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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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martedì 27 settembre 2016

“L’emergenza migranti genera paure legittime Contro il populismo serve il buon governo”

Intervista di Giovanna Casadio a Massimo Cacciari. Sciagurato il popolo che ha perduta la capacità di aiutare il suo prossimo quando lo vede ferito e disperato. Infelice il popolo i cui intellettuali non abbiano parole che per se stessi. La Repubblica, 27 settembre 2016



«Se l’Europa ci sarà ancora o no, si deciderà entro un anno, cioè dopo il ballottaggio in Austria per le presidenziali, il referendum costituzionale in Italia, le elezioni in Francia e in Germania ». Massimo Cacciari, filosofo, ex sindaco di Venezia, dice di non essere una Cassandra, ma semplicemente di indicare quanto è sotto gli occhi di tutti: la crisi di sistema, strutturale, di un’Europa che non sa governare. E la paura dei cittadini italiani che all’83% rivogliono le frontiere nell’area Schengen - fotografata dal sondaggio Demos-Repubblica - è «comprensibile, legittima, razionalissima, perfino inevitabile».

Professor Cacciari, non la sorprende che gli italiani a stragrande maggioranza si ribellino alla libera circolazione delle persone nella Ue, vogliano più controlli e addirittura muri?
«Bisogna collocare questi fenomeni all’interno di una visione d’insieme. Non è possibile che una crisi di questa portata, che coinvolge tutti gli aspetti della vita, sia riducibile a un aspetto o a un altro di cronaca. C’è un profondissimo disagio, che vivono tutti i popoli e le nazioni europee e non soltanto. Non solo immigrazione, ma anche crisi economica, disuguaglianze, i figli che stanno peggio dei padri. La gente sta male a 360 gradi e sta infinitamente peggio di come sperava di potere stare. I popoli europei hanno avuto una grande speranza, che con l’Europa unita si potesse stare meglio. Questa era la promessa della leadership europea. Negata, ora».

Inevitabile insomma l’anti europeismo?
«Se le leadership europee non cessano di inseguire le emergenze e non puntano invece a una strategia di sistema, l’Europa naufraga, perché dietro la paura dell’immigrazione c’è il non governo dell’immigrazione. Manca il buon governo delle cose».

E i populismi però ingrassano?
«Il gioco davvero sporco, e che bisogna attaccare, è proprio quello di chi invece di dire che senza Europa siamo davvero perduti di fronte alle sfide globali, strumentalizza. Però io non ci sto a dire che è irragionevole questa paura, al contrario è ragionevolissima. L’immigrazione di massa è una grande novità che sarebbe stupefacente non creasse paura: i popoli non sono formati da intellettuali».

È un formidabile testacoda che l’attualità mostra: da un lato gli italiani chiedono muri dall’altro sono respinti dalla Svizzera che in un referendum ha votato contro i pendolari italiani.
«Sono le immagini simbolo dell’impotenza europea. Va detto tuttavia che un organismo anche animale se non riesce a riorganizzarsi, si difende ed è questo l’inizio della sua fine. In Svizzera cavalcano le paure per prendersi i voti e giocano con fuoco che brucerà anche loro».

Renzi ha avviato un conflitto con Merkel e Hollande sulla flessibilità ma anche per lo scarso sostegno sull’immigrazione. Ha qualche ragione?
l «Le leadership tedesca e francese sono al muro. Noi in definitiva siamo quelli che facciamo la figura migliore. Sull’immigrazione Renzi ha molte ragioni, anche se non è con buffonate tipo “facciamo da soli” o mostrandosi offeso per non essere stato invitato, che si trovano soluzioni. Mentre sul piano economico, della flessibilità, non è chiedendo la paghetta che si possono affrontare i problemi. La questione vera che dovrebbe essere posta per salvare la moneta unica ad esempio, riguarda le politiche fiscali punto strategico nella Ue».

Quindi la paura si aggira in Italia?
«Paura dice tutto e non dice niente. I cittadini non si sentono governati, non sanno cosa fa chi li guida: è il crollo di una “auctoritas” , da qui legittimamente la paura. Bisogna ficcarsi nella zucca che il vero deficit europeo è la mancanza di autorità. Quando la Merkel reagì con autorevolezza alla prima forte ondata migratoria, mise a tacere populisti e demagoghi».

C’è un rischio razzismo?

«Il razzismo non c’entra. Il rischio è la dissoluzione dell’Europa, lo sapremo tra un anno dopo il voto in Austria, il referendum costituzionale italiano, le elezioni in Francia e Germania dove è in discussione anche la Merkel. È puro realismo dire che l’Europa collasserà, se non riesce a trovare coesione».
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