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martedì 6 settembre 2016

Un caffé per voltare pagina

Una dimostrazione di come  sia proprio la cultura il miglior modo per ricominciare a vivere e ritrovare una vita e una speranza comune. Internazionale online, 5 settembre 2016 (c.m.c.)
Caffè e libri. È il nome di un caffè che ha appena aperto nel centro di Baghdad. Alla festa d’inaugurazione poeti e scrittori hanno letto passi dei loro libri con accompagnamento di musica dal vivo. Il locale si trova a pochi isolati dal centro commerciale di Karrada dove il 3 luglio un attentato del gruppo Stato islamico (Is) ha ucciso più di trecento persone. 

«È un’avventura», spiega il proprietario Yasser Adnan, 28 anni, «ma qui la vita è tutta un’avventura». Yasser ha concepito il locale come una sorta di memoriale per suo padre, un famoso libraio ucciso nella sua libreria in via Al Mutanabi in un attentato nel 2007. La sua foto è appesa davanti all’ingresso del locale.

Quest’avventura non è la prima del suo genere. Fin dagli anni trenta del novecento, i caffè nei pressi delle moschee e degli altri centri di appartenenza settaria sono stati il luogo di ritrovo della classe media istruita. Era in quei locali che la gente ha cominciato ad ascoltare le notizie dal mondo grazie a quelli che leggevano i giornali ad alta voce.

I muri del caffè di Adnan sono coperti di libri, i libri di suo padre. Il locale è stato disegnato per offrire ai giovani un posto tranquillo per leggere, e offrendo il wi-fi gratuito Adnan cerca di attirare i ragazzi. Nel retro c’è uno schermo dove ogni tanto vengono proiettati dei film.

Dopo il suo reading, il poeta Hamid Qasim ha elogiato l’idea di aprire un centro culturale in questo quartiere affollato,« in un momento in cui la storia culturale del nostro paese è minacciata dal terrorismo e da un governo reazionario». Il regista Muhannad Hayali ha ricordato «l’importanza di un locale come questo a Karrada. Questo quartiere era frequentato da gente che veniva da ogni parte dell’Iraq, di ogni religione e gruppo etnico. La cultura potrà offrire loro un’identità comune?».

(Traduzione di Gabriele Crescente)
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