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sabato 24 settembre 2016

I muri costruiti dal nuovo diritto d’asilo europeo

«Consiglio italiano per i Rifugiati: occorre modificare in tempi brevi un sistema che condannerebbe l’Italia e i rifugiati a una condizione ingestibile». Il manifesto, 24 settembre 2016 (c.m.c.)


L’Europa non sta cambiando strategia, o girando improvvisamente le spalle all’Italia su migranti e rifugiati. Sta consolidando la traiettoria che aveva abbozzato nell’Agenda europea sulle migrazioni e poi tradotto in tutti i provvedimenti che ne sono seguiti: isolamento dei paesi di “frontiera” dal resto dell’Unione, restrizione dei diritti per le persone in cerca di protezione, muri per impedire gli spostamenti interni dei richiedenti asilo. L’errore è stato valutare diversamente l’impegno europeo e non avere avuto la lungimiranza di capire dove tutto questo avrebbe portato.

Guardando ai mesi trascorsi da quell’orribile 19 aprile 2015 da cui tutto ha preso le mosse, troviamo solamente le macerie del sistema comune di asilo. Troviamo il ricollocamento beffa che in 1 anno ha ricollocato 5.290 persone su 160.000. Troviamo le innumerevoli sospensioni dello spazio Schengen, con i muri austriaci, tedeschi, ungheresi e adesso anche francesi. Troviamo la Grecia e le sue isole trasformate in un grande campo profughi, in un limbo che intrappola migliaia di rifugiati.

L’unico aspetto della politica europea che ha portato a un significativo risultato è stato l’accordo con la Turchia. Ha fatto crollare gli arrivi sulle coste greche dai 151.452 pre-accordo ai 14.618 post-accordo. Unico obiettivo era chiudere un flusso che stava mettendo a rischio lo stesso impianto comunitario, scoraggiare le partenze dalla Turchia alla Grecia, senza alcun interesse a individuare uno spazio di protezione per i rifugiati. Un gran risultato numerico, un pessimo risultato in termini di diritti.

Il governo italiano è amareggiato nel rilevare che il contenimento dei flussi sulla sponda sud del Mediterraneo non sia nelle priorità dell’Unione e che l’Africa sia sparita dalle Agende dei meeting europei, come quello di Bratislava di pochi giorni fa. Abbiamo sempre creduto che il contenimento dei flussi in Paesi di origine e di transito in cui non sono garantiti i diritti fondamentali dei rifugiati non possa assolutamente essere la soluzione per gestire la più grave crisi umanitaria dalla seconda guerra mondiale. Le proposte che potrebbero avere un reale impatto su tali paesi si giocano su un arco temporale di medio-lungo termine e non possono avere un significativo risultato sulla attuale situazione, a meno che non si vogliano completamente calpestare i diritti delle persone in cerca di protezione.

Quello che ci preoccupa davvero molto è quanto l’Italia ancora non sembra in grado di vedere. A luglio la Commissione ha presentato 2 proposte di Regolamento per modificare la normativa relativa alla procedura d’asilo e alla qualifica di rifugiato. Proposte che sembrano rispondere esclusivamente a tre ossessioni: restingere i diritti delle persone in cerca di protezione, punire qualsiasi movimento interno ai paesi dell’Unione, accelerare le procedure d’asilo in modo da capire velocemente chi può essere rispedito a casa. Proposte che se approvate in questa forma e se combinate con la proposta per il nuovo famigerato regolamento “Dublino IV” avranno conseguenze devastanti sia sui richiedenti asilo e rifugiati che sull’Italia.

I Regolamenti, se approvati, diventerebbero legge subito applicabile in tutti gli Stati Ue e imporrebbero a tutti una procedura comune in cui concetti di paese terzo sicuro, paese di origine sicuro, paese di primo asilo sicuro, procedura accelerata, manifesta infondatezza, sarebbero inseriti negli ordinamenti di tutti gli Stati membri. Creando il paradosso di una procedura sì ora davvero comune, ma che vincola, pena provvedimenti punitivi e ritorsioni per i richiedenti asilo, le persone ai primi paesi di approdo. Un’unica procedura, 28 Stati totalmente separati. Una legge che farebbe di fatto alzare quei muri che Schengen avrebbe dovuto abbattere.

Dobbiamo immaginarci uno scenario senza più alternative: i richiedenti asilo che arriveranno nei paesi di frontiera dell’Unione non potranno davvero più muoversi se non attraverso il meccanismo di ricollocamento, del quale abbiamo già sperimentato il fallimento, e all’interno dei restrittissimi spazi del boccheggiante Regolamento Dublino. Uno scenario in cui in Germania potrebbero esserci poche migliaia di richiedenti asilo, quei pochi che arriveranno agli aereoporti, e dove centinaia di migliaia di persone si affollerebbero inevitabilmente in Italia, Grecia, Malta e i paesi con confini valicabili.

Crediamo necessario concentrare l’attività italiana per cercare di modificare un sistema che condannerebbe l’Italia e i rifugiati a una condizione ingestibile, sia per uno Stato che si troverebbe davvero da solo in prima linea, sia per le persone che vedrebbero le loro possibilità di essere protetti e integrati sempre più compromesse.
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