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lunedì 10 ottobre 2016

Un No che vale per tre

Parole sagge su Renzi (che non è un ragazzotto di provincia ma un politico lucido e determinato, «che esprime una visione di fondo della democrazia e del potere) sulla necessità di contrastare il suo  perverso disegna strategico con una nuova capacità progettuale, dopo l'indispensabile vittoria del NO. il manifesto, 9 ottobre 2016


Tutti dicono che sarebbe preferibile un confronto di merito sui singoli aspetti della riforma costituzionale, ma sia nei confronti tra partiti che nelle motivazioni di voto dei singoli elettori, prevalgono valutazioni politiche di carattere generale. Come mai?

La verità è che il voto del 4 Dicembre è un voto «politico», politico nel senso nobile di questa parola oggi tanto disprezzata.

Certo sarebbe stato più facile se la riforma fosse stata suddivisa in più provvedimenti separati in modo che il singolo elettore avrebbe potuto dire dei si e dei no secondo le sue specifiche valutazioni. Così come sarebbe stato preferibile discutere della riforma costituzionale in presenza di una legge elettorale «neutra» cioè che non interferisse con la riforma.

Ma così non è stato. Il governo ha voluto fare della riforma la sua carta di identità ed ha voluto anticipare una riforma elettorale che è addirittura valida solo per la Camera dando per scontato che il Senato elettivo non esisterà più (con la conseguenza, se vincerà il no, che si dovrà rifare la legge elettorale). Quindi la scelta iniziale del governo di fare di queste due leggi un unicum e di legare le sorti di Renzi al loro esito è stata una scelta consapevole e chiara.

Ha fatto male? Ed i tentativi di aggiustare il tiro dicendo che non si vota per Renzi e che la legge elettorale si potrà anche cambiare sono sinceri? Vedremo come evolverà la situazione. Personalmente penso che dovremo saper distinguere tra scelte tattiche e scelte strategiche e che, una volta per tutte, dobbiamo riconoscere al progetto renziano una sua coerenza ed una sua vision senza ridurlo ad un berlusconismo d’accatto. Berlusconi aveva una sua visione, ma essa era fortemente intrecciata con interessi personali che la rendevano permeabile e disponibile a compromessi.

Renzi a mio parere si colloca su quella traccia ideale, ma è un animale politico, contaminato certo anche da interessi locali ed amical-familiari, ma che esprime una visione di fondo della democrazia e del potere. Una visione coltivata dalle sue parti già prima dell’avvento di Berlusconi, ma che, come si sta vedendo nel suo sapersi muovere a livello internazionale, è nuova ed è funzionale alle attuali esigenze del capitalismo globalizzato e finanziarizzato. In questa fase terminale del capitalismo, infatti, i livelli decisionali si sono spostati sempre più in alto verso organismi sovranazionali ed in questo contesto assetti istituzionali che danno voce ai popoli ed alle loro rappresentanze istituzionali sono considerati lussi che non ci possiamo più permettere.

L’ideologia renziana, la rottamazione ed il cambiamento, la velocità ed il decisionismo, la relazione diretta premier-popolo facilitata dai nuovi media, non sono elementi di colore del «ragazzotto di Rignano», ma pilastri fondanti di una ideologia precisa. Ed i disegni collegati di una costituzione velocizzata, di poteri del premier rafforzati con una sola Camera composta da candidati da lui scelti ed un partito super premiato, sono i pilastri di un nuovo edificio. Un edificio tenuto insieme, nelle intenzioni, da un nuovo partito ricostruito dal basso con i comitati per il sì che nascono a sua immagine e somiglianza. Quindi un unicum ben preciso: nuova costituzione, nuova legge elettorale, nuovo partito.

Questo è il disegno! Ambizioso e sul quale oggi gran parte dei vertici del partito sembra ritrovarsi.

Che fare da sinistra per contrastarlo? Certamente far cogliere la grande portata dello scontro in atto: se con un solo Sì si portano a casa tre risultati – nuova costituzione, nuova legge elettorale, nuovo partito – questo vale anche per il No. Un No che vale tre potrebbe essere il nostro slogan.

Ma nei pochi giorni che abbiamo davanti dobbiamo guardare anche al dopo e cercare di dare alla politica una nuova dignità. Certo che dovremo saper argomentare il nostro no alla riforma costituzionale, criticando il tipo di Senato che viene proposto, contestando la strumentalizzazione sulla riduzione dei costi… Penso che in questo contesto dobbiamo pure riconoscere la validità di certe scelte (Cnel, limiti ai rimborsi dei consiglierei regionali…) e la necessità comunque di accelerare l’iter legislativo, anche se in modo diverso manifestando la nostra disponibilità ad un altro Senato… Ma attenzione allo stop and go di Renzi, che prima ci propone i referendum su di lui, poi di separare la riforma costituzionale dalla legge elettorale portandoci a spasso dietro ai suoi tatticismi.

Prendiamolo sul serio questo Renzi, riconosciamogli la dignità di una sua visione politica, avversiamolo nel merito del suo progetto politico. Ed ai suoi elettori che tendono a votare Sì per senso di appartenenza, rendiamo chiaro che non siamo i conservatori dell’esistente, ma quelli che nel passato hanno saputo difendere valori e diritti, ma anche cambiare e conquistare. E che l’abbiamo fatto insieme a tanti di loro. Che non è vero che dal ’44 ad oggi nulla è cambiato e che aspettavamo il venticello renziano per poter respirare.

E che, passato il referendum con la vittoria del No che auspichiamo, sappiamo che dobbiamo affrontare problemi enormi: la crisi economica e sociale dalla quale non si esce ancora, i rischi di populismo ed i pericoli del riaffacciarsi delle vecchie destre. Problemi tutti che richiedono una capacità di riaggregazione del fronte democratico e di messa al centro dei problemi del paese. Tutto il contrario delle politiche di annunci e divisioni che hanno caratterizzato questi ultimi anni.
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