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giovedì 29 settembre 2016

Il “T Fondaco” punta ai turisti orientali

Dell'accordo per l'uso pubblico di 10 giorni all'anno del "Padiglione degli eventi" «non risulta si sia immaginato nemmeno di parlarne. Di uso pubblico saranno i servizi igienici del grande magazzino». La Nuova Venezia, 28 settembre 2016 con postilla


Dal Fontego dei tedeschi al Fontego dei cinesi. Punterà soprattutto sui turisti orientali (cinesi appunto in prima fila, ma anche giapponesi, coreani) la Dfs per fare dell’apertura di T Fondaco - il nuovo magazzino del lusso della società che aprirà al pubblico sabato prossimo, il primo in Europa della catena - un affare in termini economici, dopo le ingenti spese sostenute. Si punta a Oriente. I turisti cinesi passati per Venezia lo scorso anno - secondo le stime più recenti - sono stati circa un milione. Un altro milione e mezzo sono stati invece i coreani e i giapponesi e circa 400 mila i russi, nonostante la crisi del rublo. 

Intercettare buona parte di questi visitatori - contattandoli già alla fonte, come è stato fatto, con accordi con le agenzie turistiche dei Paesi di partenza, vista l’importante presenza della società in Oriente con i suoi punti vendita - è per la Duty Free Shop la base di partenza per rientrare dell’investimento fatto. Non a caso cinese mandarino e russo sono le lingue più richieste a parte del personale assunto per il Fontego. L’obiettivo dichiarato dall’azienda - che è controllata dal gruppo francese LVMH (Louis Vuitton-Moet-Hennessy), leader per i prodotti di lusso - è infatti di rientrare dell’investimento nel giro di due anni. L’investimento. 

L’allestimento a “store” del lusso del Fontego - curato dall’architetto britannico Jamie Fobert, per cui non si è badato a spese - sarebbe infatti già costato diverse decine di milioni di euro. In più c’è l’affitto da pagare a Edizione, la società del gruppo Benetton che ha acquistato l’edificio e lo ha ristrutturato per la nuova destinazione. Si parla di circa 110 milioni di euro per un affitto pluriennale (circa 6 anni), comunque rinnovabile. Anche il gruppo Benetton infatti deve recuperare il suo investimento. Circa 56 milioni di euro per acquistare da Poste Italiane il cinquecentesco edificio e un’altra quarantina per ristrutturarlo, con una spesa vicina ai 100 milioni di euro, di cui rientrerà comunque con il contratto di affitto stipulato. 

Le prospettive. Ma ora il cerino passa nelle mani di Dfs, che comunque vanta annualmente 200 milioni di visitatori nei suoi 420 negozi sparsi per il mondo - buona parte dei quali in Oriente - di cui 17 T (che sta per Traveller, viaggiatore), gallerie sul modello di quella che sarà aperta a Venezia. L’ultima è stata aperta ad Angkor, in Cambogia, a un passo da uno dei più importanti siti archeologici del mondo, con i suoi meravigliosi templi Khmer. Per garantirsi la redditività, Rinascente - il possibile gestore del Fontego prima che arrivasse Dfs - aveva ipotizzato una base annua di 6 milioni di clienti per il nuovo grande magazzino. Al nuovo gruppo ne basteranno probabilmente meno, anche perché i prezzi dei prodotti in vendita dovrebbero essere più elevati. Lounge al Tronchetto. 

Già previsto un lounge - un punto di sbarco - al Tronchetto per intercettare i bus turistici in arrivo a Venezia e inserire il Fontego nel tour di poche ore di molte delle comitive straniere. Padiglione degli eventi. In tutto questo il Comune si limita per ora al ruolo di spettatore. La convenzione stilata tra Ca’ Farsetti e Benetton e ora ereditata da Dfs prevede la disponibilità degli spazi del nuovo “Padiglione degli eventi” ricavato sotto il lucernario, con un nuovo piano, per dieci giorni l’anno, in cambio della rinuncia agli standard e agli aumenti di volumetrie concesse. Dovrebbe essere stilato un calendario degli eventi in collaborazione, ma non risulta si sia immaginato nemmeno di parlarne. Di uso pubblico saranno i servizi igienici del grande magazzino, ma questo non può esaurire l’impegno verso la collettività. Da parte sua Dfs sta iniziando a stringere rapporti di collaborazione con istituzioni cittadine, a cominciare dall’università, proprio in vista del suo programma di eventi.

postilla

Pagheranno mai un prezzo i ladri di Venezia? quei sindaci, quegli assessori e consiglieri comunali, quelle soprindenze, quei "mecenati", quegli architetti e giornalisti e intellettuali che, quando non sono stati complici, hanno tollerato che a Venezia, ai suoi cittadini di oggi e di domani (e a tutta l'umanità, se Venezia appartiene a essa) è stata sottratta questa icona della città, questo suo gioiello e fuoco? 
Poiché é questa è l'operazione che è stata compiuta. Passiamo oltre l'orribile volgarità delle architetture, dimentichiamo per un attimo la cancellazione delle testimonianze del passato, e soffermiamoci sull'uso di questo oggetto stuprato. Salvo per qualche pisciata, l'uso sarà riservato, funzionalmente e di fatto alla nuova borghesia compradora, d'ogni parte del mondo. Anche a quella veneziana purché, ovviamente, sia ricca: non di spirito, ma di schei.
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