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domenica 25 settembre 2016

Un Patto Firenze. Ma all'insaputa dei cittadini

Un patto per Firenze, stipulato non si sa bene con chi, ma che, presto, ci dicono i giornali, sarà svelato da Matteo Renzi. D’altronde al premier ... (segue)


Un patto per Firenze, stipulato non si sa bene con chi, ma che, presto, ci dicono i giornali, sarà svelato da Matteo Renzi. D’altronde al premier stanno particolarmente a cuore i destini della città: sempre più spesso interferisce, rassicura, promette. Ha bocciato il sottoattraversamento di Firenze e promosso una nuova linea della tramvia sotto il centro storico con un blitz di fine marzo e la convocazione di una mini-giunta segreta; interessato in prima persona al progetto del nuovo aeroporto fiorentino, tramite il Ministro Galletti ha tranquillizzato a luglio l’amico Carrai - Presidente di Toscana Aeroporti - sull’approvazione entro quindici giorni della Valutazione di impatto ambientale; a settembre, alla Festa dell’Unità, ha di nuovo annunciato l’imminente via libera da parte del Ministero dell’Ambiente.

«Ma ancora niente», si legge sulla pagina fiorentina di Repubblica. E l’articolista aggiunge che, purtroppo, la legge prescrive che la Valutazione di impatto ambientale si faccia su progetti definitivi e non su dei Master Plan, come quello presentato da Toscana Aeroporti, secondo una prassi consolidata. «Solo che in Italia la prassi non è stata mai tradotta in legge, anche se è sempre andata bene (sic), come a Roma e Venezia». Ma non a Firenze, si lamenta la giornalista, «stante la rissosità fiorentina sull’argomento».

Tuttavia lo stesso articolo ci rassicura sul nuovo Patto per Firenze (lo scriviamo doverosamente con la P maiuscola): «Ma è il patto il pallino del premier: “Col Comune facciamo l'elenco delle cose che si fanno e quelle che non si fanno, chi paga e chi non paga. E nel giro di qualche settimana firmiamo un impegno solenne davanti ai fiorentini e a tutte le realtà della città con tempi, interventi, impegni: aeroporto, alta velocità, piste ciclabili, Uffizi, interventi infrastrutturali sui contenitori dello Stato”. … “È un bel momento per Firenze, c'è turismo di qualità, io girando il mondo vedo tanta gente pronta a investire. Il presidente cinese mi ha detto che verrà qui...” …“ facciamo il patto per Firenze e a quel punto non c'è più da chiacchierare c'è da fare”». (Repubblica Firenze, 18 sett.).

I fiorentini e le “altre realtà della città” sono rassicurati. Tra qualche settimana sarà dato loro conoscere cosa è stato deciso nel Patto. Per ora sappiamo che saranno a disposizione 300 milioni (tra vecchi e nuovi stanziamenti); non ne conosciamo la distribuzione, tra aeroporto, alta velocità, interventi sui contenitori, ecc.; siamo quasi certi che non andranno alla cosiddetta “pensilina Isozaki”, progettata per una nuova entrata negli Uffizi, che a Renzi “non è mai particolarmente piaciuta” (Repubblica Firenze 18 sett.). Sicuramente, la fetta più consistente andrà all’aeroporto, nonostante che l’Unione Europea ne escluda la possibilità di finanziamento pubblico. Ma tant’è: se si ignorano le leggi italiane, perché si dovrebbero osservare le disposizioni dell’Unione Europea?

Nel frattempo prosegue la mercificazione della città, di cui sono in vendita non solo edifici e complessi storici, con variante urbanistica incorporata, ma gli stessi usi dello spazio pubblico: prima il Ponte Vecchio affittato alla Ferrari, poi piazze e strade privatizzate per matrimoni di figlie e figli di magnati indiani ed eventi di “guru della moda”; l’ultima perla è la concessione del cortile di Palazzo Pitti per un addio del celibato (perché non con spogliarelliste? commenta Tomaso Montanari). Vi è un filo che unisce le interferenze dell’ex Sindaco, con le improvvide e volgari iniziative di quello attuale. L’idea che i destini di una città siano doverosamente eterodiretti, senza che i cittadini abbiano voce in capitolo.

“Patto”: «convenzione, accordo fra due persone o fra due parti» (dal vocabolario Treccani). Ma non si intende tra Renzi e Nardella, dovrebbe essere tra Sindaco e cittadini. E perché, poi, l’amministrazione delle nostre città deve essere affidate non a progetti lungimiranti, ma a improvvisazioni pattizie, con fondi graziosamente elargiti dal monarca? In attesa dell’arrivo di Xi Jinping, cui come minimo dovrebbe essere offerto in comodato Palazzo Vecchio.
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