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mercoledì 28 settembre 2016

Renzi risveglia lo zombi del Pontone sullo Stretto

Che cosa non riesce a inventarsi il ragazzo di Rignano per raccattare qualche voto ed evitare il NO alla sua modifica dell'ordinamento democratico di quella nazione che l'ignavia degli altri gli ha dato in dono. Riesuma perfino il vecchio fantoccio del Pontone sullo Stretto. Articoli di Alfredo Marsala, Renato Accorinti, Tonino Perna e ManuelaPreziosi. il manifesto, 28 settembre 2016


RENZI CAMBIA ROTTA
E BALLA SULLO STRETTO
di Alfredo Marsala

«Ospite della Salini-Impregilo, che nel 2005 guidava l’associazione di imprese che vinse l’appalto, il premier rilancia il progetto del Ponte di Messina: «Se siete nella condizione di sbloccare le carte, noi ci siamo». E promette «100 mila posti di lavoro»

Non si sa con esattezza quanti soldi siano stati bruciati negli ultimi vent’anni tra carte, studi, progetti preliminari e plastici. Una stima al ribasso indica la cifra di 600 milioni di euro buttati. Basti pensare che per stabilizzare definitivamente i 26 mila precari dei comuni siciliani, figli della politica clientelare dei partiti in Sicilia, ne basterebbero la metà.

L’idea del Ponte sullo Stretto è servita a riempire le tasche di consulenti, progettisti e studi professionali. Berlusconi ne aveva fatto un mantra per fini elettorali, salvo poi abbandonare il progetto. A rilanciarlo qualche mese fa è stato il partito di Angelino Alfano con una mozione approvata in Parlamento. Renzi si era premurato però di smorzare le polemiche immediate, «prima le altre opere utili al Sud e poi parleremo del Ponte». Evidentemente il premier ha avuto feedback positivi se adesso, di botto, ha deciso di cambiare rotta. Il Ponte si può fare. Proprio il giorno dopo l’ufficializzazione della data per il referendum costituzionale. Non sarà il fumoso milione di posti di lavoro di Berlusconi, ma di questi tempi, con l’Istat che rivede al ribasso il Pil e la comunità internazionale che un giorno si e l’altro pure fa le pulci ai conti dello Stato, promettere 100 mila posti di lavoro fa gioco al premier.

Cifra che Renzi ha buttato lì, nel corso dell’assemblea per i 110 anni del gruppo Salini-Impregilo, che nel 2005 era alla testa dell’associazione temporanea di imprese Eurolink Scpa che vinse la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione del Ponte con un’offerta di 3,88 miliardi di euro. «Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni noi ci siamo», ha detto il premier, che ha indicato l’infrastruttura come parte del completamento della Napoli-Palermo, definendola un’opera «utile per tornare ad avere una Sicilia più vicina e per togliere la Calabria dal suo isolamento». Coglie la palla al balzo il numero uno del gruppo, Pietro Salini: «Anche noi ci siamo. Si tratta di parlare con le varie amministrazioni e fare un progetto che non è per noi, ma per il Paese».

Tanto è bastato a riaccendere le polemiche su un opera pensata addirittura nel 250 a.C dai romani. Nonostante la società stretto di Messina Spa sia in liquidazione, continuando comunque a pagare una decina di collaboratori, il numero uno di Anas, Gianni Vittorio Armani, ha immediatamente dato la propria disponibilità: «Se e quando il governo ce lo chiederà, siamo pronti a riavviare l’opera, soprattutto ora che a dicembre sarà terminata la Salerno-Reggio Calabria». Beppe Grillo sul suo blog ha subito stoppato l’idea del «menomato morale». E’ «un’opera che non vedrà mai la luce, già costata circa 600 milioni ai contribuenti» e «Monti stanziò 300 milioni per il pagamento delle penali per la non realizzazione del progetto», sbotta il leader M5S. Aggiungendo che «secondo il piano economico approvato dal Cda della Stretto di Messina Spa il costo dell’opera sarebbe di 8,5 miliardi, mezzo reddito di cittadinanza con cui il M5S salverebbe 10 milioni di italiani dalla fame».

