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martedì 29 novembre 2016

“Fermiamoli: vogliono distruggere la democrazia”

«L’antropologa e la sfida del 4 dicembre: in gioco c’è la nostra subordinazione ai poteri forti (amici del premier Renzi)». Il Fatto Quootidiano, 29 novembre 2016 (p.d.)



Amalia Signorelli è un’antropologa molto attenta al linguaggio politico. Tempo fa scrisse che mai come negli ultimi anni la politica ha abbandonato il discorso argomentativo, ossia quello che si svolge chiarendo i perché delle scelte, per utilizzare quello assertivo, che afferma, dichiara, prevede e prescrive senza spiegare né il perché né il come né con quali mezzi.

Matteo Renzi quale usa?
Renzi è il maestro dell’asserzione. Io ho coniato per il suo modo di parlare un termine su misura: l’annuncite. Annunci continui senza che ci sia mai un quadro finanziario chiaro associato alle promesse. Questo modo di fare politica è captatio benevolentiae, creazione di consenso, non certo ragionamento.

Però sembra piacere.
Il discorso argomentativo annoia, il discorso assertivo eccita, galvanizza. Però non rispetta il principio di non contraddizione, quindi restano solo parole al vento.

Lei ha dichiarato che voterà No alla riforma. Perché?
Per tre ragioni: ovviamente per il suo contenuto, poi per l’illegittimità delle procedure e, infine, l’illegittimità dei titolari dell’iniziativa.

Partiamo dal contenuto.
Negli ultimi decenni in Italia, Paese notoriamente privo di senso di responsabilità pubblica e con altissimi tassi di corruzione, una delle poche istituzioni che ha dato qualche frutto in materia di aumento della partecipazione alla vita pubblica è stata l’elezione diretta dei sindaci. La riforma la nella direzione opposta: aumenta la distanza tra elettori ed “eletti”, che risulteranno tali solo attraverso una serie di mediazioni che interrompono questo rapporto diretto. Non parlo solo di quel pastrocchio che sarà il nuovo Senato, dove ancora non sappiamo come saranno eletti, ma anche alla Camera, dove le liste – parlo della legge elettorale attuale, non delle promesse – saranno bloccate.

Con la riforma però le Regioni perderanno potere.
Il problema delle Regioni non è la loro autonomia, ma il fatto di essere governate da delinquenti. Il problema sarebbe sbattere in galera chi ruba, non riformarle.

Cosa pensa dell’accentramento dei poteri allo Stato?
Accentrare il potere in poche mani, in un Paese come l’Italia, significa aumentare il clientelismo della peggior specie: tutti cercheranno un santo protettore. Diventerà ancora di più il Paese delle cordate, delle cosche, delle banche.

La maggioranza ha votato questa riforma, in democrazia funziona così.
Diciamola meglio: votata da una minoranza del Paese che è diventata artificiosamente maggioritaria in Parlamento grazie a una legge elettorale incostituzionale.

A Obama piaceva Renzi.
Sì, come dico sempre: lui è gradito ovunque ma irrilevante dappertutto. Lui piace a certi poteri. Purché, nel fare il simpatico, porti avanti la distruzione della democrazia.

Anche lei vede Renzi strumento dei poteri forti?
Senta, un sindaco che improvvisamente diventa premier senza neanche essere eletto qualcuno che lo appoggia deve averlo. Altrimenti mi dica, su che basi poggia il potere di questo giovinotto?

Me lo dica lei.
Dalle asserzioni di soggetti come Jp Morgan riguardo alle costituzioni mediterranee emerge il disegno di liquidare l’Europa ‘socialdemocratica’, intesa come stile di vita, in quanto cattivo esempio per il mondo. Ecco chi sostiene certe azioni.

Cosa dirà ai suoi nipoti per il 4 dicembre?
Loro sanno già cosa votare. Agli altri direi di non fidarsi di chi gli dice di stare sereno.
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