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domenica 30 ottobre 2016

Il lusso resiste nello shopping in aeroporto: cresce la cosmesi, crollano gli orologi

Saskia Sassen ha spiegato che cos'è e come funziona la "infrastruttura globale", l'Economist ci racconta del Sesto continente. Stiamo parlando di un altro mondo; che cosa rimane di quella che ancora oggi chiamiamo città? Il Sole 24Ore, 28 ottobre 2016

Il sesto continente. Cosi l’Economist definisce ormai da qualche anno l’insieme degli aeroporti del mondo e delle persone in perenne transito che li abitano, se pur a intermittenza. I numeri dati dieci giorni fa dalla Iata (International air transport association) confermano: nel 2016 i passeggeri sono stati 3,8 miliardi, numero superiore agli abitanti dell’Asia, il più popoloso dei nostri cinque continenti.

La Iata prevede inoltre che per il 2035 i passeggeri raddoppino a 7,2 miliardi, mentre entro il 2024 la Cina supererà gli Stati Uniti come primo mercato aereo e l’India supererà il Regno Unito com terzo. Le previsioni Iata canno di pari passo a quello sullo sviluppo degli aeroporti (i progetti più grandi sono in Asia) e quelli sul travel retail. Al contrario della popolazione di un continente reale, quella del sesto continente è in stragrande maggioranza adulta, ovvero “in età di shopping”.

Secondo la svedese Generation Research, tra le più autorevoli società di analisi del travel retail, nel 2015 il giro d’affari mondiale è stato di 62 miliardi di dollari (circa 57 miliardi di euro), in calo del 2,7% sul 2014 e nel 2016 la cifra dovrebbe essere la stessa: gli attentati e le crisi geopolitiche continuano a incidere negativamente sui flussi turistici e quindi sul travel retail. Se si guarda però agli acquisti di lusso negli aeroporti, il dato è positivo anche per il 2016: secondo l’Altagamma Worldwide Market Monitor curato da Bain&Company, negli aeroporti c’è stata una crescita del 6% a 14 miliardi, a fronte di un calo dell’1% a 249 miliardi del mercato del lusso nel suo complesso.

Tornando alle statistiche generali di Generation Research, si scopre che l’unica categoria a crescere è “Cosmesi e profumi”, con un +2,7% a 18,3 miliardi di euro, con una quota di mercato del 31,4%, quasi il doppio della seconda categoria, Wines&Spirits, che assorbe il 16,4% degli acquisti, in calo del 2,7% a 9,3 miliardi. In calo anche Tabacco, Enogastronomia, Orologi e gioielli, Elettronica e, last but not least, Moda e accessori, terza categoria per quota di mercato con il 14,5%, che ha perso il 3% e vale 8,3 miliardi di euro. Come detto all’inizio, l’Asia-Pacifico è già oggi leader nel travel retail, con una quota del 46,3%, quasi il doppio delle Americhe (seconde in classifica con il 26,7%) e più del doppio dell’Europa, terza con il 23,3%. Secondo la rivista di Singapore The Peak (che nel 2015 ha vinto il premio come Luxury Magazine of the Year), il primo aeroporto al mondo per acquisti è l’Incheon di Seul, con 7,3 miliardi e in Asia-Pacifico ci sono 5 scali con vendite superiori al miliardo. In Europa spicca il più grande degli aeroporti londinesi, Heathrow, il cui Terminal 5 assomiglia a un department store del lusso di ultima generazione, con tanto di servizio di personal shopper, prenotabile nelle lounge riservate a chi viaggia in business o in prima classe.

Le incognite maggiori per le vendite di lusso negli aeroporti (e non solo) sono i flussi turistici, fa notare Fflur Roberts, Head of luxury research di Euromonitor International: «Gli sbalzi valutari, l’incertezza economica e quella politica rendono il futuro del turismo di lusso altrettanto incerto. Basti pensare a Hong Kong: a causa dei disordini e del caos politico, dal 2013 gli acquisti di lusso di turisti stranieri sono scesi dal 15%. Un campanello d’allarme per l’intera regione asiatica e il suo travel retail».
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