Anche chi prima sosteneva il progetto, come Forza Italia, irride il premier, ma per evidenti schemi politici. Il compito spetta a Renato Brunetta, capogruppo alla Camera: «L’obiettivo del premier è deviare l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema che non sia il referendum, considerando anche una campagna per lui tutta in salita». L’altolà istituzionale arriva da Laura Boldrini. Per la presidente della Camera la priorità non è il Ponte ma «rilanciare il lavoro al Sud e poi mettere in sicurezza il nostro territorio, anche in Sicilia e Calabria, regioni sismiche».

Dalla parte del No Italia Nostra e Green Italia. Per il presidente dell’associazione Marco Parini- (Italia Nostra) l’opera sarebbe «devastante per il paesaggio e di dubbia sicurezza per l’elevato rischio sismico del territorio», mentre i portavoce di Green Italia Annalisa Corrado e Oliviero Alotto ricordano a Renzi «le sue sagge parole pronunciate nel 2012, quando disse che invece di parlare del Ponte Messina, sarebbe stato il caso di dare 8 miliardi alle scuole per renderle più moderne e sicure».

E se il governatore Rosario Crocetta appare possibilista («se ci sono i soldi si fa e non sarà certo la Regione a mettersi di traverso»), Leoluca Orlando bolla il progetto come «anacronistico».


ACCORINTI: «PRONTO A TUTTO PER FERMARLO.
ALTRO CHE PONTE, QUI SERVONO LE STRADE»
intervista di Alfredo Marsala



Intervista a Renato Accorinti. «Renzi ha cambiato idea? Io sto con Delrio», dice il sindaco di Messina, «è un’opera devastante e antieconomica tanto che quando è stato presentato il project financing nessuno si è fatto avanti. Sarebbero dovuti venire cinesi, americani, giapponesi, arabi ma poi nessuno ha fatto un passo»

«Renzi ha cambiato idea? Io sto con Delrio», dice il sindaco di Messina, «è un’opera devastante e antieconomica tanto che quando è stato presentato il project financing nessuno si è fatto avanti. Sarebbero dovuti venire cinesi, americani, giapponesi, arabi ma poi nessuno ha fatto un passo»

Il Ponte non si farà, dico no senza se e senza ma. Sono pronto a tutto per impedirlo». Renato Accorinti è arrabbiato. Inferocito. Le parole di Renzi per lui sono un pugno allo stomaco. Da anni il sindaco di Messina conduce la sua battaglia contro il Ponte ed è pronto a ritornare in piazza con il popolo e la fascia tricolore.

Se l’aspettava questo cambio di marcia del governo Renzi sul Ponte?
Guardi, quando voleva farlo Berlusconi all’inizio eravamo in dieci a manifestare. Lo facevamo carte alla mano, sulla base di studi scientifici ed economici. Col tempo il movimento No Ponte si è allargato, perché la gente ha capito che sarebbe un’opera devastante sotto il profilo ambientale ed economico e non porterebbe alcun vantaggio, la Sicilia ha bisogno di ben altro. Basta farsi un giro per capirlo. Da dieci diventammo 25 mila. E quella manifestazione contro il Ponte è stata la più grande mobilitazione mai vista nell’isola.

Quella di Renzi dunque è propaganda elettorale?
Prima il ministro Alfano, ora Renzi. Strano, quattro mesi fa ero in Calabria per l’elettrodotto e il premier disse che al Sud prima del Ponte servono ben altre infrastrutture.

Cosa è cambiato?
O Renzi è mal informato e mal consigliato, oppure parla in questi termini per fare campagna elettorale. Ma se è così si sbaglia, noi il Ponte non lo vogliamo. Come la Raggi ha detto no alle Olimpiadi io dico no al Ponte.

