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giovedì 8 settembre 2016

Tornano le muraglie nell’Europa spaccata

Ma non "saremo noi che abbiamo nella testa un maledetto muro"? (La musica che gira intorno, Ivano Fossati). Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2016 (p.d.)



Si chiamava Antifaschistischer Schutzwall, l’avevano eretto in una notte i soldati russi, cadde il 9 novembre 1989 quando il governo di un paese che non esiste più - la Ddr - decretò l’apertura delle frontiere. Che Berlino sia l’ultimo muro, disse l’intera Europa. Non è andata così. Alcuni sono rimasti. Altri ne verranno costruiti, non più antifaschistischer ma anti-afrika-nischer. O anti-poveri.

Il muro anglo-francese prossimo venturo ha un modello: due alte barriere separano le spagnole Ceuta e Melilla dal circostante Marocco, una doppia corsia di sei metri di rete e lame affilate, stesa nel 1999 dalla Spagna tra le proteste della monarchia marocchina. Altri muri segnano le ferite d’Europa. A Belfast sono 99 i muri coronati di filo spinato che separano ancora oggi i quartieri cattolici da quelli protestanti - e la pace in Irlanda del Nord è stata firmata nel lontano 1998. Ogni anno il 12 luglio tutte le logge massoniche del Regno Unito percorrono le strade delle città nordirlandesi celebrando la vittoria del re protestante Guglielmo d’Orange sul re cattolico James II. Lo fanno da trecento anni. Ogni volta si rischia che finisca a botte o peggio a pistolettate.

Un muro separa ancor oggi la Cipro turca dalla Cipro greca: 12mila soldati greci da una parte, circa 40mila soldati turchi dall’altra. Il progetto fu sbrigativo: nel 1963 il generale inglese Peter Young prese una matita verde e tracciò una linea sulla mappa di Nicosia, creando la sola capitale divisa rimasta al mondo. Il muro di Nicosia sbudella case e strade con una terra di nessuno fatta di costruzioni sbrecciate e vicoli devastati che chiamano Zona Morta.

In attesa che Donald Trump vinca le presidenziali e costruisca il muro tra Usa e Messico (il suo “impenetrable, physical, tall, powerful, beautiful, southern border wall”), formazioni di ultradestra dilagano in Europa.

In Germania l’Afd di Frauke Petry ha appena stracciato la Cdu di Angela Merkel in Meklenburgo, è già nei parlamenti di tre Laender e l’anno prossimo entrerà di certo nel Bundestag. In Francia il Front National di Marine Le Pen è ormai il primo partito. In Olanda il Pvv anti-europeo e anti-immigrati di Geerd Wilders avrebbe, negli ultimi sondaggi, un quarto delle intenzioni di voto. Il Belgio ha nel governo i nazionalisti fiamminghi dell’N-Va di Bart De Wever ha il 33%. La Slovacchia ha già un elettore su cinque che vota l’estrema destra, e i neonazisti del Sns di Marian Kotleba hanno l’8% e tre ministri. In Ungheria Jobbikha preso il 20% alle politiche del 2014 e il partito nazionalista euroscettico Fidesz esprime il premier, Viktor Orban. Un tribunale ungherese ha chiesto la condanna (rischia a due anni) di Petra Laszlo, la cineoperatrice che nel settembre scorso aveva fatto lo sgambetto ai i migranti in fuga dalla polizia. In Polonia il presidente Duida e la premier Szydlo appartengono al partito ultraconservatore Pis. In Grecia i neonazisti di Alba dorata sono la terza forza con il 7%. In Austria lo xenofobo Fpoe aveva perso di un soffio la presidenza - ma il ballottaggio andrà ripetuto. E nel Regno Unito l’euroscettico Ukip di Nigel Farage ha vinto la Brexit obbligando i tory a cambiare guida (Theresa May) e linea (a destra). Altri muri in arrivo.