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domenica 23 ottobre 2016

«Odissea delle Alternative», il battello per il giusto clima

Direzione Cop 22. Sbarca oggi a Porto Torres la flotta per la giustizia sociale e climatica». Peccato che lo stesso giorno la Sardegna respingeva un gruppo di profughi, perché ne avevano già accolti il quantitativo stabilito.il manifesto, 23 ottobre 2016 (c.m.c.)


In vista della Conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico (Cop 22), che si terrà dal 7 al 18 novembre a Marrakech, in Marocco, un gruppo di attori della società civile ha scelto di lanciare una campagna di mobilitazione euro-africana per la giustizia climatica e la giustizia sociale, l’Odissea delle Alternative Ibn Battûta, dal nome del cosiddetto «Marco Polo dell’Islam» che a metà del XIV secolo da Tangeri viaggiò per 28 anni, per terra e per mare, raggiungendo Timbuctù e Pechino.

«L’Odissea delle Alternative», partita il 19 ottobre e che proseguirà fino al 10 novembre, farà tappa in sei Paesi – Spagna, Francia, Italia, Tunisia, Algeria e Marocco – con l’obiettivo di rilanciare i temi della giustizia sociale, del clima e delle migrazioni, dando risalto alle pratiche virtuose ed alle soluzioni già riscontrabili in alcune delle comunità che si affacciano sul Mediterraneo.

Il Mediterraneo, afflitto dal crescere dell’intolleranza, da un brusco aggravamento delle tensioni, da guerre e conflitti, sarà una delle aree che maggiormente risentirà degli effetti dei cambiamenti climatici. Ed è per questo motivo che le comunità dell’area, ovvero le organizzazioni della società civile del Mediterraneo e del Sahel, si trovano – e ci troviamo – in prima linea per impedire o ridurre al minimo gli effetti, potenzialmente disastrosi, dei mutamenti climatici.

Da anni molti uomini, donne, bambini, attraversano il Mediterraneo, sperando in una vita migliore, ma spesso trovano la morte, anche per le gravi responsabilità delle istituzioni europee, che continuano a perseguire politiche di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere.

Eppure questa drammatica situazione può essere modificata e sono tanti gli esempi che vanno in questa direzione, anche nei Paesi più poveri e in difficoltà: la rivalutazione dei saperi artigiani e industriali; il contrasto alla privatizzazione dei beni comuni; l’affermazione della gestione pubblica e partecipata del ciclo dei rifiuti e del ciclo delle acque; l’agricoltura familiare e di prossimità; i sistemi sociali ed economici locali che privilegiano la crescita auto sostenibile e lo scambio solidale e sussidiario, in opposizione al sistema competitivo neoliberista.

A MARRAKECH, finalmente, temi sino ad oggi trattati come singoli fenomeni saranno affrontati secondo una visione organica: la giustizia climatica, le migrazioni, la gestione delle risorse naturali, la sovranità alimentare, la riconversione ecologica, la sostenibilità energetica, la difesa del territorio, dei diritti umani e sociali, la pace, la cooperazione internazionale.

Senza dimenticare la necessità di lavorare a un grande piano di manutenzione della dimensione democratica, ricostruendo il concetto di partecipazione e ridando ruolo e potere ai «luoghi» reali della vita e della democrazia, rendendo riconoscibile il processo decisionale e di governo.

Il contrario di quello che prevede la riforma della Costituzione italiana promossa dal governo Renzi e sostenuta da tutte le più potenti lobbies economiche e finanziarie.Chi, come e dove si decide è argomento decisivo per il nostro futuro.

Per ridisegnare un nuovo assetto sociale ed economico occorre ricominciare ad «abitare» i luoghi, ripensare i processi decisionali, anche di governo del territorio, restituire la sovranità delle scelte alle comunità piccole e grandi. È necessario tracciare la strada verso un modello economico sostenibile e rispettoso dell’ambiente, dei territori, delle comunità che lo abitano; delineare un’organizzazione sociale basata sulla cooperazione, sul mutualismo e sull’autogestione.

Ed è di questo e di tanto altro che ci occuperemo anche nella tappa italiana dell’«Odissea delle Alternative» che l’Arci ha organizzato insieme alla Coalizione Clima, Rete della Pace, Rete della Conoscenza, Cgil, Legambiente, Unione degli Studenti, Rete degli Studenti Medi, Marevivo, Mani Tese, Fondazione Univerde, Earth Day Italia e con il patrocinio del Comune di Porto Torres. Le imbarcazioni attraccheranno oggi a Porto Torres e la manifestazione avrà inizio a partire dalle 16 nei locali del Museo del Porto.

Alla tavola rotonda sul Mediterraneo che affronterà il tema dei cambiamenti climatici e dei flussi migratori, seguirà un documentario, Mare Chiuso, sui respingimenti in mare; assisteremo ad alcune incursioni teatrali con una colorata Parata Migrante e concluderemo con un aperitivo multietnico e solidale a base di prodotti afro-sardi.

I catamarani, con il loro equipaggio, salperanno in direzione di Biserta, in Tunisia, dopo aver caricato le provviste e organizzato la cambusa. Simbolo di esperienze di resistenza e di resilienza e monito per chi ha in mano le leve del potere a rispettare prima e applicare poi, con serietà, gli impegni assunti nel documento firmato alla Cop21 di Parigi.
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