Una questione ideologica?
No, il cemento se serve a costruire una scuola ben venga. Magari. Qui parliamo di un’opera che illustri geologi, a cominciare da Mario Tozzi, ambientalisti, economisti considerano inutile e dannosa. Il Ponte, a unica campata, insisterebbe in un’area ad alto rischio sismico. Ci sono studi scientifici. Serve ben altro…

Cosa?
In molte zone della Sicilia le ferrovie sono a binario unico. Lo sa Renzi? Altro che alta velocità, qui non ci servono treni che vanno a 400 all’ora ma una rete almeno decente. Lo sa Renzi che il treno che collega Messina a Palermo procede a 60 all’ora e impiega 4 ore quando va bene per coprire 200 km? Ci servono strade, autostrade. Ci sono quattro province che non sono collegate con l’aeroporto di Catania. È normale che da un anno l’autostrada Messina-Catania sia interrotta per 5 km, in direzione Taormina, per una frana e nessuno si prende la briga di togliere un secchio di terra? È normale che i turisti che alloggiano a Taormina non sanno come andare a Erice, per ammirare questa cittadina meravigliosa? È normale che per andare a Piazza Armerina da Messina o Catania si debba attraversare il deserto? Lo sa qual è la verità?

Me lo dica
Se devi andare da Messina a Trapani, fai prima ad andare a Bombay e tornare. Quando una parte del corpo va in cancrena sono guai, ecco i governi, e non dico sia colpa di Renzi ma di tutti quelli passati, hanno mandato in cancrena il Sud.

Si sente solo in questa battaglia dal punto di vista istituzionale?
All’Anci nazionale ho chiesto una sessione straordinaria da dedicare al Sud perché l’Italia va da Bolzano a Pantelleria. In quella sede bisognerà fare l’elenco di tutto ciò che serve.

Lo riproporrà all’assemblea dell’Anci a Bari?
Dal palco a Bari mi mangerò il mondo, e dirò che sto con il ministro Delrio.

Delrio è contro il Ponte?
Delrio ha sempre parlato di cura del ferro, mi trovo perfettamente d’accordo con lui. In Sicilia serve investire sull’intermodalità. A Roma l’aeroporto l’ha costruito il comune? Il sistema ferroviario, la rete autostradale l’hanno fatta i comuni? Basta allora. Il governo si assuma le proprie responsabilità, finanzi le opere che servono. Qui la gente vuole lavorare e se si aprono i cantieri si creano migliaia di posti di lavoro per anni. Ricordo a tutti che Torino l’hanno fatta i meridionali.

Ma se il governo trovasse i soldi per il Ponte?
È un’opera devastante e antieconomica tanto che quando è stato presentato il project financing nessuno si è fatto avanti. Sarebbero dovuti venire cinesi, americani, giapponesi, arabi ma poi nessuno ha fatto un passo avanti: hanno capito che avrebbero guadagnato con i pedaggi solo tra 200 anni. Si presentò solo l’italo-canadese Zappia pronto a mettere sul piatto 5 miliardi, ma era solo una manovra per riciclare denaro proveniente dal traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Non lo dice Accorinti, lo dicono gli esperti dell’antimafia.

Insomma sindaco, si prepara alle barricate?
Sono e sarò in prima fila contro il Ponte. Stiamo lavorando per promuovere lo Stretto di Messina come patrimonio dell’umanità. È un bene da preservare, non da perforare con cemento e danneggiare con tonnellate di metallo.


UN PREMIER CHE NON SA PIÙ
DOVE AGGRAPPARSI
di Tonino Perna

«Grandi opere e sicurezza. È stato calcolato che con un decimo di quello che costerebbe realmente il Ponte sullo Stretto si potrebbe mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici»

Quando ho ricevuto la prima telefonata che mi comunicava che il presidente del Consiglio aveva rilanciato il Ponte sullo Stretto alla festa per i 110 anni di Salini-Impregilo, ho pensato a uno scherzo. Poi altre telefonate e l’incredulità ha ceduto il passo allo sconforto. Se Renzi pensa di rilanciarsi puntando sul Ponte sullo Stretto vuol dire che è messo male, che non ha più dove aggrapparsi, che intorno a lui sente la terra che frana. L’economia ristagna, il Jobs act si è rivelato un Misfact, e sul Referendum, sulla Riforma epocale che doveva salvare il paese, meglio non guardare i sondaggi. E annunciare centomila posti di lavoro per la costruzione del Ponte è più ridicolo del milione dei posti di lavoro che aveva promesso Berlusconi con un programma ben più ricco ed articolato, sia pure di fantasia.

