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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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venerdì 4 novembre 2016

I fondi sovrani puntano sull’Italia –

I "fondisovrani" (fondi finanziari di proprietà diretta di governi, e non di singoli investitori) sembrano eccitati dalle possibilità di diventare padroni a casa nostra, dove il mattone vale molto di più del grano duro, delle olive di Gaeta e del Lambrusco; non parliamo dei filosofi.  Il Sole 24 Ore, 3 novembre 2016


Italia terreno di conquista di trophy asset da tenere a reddito e di operazioni di riqualificazione. È questa la view dei fondi sovrani internazionali sul nostro Paese. Mentre si sta facendo strada tra gli investitori istituzionali una cautela sul real estate italiano indotta soprattutto dall’esito dell’imminente referendum costituzionale e dalla ripresa ancora rinviata della crescita economica. Una cautela emersa dalle relazioni ascoltate nei numerosi convegni sul real estate che si sono tenuti negli ultimi giorni. Non dimentichiamo però che a complicare la situazione ci saranno anche le prossime elezioni in Francia, prima, e in Germania, poi, per restare in un ambito esclusivamente europeo.

I fondi sovrani, invece, hanno fatto shopping negli ultimi anni nel nostro Paese e intendono continuare a farlo. Cogliendo di volta in volta le occasioni che il mercato ancora offre. Non dimentichiamo poi che al momento sul mercato sono arrivati o stanno arrivando una serie di portafogli già pronti, alcuni a reddito altri destinati a operatori opportunistici, che potrebbero risultare interessanti. Dal portafoglio Cdp, con le caserme Mameli e Guido Reni al fondo Cloe, passando per il pacchetto da 500 milioni di euro di uffici propri che vende Intesa Sanpaolo.

«Investiamo in maniera diretta e indiretta in grandi progetti - ha spiegato Ruslan Alakbarov, a capo della divisione real estate di State oil fund of Republic of Azerbaijan, al convegno organizzato dal gruppo Coima qualche giorno fa -. Puntiamo sul real estate spinti anche dal cambiamento nei rendimenti delle diverse asset class di investimento. Valutiamo nuovi mercati, Milano è uno di questi. Analizziamo le potenzialità: per esempio nel centro di Milano, dove abbiamo acquistato Palazzo Turati (affittato alla Camera di commercio), non si può costruire molto e aumentare l’offerta di uffici».

I fondi sovrani negli anni hanno accumulato un discreto portafoglio sull’Italia. Primo fra tutti il fondo sovrano del Qatar che ha iniziato a investire nel settore alberghi - il primo acquisto nel 2006 è stato quello dell’hotel Gallia di Milano, al quale hanno fatto seguito le acquisizioni dei quattro hotel di lusso della Costa Smeralda , del Four Season’s di Firenze e del Westin Excelsior di Roma - per poi acquistare filiali bancarie, uffici e il complesso di Porta Nuova a Milano.

«L’Italia, come Francia, Uk, Spagna e Germania, è per noi un Paese “core” - dice Madeleine Cosgrave, managing director Europa per Gic (Government of Singapore Investment corporation) -. Vogliamo creare un portafoglio immobiliare focalizzato sull’Italia, ma il Paese richiede tempi lunghi per realizzare un deal e per avere accesso al debito». Per adesso Gic detiene il 100% del centro commerciale Romaest a Roma.

Manca ancora sul nostro territorio il fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo con 820 miliardi di euro di valore stimato a fine 2016, che però sta valutando l’immobiliare italiano.

Il real estate nel nostro Paese arriverà a registrare a fine anno un volume di investimenti di circa otto miliardi di euro, in aumento sull’anno scorso. Nel 2016 bisogna però registrare un calo degli investimenti dei fondi sovrani rispetto ai volumi consistenti del 2015. Tra i fondi sovrani che investono nel nostro Paese c’è Adia (Abu Dhabi investment authority), guidato in Europa da Pascal Duhamel. Adia ha acquistato a Milano, tramite Coima Sgr, il palazzo dell’Inps di via Melchiorre Gioia a Milano che sarà abbattuto e ricostruito .

La preferenza per il mattone è una tendenza che i fondi sovrani mostrano a livello mondiale. Secondo il Sovereign Annual Report 2015 della Bocconi nel 2015 i fondi sovrani hanno concentrato il 56,9% degli investimenti in real estate, hotel e strutture turistiche, infrastrutture e utility, settori che offrono ritorni nel lungo periodo, pagando un premio per l’illiquidità dell’investimento.




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