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lunedì 5 settembre 2016

Sakande, il migrante porta il freddo in Africa

«Da quasi vent’anni nel nostro paese, ha rilevato un’azienda del bolognese e produce frigoriferi per la sua gente. E per questo ha premi e riconoscimenti». Il Fatto Quotidiano, 5 settembre 2016 (p.d.)



Portare il freddo in Africa per evitare che il cibo prodotto venga buttato prima di arrivare sul tavolo dei consumatori. In un’epoca di tecnologie avanzate, uno spreco davvero paradossale, soprattutto in un continente dove la fame uccide così tanto”: è questa l’ultima scommessa di Madi Sakande, originario di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, in Italia dal 1997, alla guida di una storica azienda di refrigerazione e climatizzazione a Calderara di Reno, nel Bolognese.

Una storia di sfide e successi quella di Sakande, classe 1972, sbarcato dal Burkina Faso con un visto turistico per fare visita a un parente immigrato, un periodo di clandestinità e una sanatoria nel 98. A 25 anni, la voglia di esplorare il mondo e il sogno nel cassetto di diventare calciatore lo portano in Italia. Un sogno infranto per via di un infortunio in pieno allenamento sportivo nel Foggiano, pochi mesi dopo il suo arrivo. Guardandosi indietro, Sakande ricorda: “Al mio arrivo in Italia non capivo niente quando mi parlavano. Conoscevo solo la parola ‘ciao’, quella della mascotte italiana ai mondiali del 90. Al l’inizio la difficoltà maggiore era di non potere comunicare!”. Nel Sud Italia, come molti dei suoi connazionali, ha lavorato nei campi, alla raccolta dei pomodori e “quando sei senza documenti, ti sfruttano come se fossi uno schiavo”.

La svolta è arrivata dopo il trasferimento a Bologna. Grazie ad una formazione scientifica e all’esperienza professionale nel settore dei frigoriferi nel paese di origine, per dodici anni Sakande si è fatto le ossa in un’azienda del settore del freddo e condizionamento per la quale ha curato l’ufficio commerciale, girando per tutta l’Emilia Romagna e l’Italia, diventando responsabile della clientela anche nei paesi dell’Europa dell’Est. “Non mi sono mai perso d’animo di fronte a pregiudizi e ostacoli, facendo affidamento sulla mia determinazione e forza interiore – confida – ispirandomi alla grande figura di Thomas Sankara, ho capito che se vuoi cambiare la tua vita e il mondo che ti circonda la rivoluzione deve cominciare dentro di te. Dalle difficoltà nascono le opportunità più grandi di crescita. E questo è sempre stato un mio cavallo di battaglia”.

Nel 2010, la voglia di realizzare un progetto professionale in proprio per “non dipendere più da nessuno”. Con un gruppo di colleghi la decisione di cominciare una nuova avventura, prendendo il timone della New Cold System srl, (allora Cold System, prima ancora conosciuta come ditta Tovoli Aldo, ndr) azienda con 60 anni di esistenza che stava attraversando un periodo di crisi. “Abbiamo subito capito che dovevamo puntare su formazione e innovazione se volevamo farla crescere. Il settore della refrigerazione e climatizzazione è in piena trasformazione e crescita per via dei cambiamenti climatici e del mutato stile di vita.

Così, giorno dopo giorno, io per primo, con soci e dipendenti abbiamo seguito corsi di formazione continua affinché ogni nostro progetto fosse davvero innovativo” dice con entusiasmo Sakande, che è anche docente del Centro Studi Galileo e consulente dell’Unido (Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale) per la formazione e la certificazione dei tecnici e delle aziende a norma CE 303/08.

Un ulteriore riconoscimento è arrivato lo scorso giugno con l’assegnazione del Premio all’Imprenditore Immigrato del 2016, rappresentante di eccellenza di tutte e cinque le categorie (crescita, occupazione, innovazione, imprenditoria giovanile e responsabilità sociale) all’ottava edizione del concorso del Money Gram Award. In passato era già stato premiato come migliore imprenditore all’Africa-Italy Excellence Award.

Con nove dipendenti e un fatturato di circa 2 milioni di euro, la New Cold System srl vende i suoi prodotti esclusivamente alle aziende e trasmette il suo know-how progettando impianti ad hoc innovativi sul mercato italiano, ma sta puntando sempre di più all’internazionalizzazione.

Per ottobre sarà pronto un impianto di refrigerazione alimentato con energia solare che potrà essere utilizzato per conservare carne, pesce, frutta e verdura nelle zone più remote dell’Africa, quelle senza corrente elettrica. Fino ad oggi l’interruzione della catena del freddo costringe a buttare tra il 50 e 70% di quello che si produce. “Il mio impegno professionale va oltre l’aspetto tecnico-commerciale: è doveroso mettere la proprie competenze al servizio della società, specie in quelle zone in difficoltà – conclude Sakande – che conosco bene. Allo stesso modo, nel nostro quotidiano dobbiamo ritrovare umanità e non smettere mai di lavorare in modo costruttivo per le generazioni future, superando paure e pregiudizi”.