Chi vive nell’area dello Stretto, tra le due sponde, è stufo di sentire parlare di Ponte da oltre quarant’anni. Non solo tempo perso, ma denaro buttato al vento (società Ponte sullo Stretto), studi e dati inventati per far piacere al committente, ed energie intellettuali sprecate. Risorse umane e finanziarie che avrebbero potuto essere spese per migliorare i trasporti sullo Stretto, per realizzare la città metropolitana dello Stretto, invece di due artificiali, irrealizzabili città metropolitane – Reggio e Messina – che sono state istituite cambiando il nome alle rispettive Province.

È stato calcolato che con un decimo di quello che costerebbe realmente il Ponte sullo Stretto, compresi i collegamenti stradali e ferroviari, si potrebbe mettere in sicurezza tutti gli edifici pubblici, e una parte rilevante degli edifici privati in tutta l’area dello Stretto. Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che siamo di fronte all’area a più alto rischio sismico della penisola, dove il 28 dicembre del 1908 c’è stato il peggiore dei terremoti, a livello mondiale, del secolo scorso per numero di vittime (oltre 100mila). Senza dimenticare che solo sette anni fa il 1 ottobre, a Giampilieri, villaggio messinese, morivano 27 persone per una cosiddetta “bomba d’acqua”, ma soprattutto per l’incuria e l’abbandono dei territori collinari di tutta l’area. Il fatto grave, anzi gravissimo, è che mentre tutti oggi riconoscono che siamo di fronte ad un mutamento climatico inquietante, ad “eventi estremi” con cui fare i conti, non si fa niente per prevenire i disastri annunciati.

Infine, siamo stufi di ribadirlo, c’è un dato scientifico inconfutabile: dalle rilevazioni satellitari è da almeno un ventennio chiaro che esiste un lento ma inesorabile allontanamento della sponda calabrese da quella siciliana di oltre 1 centimetro ogni cinque anni, unitamente ad un fenomeno di bradisismo sulla costa calabrese, oltre al già richiamato rischio sismico altissimo.

Siamo in tanti a dirlo, ingegneri, geologi, economisti, sociologi, politici di sinistra (quella che ancora resiste) e M5S: la grande opera di cui ha urgenza il paese è la messa in sicurezza del territorio. Abbiamo regalato la categoria della «sicurezza» alla destra che l’ha utilizzata a senso unico dandole un connotato razzista (sicurezza contro gli immigrati, i diversi, gli esclusi). Ed invece la «sicurezza», in questa fase distruttiva del capitalismo, dovrebbe essere declinata come: sicurezza territoriale (rispetto a terremoti e alluvioni), sicurezza alimentare, sul luogo di lavoro, del posto

RENZI E IL PONTE
VERSO LA DESTRA
di Manuela Preziosi
Referendum. La grande opera più odiata dai civici, la riforma «che Forza italia chiede da dieci anni», le tasse. Così il premier ora corteggia l’elettorato berlusconiano. Sugli indecisi di sinistra invece ’lavora’ il Guardasigilli E gli ha già detto sì il sindaco di Cagliari Massimo Zedda

C’è chi non la prende sul serio, chi non la prende bene, chi la prende malissimo. L’annuncio di Matteo Renzi della riapertura del dossier ’Ponte sullo Stretto’ fa esplodere una nuova polemica fra maggioranza e opposizioni, fronte del no al referendum costituzionale contro fronte del sì. «Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni noi ci siamo», dice il premier alla festa per i 110 anni del gruppo Salini-Impregilo, quello che già aveva tentato l’opera nel 2012, ed era poi stato stoppato dal governo Monti. L’uscita, impreziosita dall’ipotesi di «100mila posti di lavoro» – calcolati chissà come – è però una citazione: il Ponte sullo Stretto era la Moby Dick di Silvio Berlusconi. Prima ancora di Bettino Craxi. Renzi fin qui era contrario. Anzi alla prima Leopolda, annata 2010, aveva scandito il suo no dal palco invocando «un paese che preferisce la banda larga al Ponte sullo Stretto».

