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martedì 11 ottobre 2016

Lavoratori immigrati, l’Italia va avanti anche grazie a loro

«Sono più di 2 milioni e ogni anno producono 127 miliardi di euro di ricchezza per il paese». Il manifesto, 11 ottobre 2016 (p.d.)



Ogni mese 640 mila italiani possono prendere la loro pensione grazie agli 11 miliardi di euro di contributi pagati ogni anno dai due milioni di lavoratori stranieri occupati regolarmente nel nostro paese. Contributi ai quali vanno aggiunti anche 7 miliardi euro di Irpef. Ma non basta: le oltre 550 mila imprese straniere presenti in Italia producono 96 miliardi di euro all’anno di valore aggiunto. A rivelarlo, smentendo così tanti luoghi comuni sugli immigrati, è uno studio condotto dalla fondazione Moressa dedicato a «L’impatto fiscale dell’immigrazione» secondo il quale complessivamente «gli stranieri che lavorano in Italia producono 127 miliardi di ricchezza, paragonabile al fatturato del gruppo Fiat». In cambio la spesa dedicata agli immigrati è apri al 2% della spesa pubblica italiana (15 miliardi di euro)

«Nel nostro Paese l’immigrazione è sempre più importante», sostiene il dossier. «Per mantenere i benefici attuali anche nel lungo periodo sarà necessario aumentare la produttività degli stranieri, non relegandoli a basse professioni».

Dal punto di vista demografico «nel 2015 gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%» anche se nella maggior parte dei casi si tratta di lavori a basa qualifica. A livello di singoli settori di attività economica, la presenza degli immigrati è concentrata nel comparto del commercio (oltre 200mila imprese su 550mila totali a guida straniera). Seguono le costruzioni. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, invece, la maggior parte dei lavoratori stranieri risiede in Lombardia, anche se non mancano presenze significative nel lazio in Emilia Romagna e in Veneto. Romani, Albania e Marocco sono i paesi di origine maggiormente rappresentati.

I lavoratori stranieri rappresentano una realtà importante già oggi per l’economia italiana e destinata ad assumerne un peso sempre maggiore in futuro. Utilizzando i dati della fondazione Moressa, la Cisl ha calcolato che nel 2013, tra soli 15 anni, il numero dei lavoratori stranieri sarà raddoppiato, passando dagli attuali 2 milioni (pari al 10% del totale) a 4 milioni del 2013 (18% del totale), con un contributo al Pil che salirà dall’attuale 9% al 15%. Nel complesso, con gli attuali flussi migratori, nello stesso periodo gli immigrati sulla popolazione totale italiana aumenteranno dal 8,2% del 2015 al 14,6% di cui il 21,7% nella fascia 0/14 anni ed il 17,4% nella fascia 15/64 anni.
Sempre secondo la Cisl dei 2.294.000 attualmente immigrati nel nostro Paese con un regolare contratto di lavoro, 1.238.000 sono uomini ed 1.056.000 donne, occupati al 70% come operai, con un reddito che, per il 40% degli occupati, è inferiore agli 800 euro mensili.

Infine le richieste di asilo, che nel 2015 sono aumentate passando da 626.960 a 1.321.600, (+110,8%) nell’Unione europea. L’Italia riceve prevalentemente profughi africani che seguono la rotta centrale (dal Camerun, dalla Nigeria, dal Niger, dalla Repubblica Centrafricana ai porti libici di Zawra, Zwiya, Tripoli, Sabrata o cirenaici di Bengasi dai quali si imbarcano per Lampedusa) e la rotta orientale che arriva, a sua volta ai porti libici e cirenaici ed alla Sicilia partendo dal Corno d’Africa (Uganda, Kenya, Somalia, Eritrea, Etiopia, Sudan, Sud Sudan). La rotta occidentale, che attinge al bacino territoriale compreso fra Senegal, Guinea e Mali attraversa la Mauritania ed il Marocco, arriva, come destinazione prevalente, in Spagna.
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