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domenica 2 ottobre 2016

La formazione degli intellettuali ai tempi di Renzi


Un articolo di Tiziana Drago, per la difesa dgli studi classici  e  un'analisi Roberto Ciccarelli dell'ideologia che sempre più trasforma gli intellettuali in funzionari del Mercato. il manifesto, 2 ottobre 2016


COME DIFENDERE IL LICEO CLASSICO
DAI SUOI NEMICI
di Tiziana Drago


Eschilo e i mercanti. L'obiettivo è limitare gli studi classici solo ai ricchi. Reagire alla volontà di sanzionare la criticità dei saperi teorici rispetto al mercato
«Tutte le volte che negli studi di antichità si fanno sentire esigenze di rinnovamento, tanto più è necessario, se non si vuole costruire sulla sabbia, mantenere l’esercizio del “mestiere”». D’altra parte, «senza il possesso della deprecata »tecnica» l’interesse storico rimane velleitario». Così un filologo materialista e «leopardiano» come Timpanaro prendeva posizione, negli anni ’70, contro l’eclettica disponibilità con cui la filologia inglobava i nuovi strumenti strutturalistici e antropologici, spesso in nome di malcelate «civetterie interdisciplinari».

Oggi, nel contesto duro e inasprito del declino italiano, in cui il diritto alla formazione è diventato un costo non più sostenibile, l’ipocrisia dilagante ammanta di ragionevolezza l’attacco portato al cuore delle discipline classiche sotto forma di auspicata amputazione della lingua greca e latina. L’argomentazione si sposta di volta in volta dall’ambito statistico (il calo di iscrizioni al liceo classico) a quello economico (i saperi improduttivi, la spesa senza ritorno immediato) a quello sociologico in versione falsamente egualitaria (gli studi classici come sacca di privilegio: è l’argomento di detrattori di comprovato egualitarismo quali Vespa, Ichino, Berlinguer).

L’amorevole premura di preservare i più giovani dalla innegabile difficoltà di interpretare un testo antico è un regalo avvelenato che cela molti degli inquietanti propositi di trasformazione della scuola e dell’università che sono nell’aria e la volontà di sanzionare la colpevole distanza dal mercato dei saperi teorici. Tanto più autoritario questo intendimento, in un curioso connubio di liberismo selvaggio e controllo dei destini individuali e collettivi, quando nega la possibilità di studiare le lingue antiche nelle loro sfumature all’interno dell’unico curriculum scolastico pubblico in cui questo è ancora consentito. Quando questo progetto sarà compiuto, chi può avrà a disposizione il college privato in cui studiare a dovere le lingue classiche e chi annaspa capirà senza equivoci che il liceo classico è roba da ricchi e dovrà accontentarsi di qualche briciola di cultura dell’antico.

Racconta Franz Mehring che Karl Marx «ogni anno leggeva Eschilo nel testo originale, restò sempre fedele ai suoi antichi greci e avrebbe voluto cacciare dal tempio con la verga quelle meschine anime di mercanti che volevano togliere agli operai l’interesse per la cultura antica».

STUDENT ACT:
RENZI E LA FILANTROPIA
DEL CAPITALE UMANO
di Roberto Ciccarelli

Diritto allo studio. Invece di finanziare e rifondare il sistema del diritto allo studio il governo eroga micro-misure simboliche per 500 studenti «plusdotati». Il ministero dell'Economia invita a investire in Italia perché i laureati costano meno. Bassi salari e alla competizione al ribasso nel lavoro della conoscenza. La filosofia del capitale umano è parte integrante della tradizionale politica economica italiana

Il «capitale umano» al tempo di Renzi. Vediamo cosa significa questa espressione neoliberale, passepartout per le politiche neoliberiste che si applicano all’istruzione e alla ricerca nella legge di bilancio prossima ventura. La misura simbolica che conferma la trasformazione dello Stato in un’agenzia filantropica. Si parla di premiare 500 studenti «plusdotati» o «gifted» delle scuole medie o dei licei adottandoli come si faceva nell’Inghilterra raccontata da Charles Dickens. La misura, finanziata con 10 milioni di euro prevede un assegno mensile, l’assegnazione di un tutor e la possibilità di inviare questi «figli della nazione» all’estero per coltivare un «talento» individuato con strumenti e indicatori «meritocratici» ancora tutti da identificare. La misura compassionevole si aggiunge al bonus più populista che c’è: i 500 euro del «bonus cultura» per i 18enni per libri, musei e cinema. Si tratta di una carta prepagata di Poste Italiane riservata quest’anno a oltre 570 mila ragazzi dal costo di 290 milioni.

UN’ALTRA REGOLA RENZIANA: invece di istituire un reddito per tutti, quindi anche per gli studenti, si discriminano categorie sociali e si segmenta il corpo sociale, non più con criteri di merito ma generazionali. Prevista una manciata di borse di studio fino a 15mila euro l’anno per studenti meritevoli e con redditi bassi che potranno pagarsi tasse e affitti. Voi direte: in una casa dello studente, ad esempio. Proprio per nulla. La filantropia neoliberista esclude il rifinanziamento – e il ripensamento – del diritto allo studio agonizzante per tagli che hanno moltiplicato le diseguaglianze tra gli studenti. Si parla di uno «sgocciolamento» di microrisorse che non rimediano alla dismissione programmatica del welfare studentesco. Anche quest’anno il governo elargirà la monetina di consolazione per il diritto allo studio: 50 milioni del Fondo integrativo statale (Fis). Ne servirebbe quantomeno 200 all’anno per tutti gli studenti che ne hanno diritto. In totale saranno stanziati 450 milioni, comprensivi di una «no tax area» per chi ha un Isee tra 12 e15 mila euro con esenzione dalle tasse universitarie. Per essere decente l’esenzione dovrebbe interessare chi ne ha uno inferiore ai 28 mila euro. Il sottosegretario Faraone ha annunciato un confronto. Prima impongono le norme, poi ne vogliono parlare. Concertazione ai tempi della meritocrazia. Nome in codice dell’operazione è Student act.

DIETRO IL FATALE ANGLISMO c’è la filantropia dickensiana. Il suo risvolto reale si trova nella brochure «Invest in Italy» del ministero dell’Economia diffusa alla presentazione del piano «Industria 4.0». «L’Italia – si legge – offre un livello competitivo dei salari che crescono meno che nel resto dell’Ue». Bassi salari e competizione tra la forza lavoro specializzata. Questo è il «capitale umano» nella neolingua renziana. È il futuro meritocratico che a«Industria 4.0». «L’Italia – si legge – offre un livello competitivo dei salari che crescono meno che nel resto dell’Ue». Bassi salari e competizione tra la forza lavoro specializzata. Questo è il «capitale umano» nella neolingua renziana. È il futuro meritocratico che attende gli studenti.
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