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martedì 25 ottobre 2016

Urbanizzazione per lo sviluppo



Concluso a Quito Habitat III; organizzato dall'agenzia dell'ONU per  casa città, territorio ambiente. Approvata l'Agenda urbana per il prossimo ventennio. Come ne racconta il significato e il senso la il giornale dell'associazione degli industriali italiani e affini Fra poco la racconta eddyburg. Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2016.



Dopo Parigi, Quito. Nella capitale più alta del mondo, 193 governi hanno firmato questa settimana la Nuova Agenda Urbana, che delinea le strategie globali di urbanizzazione per i prossimi vent’anni, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il documento, approvato nella conferenza Habitat III dopo mesi di negoziati delinea una visione ambiziosa di città compatte, sviluppate lungo assi di trasporto pubblico sostenibile e umanizzate da una crescita policentrica, che cerca d’indirizzare il processo d’inurbamento lungo linee nuove, per evitare il sovraffollamento selvaggio delle megalopoli. Fra i punti centrali della Nuova Agenda Urbana c’è il cosiddetto diritto alla città - «Le città sono per la gente, non per il profitto» -, un principio concepito per spingere i governi locali a una pianificazione che privilegi il pubblico sul privato.

Le città già oggi ospitano oltre metà dell’umanità, producono il 70% del Pil globale e sono responsabili del 70% delle emissioni di gas serra, ma continuano a espandersi: entro fine 2016, altri 70 milioni di persone si saranno spostati nelle aree urbane. Entro il 2030, ci saranno 41 megalopoli di 10 milioni di abitanti o più, contro le attuali 28. Entro il 2050, l’homo civicus avrà superato i 6 miliardi di persone, due terzi dell’umanità, e genererà oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti l’anno.

D’altra parte, le città sono anche grandi catalizzatori di soluzioni per la sostenibilità. Entro il 2017, per esempio, 2,5 milioni di pendolari della metropolitana di Santiago del Cile viaggeranno ogni giorno su treni alimentati da energia solare ed eolica. Singapore ha aperto la strada per una gestione efficace del traffico fin dal 1975, grazie alla prima congestion charge. Città del Capo vanta gli obiettivi di risparmio idrico più ambiziosi del continente. San Francisco e Montreal hanno di gran lunga superato gli standard dei loro governi federali per le politiche in materia di diritti umani. Il ruolo pionieristico delle città nell’affrontare le grandi sfide è stato riconosciuto nell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e nei Millennium Goals dell’Onu.

La Nuova Agenda Urbana ha lo scopo di sfruttare questo dinamismo urbano come motore dello sviluppo sostenibile. Ma lo stato d’animo festoso che ha salutato l’esito dei negoziati a Quito non può celare i problemi di fondo. Come uno tsunami, le migrazioni spazzano rapidamente tutto il globo. I confini delle aree urbane di espandono, le città satellite crescono, la dispersione delle aree edificate aumenta. Quest’ultimo è lo sviluppo più dannoso per l’ambiente. La maggior parte degli insediamenti urbani, infatti, sono partiti dai terreni agricoli migliori lungo un corso d’acqua dolce, ricco di vegetazione naturale. Edifici, coltivazioni, pascoli e boschi spesso si sono sviluppati in anelli concentrici. L’espansione urbana quindi invade e inquina a un ritmo crescente risorse naturali preziose. Questo modello si applica per le città di ogni taglia, dalle più piccole alle più grandi (oltre 10 milioni di persone). Intorno ai bordi delle piccole e medie città degli Stati Uniti, da Salt Lake City a Denver, gli ecosistemi naturali si sono ridotti a zone sempre più frammentate e degradate. Allo stesso modo, Seul ha trasformato le zone verdi circostanti in un anello di parchi delimitato da autostrade
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