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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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domenica 23 ottobre 2016

In cammino con gli esiliati sulle strade d’Europa

«"Dal libro dell'esodo" di Cécile Kyenge e Paolo Rumiz. Un evento biblico, in apparenza inarrestabile, per capire il quale è più importante leggere l’Esodo o la cacciata degli ebrei da Sefarad che un testo di alta geopolitica». La Repubblica, 23 ottobre 2016 (c.m.c.)

In cammino, con i vestiti sporchi, le scarpe sfondate, quello che rimane della vecchia vita racchiuso in uno zaino. I bambini appesi alle gonne, trascinati per mano, avvolti in vestiti più grandi di loro.

Sono coperti di stracci, sono identici a noi. Luigi Ottani li ha fotografati ad agosto del 2015 sulla strada tra Idomeni in Grecia e la stazione di Gevgelija in Macedonia quando riescono a forzare il blocco e a sfondare la linea di confine.

La polizia raddoppia il filo spinato, usa i bastoni e le granate assordanti, ma loro non si fermano. Seguono i binari, salgono sui treni per la Serbia, raggiungono l’Ungheria e poi gli altri paesi europei. Noi li vediamo arrivare, riempire le stazioni, le strade, le pagine dei giornali senza sapere bene come chiamarli. Rifugiati? O forse stranieri, migranti, extracomunitari, fuggiaschi? Qual è il termine migliore per indicare chi è in fuga sulle strade d’Europa? Esiliati.

Paolo Rumiz scrive che siamo di fronte a «un evento biblico, in apparenza inarrestabile, per capire il quale è più importante leggere l’Esodo o la cacciata degli ebrei da Sefarad che un testo di alta geopolitica».

Ecco spiegato perchè il reportage per parole e immagini che la documentarista Roberta Biagiarelli ha curato per Piemme si chiama Dal libro dell’esodo. Oltre alle foto di Ottani e alle riflessioni di Rumiz, ci sono gli scritti di altri uomini e donne di “confine”: Cécile Kyenge, Michele Nardelli, Carlo Saletti e Ismail Fayad.

Ognuno cerca, secondo le proprie competenze ed esperienze, di mettere a fuoco cosa sta accadendo: «L’Europa non ha paura dell’Isis, ma delle vittime dell’Isis. Non sente i pericoli reali, ma le paranoie», scrive ancora Rumiz. Lui che ha percorso centinaia di chilometri a piedi, dice di avere compreso l’obbligo al cammino e di essere entrato più facilmente nelle scarpe degli esiliati che hanno attraversato i Balcani.

Noi, che crediamo di avere radici, guardando le foto di Ottani riscopriamo la dignità di chi è stato costretto a fuggire dalla Siria, di chi ha dovuto tagliarsi i ponti alle spalle per sopravvivere.

Dal libro dell’Esodo: «Gli esiliati sono consci di esercitare un diritto primordiale: attraversare i territori».

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