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mercoledì 7 settembre 2016

Stravolti per gli errori della politica

Si delinea il fronte degli operatori economici, artigiani ed albergatori, e di associazioni di cittadini che chiedono un freno all'invasione turistica. Non decolla il dibattito su quale Venezia, diversa da quella turistica, si vuole realizzare. La Nuova Venezia, 7 settembre 2016 (m.p.r.)


Una città stravolta e violentata. Risultato di errori del passato e di tante decisioni della politica e della Regione «contrarie agli interessi reali della città». Sul tema dell’emergenza turistica intervengono gli artigiani. Categoria tra le più penalizzate dall'invasione e dalla trasformazione della città storica. Botteghe tradizionali che chiudono una dopo l'altra. Fabbri e falegnami che lasciano il posto ai fast-food e alle gelaterie. Sapienze antiche travolte dalla paccottiglia e dal made in China. 

Al turismo di massa non interessa l’artigianato di qualità. Così negli ultimi decenni il numero delle imprese artigiane di Venezia si è più che dimezzato: dalle 2500 aziende si è scesi a poco più di mille. Hanno chiuso per i costi e gli affitti troppo alti, la mancanza di incentivi e il calo di clienti oltre mille attività artigiane. Quelle destinate ai residenti sono passate dall’83 per cento del totale a meno del 50 per cento. Il turismo ha travolto tutto. Trasformando case in affittacamere, laboratori in bar e negozi per i turisti. 

«Abbiamo passato quest'estate con il refrain del decoro», attacca Gianni De Checchi, da molti anni segretario della Confartigianato veneziano, «ma si corre il rischio che questo sia il dito che tutti guardano, non certo la luna. Molto più drammatica e difficile da affrontare dopo decenni di inattività». «Giunti a questo punto», dice De Checchi, «uno che fa la pipì in canale non è importante quanto lo stravolgimento sociale ed economico, ormai inarrestabile. I cestini, le panchine, la pulizia e i gabinetti sono problemi reali. Ma piccola cosa rispetto allo svilimento di una città dove sono saltate le proporzioni e dove è venuta a mancare la base minima di anticorpi data dai cittadini residenti, come succede nelle altre città». 

L’accelerazione è diventata forte negli ultimi dieci anni, senza che la politica facesse nulla. Di ticket, numero, chiuso, terminal, flussi turistici, prenotazioni obbligatorie si parla da tempo. Ma nessun provvedimento è stato preso. «Bene che il sindaco Brugnaro abbia capito adesso che la situazione di Venezia è di assoluta gravità», continua De Checchi. «Venezia forse politicamente conta meno di Mestre, ci sono meno voti. Ma è sotto i riflettori del mondo». La Confartigianato si dice disposta a dare il suo contributo al tentativo di risolvere il «dramma che sta vivendo la città». 

Che fare? «Prima di tutto limitare in qualche modo gli accessi», dice De Checchi, «ma contemporaneamente attivare politiche attive per riportare cittadini e giovani in questa città, con la ripresa di una politica della casa degna di questo nome». Tra le varie proposte anche il “San Marco pass”, accessi limitati nell’area marciana. Ipotesi che al sindaco non dispiace. «Ma è una soluzione parziale, che va valutata bene», frena il segretario della Cgia, «si rischia di fotocopiare i danni dell’amministrazione precedente, che ha voluto togliere traffico da Rialto e ha intasato tutti i rii circostanti. Non vorremmo che le masse di chi ciondola in giro si concentrassero ancora di più nelle aree vicine a San Marco, rendendole ancora più intasate». 

Infine l’appello: «Il sindaco e la giunta dovrebbero dedicare l’80% del loro sforzo amministrativo alla soluzione di questo problema. Con annunci e depliant non si risolve nulla. Bisogna fare qualcosa, meno polemiche e più fatti concreti». E una punturina alle altre categorie della città: «Adesso tutti dicono che bisogna superare le lobby, lo dicono anche le principali lobby di Venezia. Dunque, problemi non ce ne dovrebbero essere più».