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giovedì 13 ottobre 2016

Eugenio Montale,120 anni fa nasceva il poeta genovese

«Nessuna celebrazione ufficiale per ricordare il poeta, nato in corso Dogali il 12 ottobre 1896, coetaneo quindi di Sandro Pertini». Il Fatto Quotidiano online\F2 Magazine/ Attualità,12 ottobre 2016 (c.m.c.)

Il male di vivere mai nascosto, una malinconia spessa e nebbiosa come le strade d’inverno della sua Monterosso, «poesia che molto all’ingrosso si può dire metafisica», l’odore dei limoni. Eugenio Montale lo studi a scuola e poi quasi te ne dimentichi, conservando il vago ricordo di quella che a tredici anni t’era sembrata una cupezza troppo incombente.

Te ne dimentichi, come sembra essersene dimenticata la sua Genova: «Il centoventesimo compleanno di Eugenio Montale, nato a Genova il 12 ottobre del 1896 – scrive Donatella Alfonso su Repubblica – passa praticamente sotto silenzio. In corso Dogali, sul grande palazzo in curva dove il poeta era nato, una targa in marmo sbiadisce tra sole e pioggia».

Autodidatta, Montale pubblica la sua prima raccolta di liriche nel 1925, Ossi di seppia. Alla fine della Seconda Guerra mondiale si iscrive al Partito d’Azione e inizia un’intensa attività giornalistica per il Corriere della Sera. Senatore a vita nel 1967, nel 1975 arriva il Nobel per la Letteratura. Nel suo 120esimo compleanno, alcune poesie e aneddoti, per provare a colorare quei ricordi adolescenti fatti di banchi troppo piccoli e cattedre incombenti.

Ho sceso dandoti il braccio (Composta nel 1967 è dedicata alla moglie Drusilla Tanzi. E’ la poesia n.5 di Xenia II)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.



Prima del viaggio (Satura 1962 – 1970)

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le prenotazioni
e le prenotazioni (di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano
le guide Hachette e quelle dei musei,
si cambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio s’informa
qualche amico o parente, si controllano
valige e passaporti, si completail corredo,
si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla; prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è O.K. e tutto
è per il meglio e inutile.
E ora, che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
ch’è una stoltezza dirselo.
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