era l’unico luogo in cui scrittori, giornalisti, esperti cristiani, ebrei, musulmani si incontravano e interloquivano fra di loro?) e l’Ufficio politiche giovanili, ma mi sono dilungate sulla Bevilacqua, l’Ufficio cinema e il Centro donna perché emblematici e caratterizzanti la città stessa, la sua storia . È vero, la giunta Brugnaro ha garantito che non ci sarà alcuna soppressione. Non si tratta neppure di rivendicare ulteriori finanziamenti. Il problema è quello di assicurare la loro identità non omologandoli ad altri servizi, perché queste specifiche realtà si salvaguarderanno e potranno svilupparsi solo mantenendo una gestione autonoma e se intorno a esse continueranno a esserci e a portare il loro contributo gli artisti, le donne, gli appassionati cinefili di questa nostra stupenda e complessa città. 
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