menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

lunedì 31 ottobre 2016

Sisma infinito

Articoli di Valeria Pacelli e Sandra Amurri e intervista a Tomaso Montanari. Il Fatto Quotidiano, 31 ottobre 2016 (p.d.)





ORE 7 E 40, LA SCOSSA
PIU' FORTE FA TREMARE 
IL CENTRO ITALIA
di Valeria Pacelli

È il sisma più potente dal 1980 in Irpinia. Non ci sono morti ma venti feriti. Dopo quello del 24 agosto tocca ancora le aree tra Lazio e Marche.

La magnitudo scatenata dal terremoto di ieri (6.5) è la più forte dal terremoto dell’Irpinia che nel 1980 provocò 2.570 morti e quasi 9 mila feriti. I bilanci questa volta non sono stati altrettanto disastrosi dopo che la terra ha ripreso a tremare alle 7,40 di ieri mattina. L’epicentro è stato a Norcia (Umbria) e dintorni, mentre le onde sismiche si sono propagate per almeno due minuti. Tanto è bastato a rendere ancora più critica la situazione del centro Italia,già in ginocchio dopo il sisma del 24 agosto che ha raso al suolo Amatrice (magnitudo 6.0) e quello di mercoledì scorso con epicentro al confine umbro-marchigiano, tra i comuni di Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera (magnitudo 5.4).

Proprio perché si tratta di aree già colpite da precedenti terremoti non ci sono state vittime, mentre 20 sono i feriti, uno in condizioni gravi. I centri storici dei paesi che erano già stati in gran parte sgomberati e dichiarati “zona rossa”, hanno però subito un’altra pesante devastazione: soprattutto a Norcia, dove sono crollate anche due chiese. Quella di San Francesco e la Basilica di San Benedetto che, lesionata già con le scosse di agosto, è finita nel dimenticatoio, senza essere messa in sicurezza, fino a ieri. Il risultato della noncuranza è la perdita del patrimonio artistico di Norcia e pure di "parte del suo passato", per dirla con le parole dello storico d’arte Romano Cordella.

Ancora: ieri è stata rasa al suolo la parte alta della frazione di Castelluccio di Norcia, mentre nella già città fantasma di Amatrice è crollata la torre civica.

Se pure non ci sono vittime, i numeri più preoccupanti riguardano gli sfollati. Sono circa 100 mila, anche se non si tratta di una cifra ufficiale: la Protezione civile e il Governo non hanno ancora dati precisi. Tantomeno una soluzione immediata: “Ribadiamo l’esigenza di aderire allo spostamento che è la soluzione migliore, che non significa non tornare” dice il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio. E gli fa eco il commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani: “Non ha senso dormire in macchina. Nessuno vuole deportare le persone. Vogliamo che abbiano la possibilità di vivere una notte tranquilla. Poi insieme a loro e con loro troveremo le soluzioni”. E così mentre si stanno mettendo in piedi le strutture collettive, per ora si consiglia solo di dormire fuori casa.

Conseguenze del terremoto (nel pomeriggio ci sono state altre scosse, una di magnitudo 4.0 poco dopo le 7 di sera) ci sono state anche a Roma. Lesioni nei palazzi, strade bloccate, servizi metro sospesi, oltre un tratto di Tangenziale interrotta. È stata questa la situazione nella Capitale, dove ci sono stati danni alla basilica di San Paolo fuori le mura con crepe e cornicioni caduti, e quella di Sant’Ivo alla Sapienza, chiusa per le verifiche statiche della cupola del Borromini. Lesionata anche la basilica di San Lorenzo fuori le mura, mentre le visite al Quirinale sono state sospese.

Intanto il governo rassicura: “Noi ricostruiremo tutto – ha detto Matteo Renzi – le case, gli esercizi commerciali” e pure “le chiese”. E mentre ci si domanda come si possa ricostruire la ormai sbriciolata Basilica di San Benedetto da Norcia che risale al 1200, si attendono risposte rapide. Le città colpite dal terremoto ad agosto per ora sono ancora un cumulo di macerie e il timore è di una ricostruzione troppo lenta. Come è stato per l’Irpinia. A quasi 36 anni di distanza dal sisma e 50 miliardi di lire impiegati, ancora non è completata la ricostruzione del patrimonio edilizio: in alcuni comuni diverse persone vivono ancora nei container o nei prefabbricati.



