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sabato 1 ottobre 2016

“Nessun risparmio: solo più potere in mano al premier”

Intervista di Luca Sommi a Lorenza Carlassare. Poche, chiare e semplici parole su alcuni aspetti perversi della de-forma costituzionale Renzi-Boschi: «La politica dei sostenitori del Sì è degna di un teatrino di dilettanti»Il Fatto Quotidiano, 1° ottobre 2016


Lorenza Carlassare, professoressa emerita di Diritto costituzionale all’Università di Padova, è stata la prima donna in Italia ad avere questa cattedra. A guardarla ha la grazia di un personaggio di un romanzo di Agatha Christie, però le cose non le manda a dire, soprattutto quando in ballo c’è la Costituzione.

La cosa che le dà più fastidio di questa retorica?
Dire che con l’approvazione di questa riforma avremo benefici economici. È una cosa semplicemente ridicola.

Lo sostengono anche molti potentati economici.
Avranno paura che cada il governo. Dimenticando che era stato Renzi a legare la sua permanenza a Palazzo Chigi all’esito del referendum.

È anomalo che un governo si intesti una riforma costituzionale?
Assolutamente, il governo non dovrebbe avere niente a che fare con la modifica della Costituzione. Anzi, dovrebbe restarne fuori, essere imparziale. Intestarsela è contro lo spirito della Costituzione.

Perché questa riforma non va bene?
Perché non è vero che porta a una semplificazione del procedimento legislativo né che viene superato il bicameralismo paritario. Così come è previsto dalla riforma avremo un Senato che non è più eletto dai cittadini ma che manterrà molti poteri, anche in campo legislativo: basti dire che parteciperà paritariamente con la Camera a un’eventuale riforma costituzionale.

Qualcuno potrebbe dire, però, che nell’approvazione della stragrande maggioranza delle leggi il nuovo Senato avrà pochi poteri.
Non è vero, se prende il lunghissimo e noiosissimo nuovo articolo 70 c’è scritto che ogni legge approvata dalla Camera deve passare dal Senato, che può proporre modifiche. A questo punto ci sono un’infinità di ipotesi, divise per materia e per modalità, che possono comportare conflitti tra le due Camere. È lo stesso articolo che prevede questa possibilità di conflitti. E aggiunge che saranno risolti dai presidenti delle due Camere in accordo tra loro.

E se non c’è l’accordo tra i due?
Non si sa cosa accadrà. Ma si rende conto che razza di complicazione?

E cosa dice sull’elezione del presidente della Repubblica?
Qui le motivazioni sono addirittura basate sul falso e sull’inganno. I fautori della riforma dicono di avere aumentato le garanzie alzando, dopo le prime votazioni, le percentuali da maggioranza assoluta ai 3/5. Però dimenticano di dire che sono i 3/5 dei votanti anziché dei componenti. Le garanzie le abbassano, altro che alzarle.

Si dice che con l’Italicum si saprà subito dopo chi ha vinto. Ma in una Repubblica parlamentare è una cosa corretta?
Assolutamente no. Spetta al presidente della Repubblica aprire le consultazioni per capire chi potrà ricevere la fiducia delle Camere, dopodiché gli dà l’incarico per chiedere la fiducia. Non si può sapere il giorno dopo le elezioni chi sarà premier. In una Repubblica parlamentare funziona così.

Secondo lei perché il premier ha forzato così tanto su questa riforma?
Lui vuole modificare il sistema per arrivare a una verticalizzazione del potere e concentrarlo attorno alla figura del premier. Così potrà decidere tutto senza essere disturbato.

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