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mercoledì 7 settembre 2016

“I big digitali hanno sempre più potere. E Renzi lo permette”

«Evgeny Morozov. L’esperto mondiale dei nuovi media: “Lo Stato dovrebbe proteggere i nostri dati in mano a Apple o Facebook, non trattarci alla pari”». Il Fatto Quotidiano, 7 settembre 2016 (p.d.)



L'Italia è un ottimo esempio dello strapotere dei colossi digitali. Evgeny Morozov, 32 anni, è uno degli esperti dei nuovi media più stimati al mondo e venerdì sarà in Italia per il Festival della Comunicazione di Camogli. E sulle strategie digitali italiane è molto diretto.

Morozov, partiamo dalla cronaca. Che ne pensa del caos Apple-Irlanda?
Ci sono tre ordini di problemi. Primo: in Europa non esiste coerenza fiscale. Secondo: le aziende digitali giocano sulla collocazione del loro business perché i loro guadagni sono online. Terzo: fanno accordi con i governi, da pari a pari. La Silicon Valley è diventata un nuovo mostro.

In che senso?
Questi giganti hanno acquisito troppo potere, penetrano e utilizzano ai loro fini le istituzioni statali. L’Italia è un caso di scuola. Il governo non cerca l’innovazione, ma solo la sua immagine da vendere: stringe accordi o assume consulenti che vengono dalle multinazionali, proprio come è successo con Amazon (il nuovo consulente di governo per il digitale, Diego Piacentini, è un suo alto dirigente in aspettativa ndr).

Quale rischio si corre?
Questi consulenti non hanno esperienza nel settore pubblico e così si crea una graduale privatizzazione di un bene dello Stato mascherata da progresso: si aiutano i colossi a fare cose che i governi avrebbero dovuto fare loro e lo stesso linguaggio usato serve a mascherare la natura politica delle operazione compiute da queste società: si parla di big food, big energy e big finance, ma nessuno parla di big data. Google e Facebook sono imprese: i loro servizi non sono gratis. Si pagano con i nostri dati.

Come li ottengono?
Con gli oggetti intelligenti, la cosiddetta “internet delle cose”: è possibile tracciare tutto, ma solo loro hanno le infrastrutture per farlo. Il proprietario di una casa può verificare se le persone a cui l’affitterà sono affidabili: ci sono società che possono informarlo. A pagamento.

Una sorta di schedatura.
Ormai si è ben oltre il controllo delle mail. Si pensi alle smart city presenti nelle agende di società come Microsoft, Hp o Cisco. Tutto, in queste città del futuro, è dotato di sensori. Informazioni che fanno gola ai governi e all’intelligence, che però da sola non potrebbe mai averle.

Come evitarlo?
Affrontando la questione della proprietà dei dati. C’è un mercato, eppure non c’è nessun quadro regolatorio, nessuna struttura legale che formalizzi questo rapporto.

Potremmo vendere i nostri dati?
C’è chi lo teorizza. Molti dei dati che produciamo, però, potrebbero servire a migliorare il tessuto sociale e gli strumenti pubblici. Non dico di lasciarli alla completa gestione statale, ma di trovare il giusto equilibrio.

Chi dovrebbe farlo?
Istituzioni e gruppi sociali che non siano privati o aziende multinazionali.

Perché non ci si riesce?
Non si comprende ancora la portata di questi temi. La sinistra continua a combattere la Fire Industry (Finanza, assicurazioni e immobiliare, ndr), ma se non ne percepisce le metamorfosi digitali non potrà mai vincere

Come trova l’Italia?
Il renzismo ha quasi completamente distrutto la capacità di discutere seriamente di tecnologia e digitale. Tutto è astratto, basato sull’idea che l’economia possa ripartire se si creano dieci centri con stampanti 3d. È folle. È un’Italia piena di bullshit, supercazzole. Ci sono personaggi come Riccardo Luna (Digital Champion del governo ndr ), che non hanno nessuna esperienza tecnologica però vogliono creare l’impressione che tutto sia possibile se si invita Google o Amazon. L’unico modo che hanno per dare la sensazione che qualcosa si muova è invitare pensatori vicini a Washington e alla Silicon Valley e creare think tank in cui non c'è nessuna attività utile ma solo lobby. È una tragedia: 20-30 anni fa l'Italia era un grande centro industriale, aveva tutto. Ora ci sono solo parole.
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