menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

lunedì 10 ottobre 2016

Malawi: l’insostenibile costo umano delle miniere di uranio e carbone

L'Oong internazionale Human Rights Watch denuncia «violazioni dei diritti delle comunità danneggiate dallo sfruttamento delle miniere di carbone e di uranio». Un altro caso di sfratto forzato di persone e comunità dell'Africa , causato dalla rincorsa del micidiale "sviluppo". asud.net, 10 ottobre 2016 (p.d.)

Secondo il rapporto “They Destroyed Everything: Mining and Human Rights in Malawi”, presentato da Human Rights Watch in occasione dell’ International right to know Day, «Il governo del Malawi non ha preso le misure necessarie per proteggere i diritti e i mezzi di sussistenza delle persone che vivono nelle comunità danneggiate dai progetti di sfruttamento minerario. Le famiglie che vivono vicino a delle aree di sfruttamento minerario di carbone e di uranio si confrontano con gravi problemi riguardanti l’acqua, il cibo e l’abitazione e non ricevono nessuna informazione riguardante i rischi per la salute ed altri prodotti da questo sfruttamento».

Il rapporto “Hanno distrutto tutto” esamina in 96 pagine l’impatto delle industrie estrattive sulle comunità di alcune delle prime aree minerarie del distretto di Karonga, sulla costa nord-occidentale del Lago Malawi. Il governo di Lilongwe ha favorito gli investimenti privati nell’estrazione di minerali e risorse per diversificare l’economia del Malawi, ma Human Rights Watch ricorda che «Ogni estrazione di risorse naturali va generalmente di pari con dei rischi ambientali e l’estrazione mineraria contribuisce in maniera importante al dannoso cambiamento climatico a alla capacità dei governi di garantire i diritti alla salute, all’acqua e al cibo».

Katharina Rall, ricercatrice della divisione salute e diritti umani di Human Rights Watch, avverte: «Il Malawi non dovrebbe commettere gli stessi errori riguardanti l’estrazione mineraria visti in altri Paesi dell’Africa australe. Non è sufficiente creare un ambiente favorevole agli investimenti da parte delle compagnie minerarie. Il governo dovrebbe proteggere urgentemente le comunità colpite». Il rapporto si basa su ricerche effettuate in Malawi tra il luglio 2015 e il luglio 2016 e su più di 150 interviste, comprese quelle a 78 persone che vivono nelle aree attualmente sfruttate dalle compagnie minerarie o dove sono iniziate le operazioni per aprire nuove miniere. Human Rights Watch ha anche incontrato i rappresentanti delle imprese e dei governi nazionale e locali, di Ong nazionali e internazionali e di organismi internazionali. E’ su queste basi che Human Rights Watch denuncia «Violazioni dei diritti delle comunità del distretto di Karonga, danneggiate dallo sfruttamento delle miniere di carbone e di uranio dell’Eland Coal Mining Company, della Malcoal, e di Paladin Africa Limited (Paladin)» e l’Ong internazionale ha concluso che «Il Malawi non dispone di protezioni appropriate per garantire l’equilibrio necessario tra gli interventi a favore dello sviluppo e la protezione dei diritti delle comunità locali; inoltre, tra il controllo insufficiente da parte del governo e la mancanza di informazioni, le comunità locali sono private di protezione».

Un’abitante di Mwabulambo ha detto a Human Rights Watch: «I nostri problemi sono cominciati con l’inizio delle attività minerarie. Il carbone è nei nostri orti e si spande nei nostri campi. A guardare i nostri campi, si direbbe che qualcuno li abbia innaffiati di petrolio».

A marzo una donna di 75 anni di Mwabulambo ha raccontato la sua storia ai ricercatori: «Avevo 6 acri (2,4 ha) di terra. Ma la miniera di carbone ha sparso del carbone sulla strada per renderla migliore per i camion, il carbone è percolato nel mio orto durante la stagione delle piogge e questo ha nuociuto al mio raccolto di frutti. Perché avete distrutto la nostra terra? Ci hanno lasciato con niente. Soffriamo la fame».

Human Rights Watch ha constatato che le attività minerarie hanno costretto diverse famiglie ad andarsene e queste persone sono state avvisate solo all’ultimo e non hanno avuto il tempo per trovare un altro posto dove stare, molte sono senza casa. In molti non sono stati informati delle procedure di indennizzo, che sono comunque poco chiare, e in diversi casi gli indennizzi sono stati inferiori a quelli necessari per ricostruire una casa o per conservare il già povero livello di vita precedente, anche perché in molti non possono più accedere alle terre che coltivavano. «La compagnia ha messo delle croci bianche su tutte le case delle famiglie da sgomberare. Hanno messo una croce bianca anche sulla nostra casa. Sono venuti una prma volta nl marzo 2012 per dirci che dovevamo sloggiare entro aprile. Ma hanno aspettato solo una settimana prima di ritornare per dirci che bisognava sloggiare subito. Non sapevamo dove andare. Abbiamo dovuto dormire all’aperto per qualche giorno. E’ stati difficile andarsene perché era la stagione delle piogge e abbiamo finite per installarci sotto la veranda di qualcuno o sotto un albero», raccontava Sinya M., di Mwabulambo, nel marzo 2016.