MACERIE E SFOLLATI,
UN PROBLEMA PER 100MILA
di Sandra Amurri
«Anche chi non ha case lesionate ora teme. Sfregiato l’ermo colle di Leopardi.»

A Fermo, dove mi trovo, la notte scorsa era trascorsa scandita da scosse di lieve intensità, sufficienti a togliere il sonno. Il sole del primo mattino sembrava aver messo fine a questo stillicidio, quando, alle 7,41 la casa ha iniziato a ballare con violenza inaudita e sembrava non finire più. Il campanile della Chiesa di San Michele Arcangelo che sovrasta la casa, dondolava così forte da lasciar credere che, da lì a qualche istante, sarebbe venuto giù. L’ennesima giornata di convivenza con il terremoto iniziava così. Giusto il tempo di riempire con il necessario una grande borsa e sono scappata. In auto ho fatto un giro della città che mostrava le sue ferite. La sede del Corriere Adriatico, Palazzo dei Priori in Piazza del Popolo dove lo sguardo è caduto sull’orologio, fermo ancora all’ora legale: ore 8,40, l’ora del terremoto. Moltissimi palazzi del centro storico sono lesionati, altri come la Chiesa di San Michele è stata dichiarata pericolante dalla protezione civile del Comune, così come il Duomo che sovrasta la città. Si chiede il sindaco Paolo Calcinaro: resisteranno ad altre eventuali scosse di questa intensità?

Una telefonata dal giornale mi invia alla volta di Tolentino, vivace cittadina alle spalle di Macerata dove ci sono feriti ma non gravi. Incontriamo persone che piangono, altre che raggiungono le auto con in mano borsoni e buste di plastica. Per arrivare alla piazza passiamo fra i calcinacci con lo sguardo rivolto in alto, sono tantissime le case con cornicioni e tetti pericolanti. Si è appena conclusa la Santa Messa all’aperto, qui, come nelle altre località della provincia. Accanto ad un’auto con le portiere aperte, seduta sulla carrozzina c’è una signora anziana. “Sono Laura Governatori” ci dice anticipando la nostra domanda, la nuora aggiunge: “Ha 90 anni” e subito lei precisa: “Meno 3 mesi e con queste botte speriamo di arrivarci”. Ma nei suoi occhi c’è una inspiegabile luce di gioia “Non stavo sola ieri mattina c’era mio figlio con la moglie e mio nipote sono venuti a stare da me da quando c’è stata la prima scossa”, poi sospira “almeno me li godo”. Ecco svelata la gioia che allenta la paura di Laura che da quando è morto il marito vive da sola in una casa popolare. In frazione San Giuseppe e una famiglia indiana si è salvata grazie al padre che ha trattenuto in casa i due bimbi che si stavano precipitando fuori proprio mentre il tetto stava venendo giù davanti al portone.

Il sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi (centro-destra) consiglia ai 21mila concittadini di lasciare le proprie case. Per dove non si sa. I centri che qui verranno allestiti non saranno certamente in grado di accogliere tutti così come le strutture alberghiere lungo la costa, già ampiamente occupate dagli sfollati dei borghi dell’epicentro. Ed è questo il dramma nel dramma. La terra non smette di tremare, e ogni volta trema sempre più forte. Le case che hanno resistito finora potrebbero cedere ma come si fa ad evacuare un territorio così ampio che dalla dorsale appenninica arriva alla costa e comprende tre province delle Marche: Ascoli Piceno, Macerata e Fermo? Oltre centomila le persone coinvolte, dichiara il Presidente della Regione Ceriscioli. Crolli in quaranta comuni del maceratese. A Visso, Muccia, Sarnano dove risultano gravemente lesionate la chiesa di San Cassiano e l’abbazia di Iobbico. Matelica dove il centro storico è stato evacuato come quello di Ripe San Ginesio.

