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giovedì 17 novembre 2016

“Cittadini metropolitani" e "cittadini provinciali": squilibri istituzionali

«Gli effetti dell' ambiguità e indeterminatezza istituzionale sono e possono  risultare assai pesanti, presumendo che la grave vicenda del ponte crollato sia solo la punta dell’iceberg di un malessere diffuso, non solo in materie delicate come la viabilità e l’edilizia scolastica secondaria». ArcipelagoMilano online,15 novembre 2016 (m.c.g.)



 Per la serie delle cose fatte a metà, le Province sono state abolite ma non troppo. Con la “legge Delrio” se ne è eliminata l’elezione diretta e ridotti risorse e personale. Inalterata invece la permanenza di quelle nate per recente duplicazione con l’effetto di mantenerle in vita anche se piccole deboli e screditate.

In verità il governo Monti cercò invano di riaccorparle con decreto-legge, purtroppo col risultato non casuale di cadere proprio l’ultimo giorno utile per la relativa conversione. Vedi ora il caso della provincia di Lecco, presunta corresponsabile del disastro del ponte crollato sulla superstrada 36 Milano-Valtellina e interprete del più classico scaricabarile burocratico, ma pure vittima di un’ambiguità del sistema di governo locale e intermedio.

Intanto il ministro Delrio, che nel frattempo ha cambiato mansione, naturalmente apre un’inchiesta. Ma sarebbe opportuno che indagasse pure sul pasticcio istituzionale di cui è il principale responsabile in quanto ministro proto-renziano del governo Letta, forzato – sotto la minaccia “populista” dell’esito elettorale 2013 – ad abolirle perlomeno dalla imminente scheda elettorale 2014. Pasticcio peraltro destinato ad aggravarsi nel caso del Si alla modifica costituzionale del Titolo V tra province cancellate e “città metropolitane” fittizie mantenute.

Se dunque, sul punto del fatto, non si vede la differenza tra competenze residue delle ex-province cancellate dal ruolo costituzionale ed ex-province mantenute con l’escamotage di promuoverle nominalmente a “città metropolitane”, sul punto del diritto cambierebbe la natura della cittadinanza tra “provinciali” e “metropolitani” col paradosso che – a parità di elezione indiretta dei rispettivi Consigli – i primi possono comunque eleggere il proprio Presidente mente i secondi devono accettare il Sindaco del capoluogo “di diritto” metropolitano.

Paradossale dunque anche il combinato disposto tra eventuale nuovo Titolo V e legge 56/14 per quanto assai sottovalutato nella pur accesa e prolungata campagna referendaria, a differenza dell’altro “combinato” divenuto celebre grazie all’intreccio con la legge elettorale nazionale. Tuttavia gli effetti di tale presente e futura ambiguità e indeterminatezza istituzionale sono e possono ancora risultare assai pesanti, presumendo che la grave vicenda del ponte crollato sia solo la punta dell’iceberg di un malessere diffuso, non solo in materie delicate come la viabilità e l’edilizia scolastica secondaria.

Intanto il 26 ottobre si è tenuta la seduta inaugurale del nuovo Consiglio metropolitano milanese con la prolusione del sindaco Sala che, al netto di auguri auspici ringraziamenti e buoni sentimenti, ha fatto un fugace riferimento alla governance, ovvero il cuore della questione («dobbiamo chiederci se la costituzione lenta e complessa della nuova struttura amministrativa e di governo chiamata Città metropolitana di Milano abbia un senso»), con due enunciati che meritano qualche riflessione. Una: «i soggetti costitutivi la città metropolitana vanno connessi non annessi». L’altra: occorre evitare che «enti dotati di competenze generali si sovrappongano gerarchicamente come in una matrioska».

Il primo in senso orizzontale: «Milano è il cuore di un arcipelago» composto da città e comuni come «isole autonome e radicate» appunto da connettere. Interessante il riferimento al termine “arcipelago” che ha una doppia etimologia: mare principale e, trattandosi per antonomasia dell’Egeo, aggregato di isole. (Tra parentesi tale appropriata definizione consente a questa rivista di riversare settimanalmente opinioni e riflessioni, studi e proposte nel mare aperto di una variegata sinistra senza soffocare le eventuali idee e ragioni appunto “isolate”).

Il secondo in senso verticale: evitare la sovrapposizione di poteri paralleli che, se non regolati da una sano principio di sussidiarietà ascendente, genera conflitti di competenza, duplicazioni e sprechi, rimpalli di responsabilità come appunto ancora nel caso del disgraziato ponte crollato.

Su questi temi decisivi si è scritto ampiamente e ripetutamente su ArcipelagoMilano e si dovrà tornare con una discussione seria e critica se si vorrà evitare che il secondo mandato del Consiglio metropolitano ripeta la abulica esperienza del primo, contrassegnata dalla svogliata reggenza di Giuliano Pisapia, che ha relegato una potenziale forma di governo moderna ed europea nella condizione di sostanziale irrilevanza politica e istituzionale (al punto che l’attuale Sindaco si chieda se “abbia un senso”!).

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