Gli abitanti del distretto di Karonga dicono di non aver ricevuto informazioni sufficienti sulle attività minerarie e sui rischi che comportano, in particolare le malattie respiratorie e altri problemi sanitari e ambientali. Chi vive nei villaggi ha scarso accesso alle cure ambulatoriali e ospedaliere e praticamente nessuno potrà curarsi dalle malattie legate all’estrazione di uranio e carbone. Il governo e le compagnie che operano a Karonga hanno assicurato che stanno sorvegliando gli impatti dello sfruttamento minerario, ma non hanno mai pubblicato I risultati.

Gli abitanti dei villaggi sono preoccupati per l’inquinamento delle fonti d’acqua dalle quali dipendono per bere e irrigare i campi. Secondo loro i camion delle miniere sollevano nuvole di polvere che soffocano i villaggi e le scuole con conseguenze per la salute, in particolare malattie respiratorie. Gli studi effettuati in altri Paesi sulle malattie legate all’esposizione all’inquinamento minerario danno loro ragione. Gli agricoltori hanno segnalato che la polvere di carbone e la cattiva qualità dell’acqua danneggiano i loro raccolti. La miniera di carbone dell’Eland, che ha chiuso nel 2015, ha lasciato dei livelli altissimi di polvere di carbone e pozzi pieni di acqua inquinata che possono essere pericolosi per i bambini e minacciano le risorse idriche locali.

La Rall constata: «A causa dell’insufficienza dell’infrastruttura sanitaria e del segreto mantenuto sui risultati delle indagini, è difficile dire cosa succede realmente. E’ uno degli aspetti del problema, il governo e le compagnie devono prendere sul serio l’indagine e gli interessati hanno diritto di conoscere i risultati».

Le più colpite sono le donne, sulle quali gravano i compiti domestici e agricoli. Sono state proprio le donne a segnalare la difficoltà di ottenere delle spiegazioni sui rischi che corrono da parte delle compagnie, anche perché la loro partecipazione agli incontri con le compagnie e il governo è stata ostacolata e limitata. Ma, dato che l’estrazione mineraria nuoce alla produttività agricola e minaccia le fonti d’acqua, le donne devono lavorare più a lungo per provvedere ai bisogni delle loro famiglie e fare più strada per trovare acqua pulita. Nagomba E., residente nel villaggio di Mwabulambo, spiega: «Le tubazioni passavano proprio davanti a casa mia e avevo l’acqua corrente in cucina e in bagno, poi loro hanno distrutto tutto. Alla mia età è difficile andare ancora al fiume».

«La compagnia ci aveva promesso un centro sanitario e nuovi rubinetti e dei ponti. Non avevano parlato di rischi», dice una donna di Kayelekera.

In generale, le compagnie che operano nel distretto di Karonga non hanno mantenuto le promesse di costruire centri sanitari o di trivellare altri pozzi d’acqua. Le Ong del Malawi sono molto preoccupate: «La corsa all’ industrializzazione e alla crescita deve essere accompagnata da un patto sociale e le compagnie devono mantenere le loro promesse», dice Reinford Mwangonde, direttore esecutivo di Citizens for Justice che fa parte del Natural Resources Justice Network, una rete malawiana di Ong che si battono per una estrazione sostenibile delle risorse.

Human Rights Watch ricorda che «Le industrie estrattive del Malawi sono ancora all’inizio, il che dà al governo e agli investitori l’occasione di rispettare i diritti delle comunità e di minimizzare i rischi con i quali si confrontano le comunità e gli ecosistemi naturali, mentre operano per lo sviluppo economico. Anche se il Malawi dispone di qualche legge e di politiche che proteggono i diritti delle comunità potenzialmente lese dall’estrazione mineraria, sono applicate male. Gli organi di vigilanza del governo sono inattivi durante il proseguimento delle attività di estrazione mineraria autorizzata, quali che siano i rischi che corrono le comunità locali o l’ambiente. La nuova proposta di legge, la Legge sulle miniere e i minerali, non rimedia alla mancanza di trasparenza riguardante I rischi legati allo sfruttamento minerario. Il governo ha iniziato a creare un quadro giuridico più ampio e ha promesso di migliorarne l’applicazione. Tuttavia, le comunità minerarie aspettano ancora i risultati delle ispezioni e i risarcimenti per i danni subiti. Il governo dovrebbe instaurare delle condizioni eque, informando e comunità sui rischi dell’estrazione mineraria, garantendo la loro partecipazione alla presa delle decisioni».

La Rall conclude: «Le miniere del distretto di Karonga saranno seguite da numerosi altri progetti di estrattivi in Malawi, il che conferisce una grande importanza agli insegnamenti che si possono trarre da questa esperienza. Il governo dovrebbe n mettere in atto delle protezioni efficaci in modo che le persone interessate dai nuovi progetti non subiscano gli stessi danni degli abitanti di Karonga».
Show Comments: OR