L’improvviso cambio di idea ha una spiegazione logica, persino banalotta. Nell’operazione di recupero dei consensi in vista del voto del 4 dicembre, Renzi ora va a caccia dei voti di quello che fu il blocco berlusconiano, mai davvero ostile all’uomo del Nazareno. La chimera del Ponte potrebbe spostare voti al Sud, dove per ora il no sarebbe in vantaggio. Renzi sa di non poter tramutare in sì il no ultramotivato dell’elettorato grillino e di sinistra-sinistra. Tanto più che sugli indecisi di quella parte c’è chi sta già lavorando con migliori competenze: è il ministro della giustizia Andrea Orlando, che per il 2 ottobre ha organizzato un convegno per il sì alla Camera del lavoro di Milano. Con molti ospiti. Ma le special guest saranno Mario Tronti, padre dell’operaismo italiano, e Massimo Zedda, sindaco di Cagliari sulla carta ancora iscritto a Sel. Da quell’area politica del resto qualche segnale arriva. Se non di schieramento per il sì, almeno di distensione. L’ex sindaco di Milano qualche giorno fa a Repubblica ha spiegato di non voler partecipare allo scontro «fra guelfi e ghibellini». E proprio ieri su La7 la presidente della camera Laura Boldrini, pur dichiarando che il Ponte sullo Stretto non è una priorità («Prima il terremoto») ha invitato tutti a abbassare i decibel in vista di una ricomposizione del dialogo nel dopo-voto: «Non bisogna arrivare al giudizio universale: il referendum è importante perché si tratta della nostra Costituzione, ma è un referendum. Il giorno dopo dobbiamo continuare il nostro lavoro, a dare le risposte ai bisogni del Paese. Non credo si debba arrivare alla lacerazione delle istituzioni: bisogna capire quali sono i bisogni delle persone perché riformare la Costituzione è importante, ma per le persone questa non è la priorità numero uno». Toni del tutto diversi, e forse non solo per la carica che ricopre, da quelli che in queste ore usano gli esponenti del suo partito di provenienza, Sel (ormai trasformato in Sinistra italiana) che il prossimo sabato ha convocato una manifestazione per il no a Firenze, a casa di Renzi.

Il quale dal canto suo di dedica al suo lato destro. È infatti convinto di avere chance nell’elettorato (cosiddetto) moderato tendente a destra e ancora indeciso. C’è chi riferisce che a margine del consiglio dei ministri di lunedì scorso avrebbe spiegato la sua strategia ad alcuni ministri adatti ad affiancarlo nell’impresa. E non era neanche la prima volta che ne parlava. Non è un caso che venerdì scorso, su La7, in un confronto fra esponenti del sì e del no condotto da Enrico Mentana, il ministro Gian Luca Galletti, un tempo schierato con Berlusconi, ha invitato Renato Brunetta a votare sì «perché la riforma è quello che ha sempre chiesto Berlusconi». Non era una gaffe ma una battuta preparata con cura, e infatti ripetuta più volte nel corso della trasmissione. Per quell’elettorato Renzi potrebbe avere in serbo altri segnali nella finanziaria che si decide in queste ore, sempreché naturalmente riesca a recuperare le risorse necessarie.

Si vedrà. Quanto al Ponte, la destra che si vede sfilare un cavallo di battaglia la prende male. Anzi malissimo. Attacca Renato Brunetta: «Sta diventando ridicolo. Forza Renzi, continua così che il no arriva al 60 per cento». Renato Schifani: «Ora Renzi promette mari e ponti». La leghista Saltamartini: «Merlino Renzi da qui al 4 dicembre proporrà la qualunque, bugie e cose

Riferimenti

Su eddyburg un'intera cartella è dedicata al Ponte sullo Stretto


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