Penna San Giovanni dove è crollata la Chiesa dei Piloti che aveva resistito intatta a tutte le scosse che si sono succedute dal 24 agosto. Camerino. Fra San Severino e Serrapetrona sono state messe in salvo quattro famiglie di uno stabile, che si è sbriciolato. Gualdo. Monte San Martino e molti altri borghi. Sul monte Porche vicino a Santangelo sul Nera è stata rilevata una profonda spaccatura che lascia scendere a valle enormi massi seguiti da una nube nere di polvere. Chi ha perso la casa è disperato. Chi ce l'ha lesionata ma agibile è dilaniato da una paura paralizzante.

Scosse che sembrano infinite tanto da aver lesionato anche l’ermo colle che ispirò, l'Infinito Giacomo Leopardi.



CHIESE STORICHE
ABBANDONATE DA AGOSTO
Valeria Pacelli intervista Tomaso Montanari

«Dopo le scosse di Amatrice nessuno ha puntellato gli edifici antichi»


Da Norcia ad Amatrice, ma anche Rieti e Roma. Le scosse hanno ferito gravemente il patrimonio artistico non solo nelle zone terremotate, ma anche nella Capitale. Uno dei danni più gravi l’ha subito la Basilica di San Benedetto da Norcia: meta turistica in quei luoghi troppo lontani dalle sedi del governo, è crollato prima il campanile, poi si è sbriciolata la copertura. Quel gioiello, (la prima costruzione risale al 1200, ma ha subito diversi ampliamenti negli anni) aveva resistito al sisma del 24 agosto che ha distrutto Amatrice.

Tomaso Montanari (storico d'arte e professore universitario) perchè a distanza di due mesi, non è stato alcun intervento alla Basilica di S. Benedetto come ad altri monumenti?
È questo il punto. Da agosto, cosa è stato fatto? Le risposte del ministro dei beni culturali, Dario Franceschini, sono vaghe e inadeguate. In molti ci chiediamo ad esempio se San Salvatore a Campi, venuta giù il 26 ottobre, sarebbe crollata se fosse stata puntellata.

Noncuranza o mancanza di fondi?
Dovrebbe spiegarcelo Franceschini. Deve dirci quali sono le priorità, se ha chiesto soldi che non sono stati dati. Questo governo ha deliberatamente smantellato le strutture di tutela. Il terremoto rivela drammaticamente che il Mibact è allo sfascio, e l’ex ministro Sandro Bondi si è dimesso per molto meno.

E nel 2010, fu proprio Franceschini, allora capogruppo Pd alla Camera, che ne chiese le dimissioni per i crolli a Pompei. Ma torniamo ad oggi.
Se dopo il terremoto di agosto non è stato fatto nulla, cosa stanno facendo in queste ore? Molti testimoni scrivono dicendo che ci sono cumuli di affreschi che da mercoledì sono rimasti abbandonati a terra. Questi terremoti portano in luce quel tessuto minore dell’Italia di cui nessuno si occupa. Si stanno investendo milioni di euro solo per i grandi “siti da blockbuster”. Sono stati dati 18 milioni per l’Arena del Colosseo. Io non ho mai sentito parlare di fondi per Norcia. Il governo ha pure creato una mail, governo@bellezza.it, dove segnalare pochi siti minori da recuperare. Non è mai stata pubblicata la lista dei predestinati alla salvezza.

Con le scosse di questi giorni, sono proprio quelle zone con i principali danni.
Si tratta di un patrimonio che va dal tardo gotico al primo rinascimento, al barocco. A Roma ci sono stati danni alla Chiesa di S.Ivo alla Sapienza, ora chiusa per lesioni sulla cupola del Borromini. L’opera, che risale al pieno 600, era in restauro. Vorrei capire se è tutto regolare.

Anche nella basilica di San Paolo sempre a Roma si sono formate crepe e sono caduti cornicioni.
È una delle quattro basiliche papali e anche lì ci sono stati danni.

Ma è possibile mettere in sicurezza monumenti così antichi?
I monumenti delle zone più colpite non sono stati neanche puntellati. Non è detto che sia sempre possibile, ma il punto è che qua non ci hanno nemmeno provato.
Show Comments: OR