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martedì 30 agosto 2016

L’untore e il ragioniere

Il direttore del giornale fondato da Giuliano Ferrara meriterebbe di essere collocato nel nostro "Stupidario" Pubblichiamo in sua vece la sarcastics lettura che ne ha fatto Marco Travaglio. Il Fatto Quotidiano, 30 agosto 2016


E' una fortuna che la Festa del Fatto a Roma si sia tenuta sabato e domenica, perché ieri è uscito un articolo del ragionier Claudio Cerasa, direttore del Foglio e noto scienziato della più moderna sismologia, che inchioda con dovizia di prove l’organizzatore occulto del recente terremoto e di chissà quanti altri passati: Salvatore Settis. Se l’articolo, putacaso, fosse uscito venerdì o sabato, le forze dell’ordine non avrebbero avuto altra scelta che irrompere al Foro Boario, circondare il nostro palco e arrestare il professor Settis lì davanti a tutti. Invece la cattura del putribondo untore sismico avverrà – ne siamo certi – nelle prossime ore, a festa ormai chiusa. Va da sé che, se avessimo appreso per tempo le responsabilità del facinoroso cattedratico, ben ci saremmo guardati dall’invitarlo alla festa. Ma, purtroppo, non si riesce mai a pensar male di certa gente ed è una fortuna che il giornalismo investigativo ci regali ancora pagine di denuncia di così alto valore civile. Già il titolo cerasiano è da Pulitzer: “Il sisma e i danni dell’Agenda Settis”. Ecco cos’era quel quadernetto che sabato gli abbiamo visto estrarre furtivamente, con fare sospetto, dalla borsa: l’Agenda Settis. Prima di sfoderare le prove a suo carico, il rag. Cerasa la prende un po’alla lontana: “Parte dell’opinione pubblica italiana tende a negare che possano esistere delle tragedie naturali, in cui non esiste altro colpevole se non la forza della natura”.

Sante parole: c’è un sacco di gente strana che si fa domande bizzarre, tipo perché in Giappone i terremoti di magnitudo 6 o 7 non fanno cadere un calcinaccio e non ammazzano neppure un moribondo, mentre da noi ogni volta è un disastro e una strage. Complottisti d’accatto, iscritti al “giustiziere collettivo, alla ricerca ossessiva di un capro espiatorio”. Incapaci “di accettare un dolore che non si può imputare a nessuno se non, come direbbe Giacomo Leopardi, alla ‘natura matrigna’” (segue citazione dal trattato di sismologia “A Silvia”). Siccome, “con tutta la tecnologia migliore del mondo, il terremoto non sarà mai a rischio zero”, è inutile cercare di ridurre i pericoli al minimo, costruendo case antisismiche. Anzi, molto meglio continuare a edificare con la sabbia e la cartapesta, anche se l’ideale sarebbe proprio tornare alle palafitte e alle capanne di fango, così si risparmia sui lavori e si mettono da parte i soldi per i funerali, che sono l’unica certezza della vita. Tanto prima o poi bisogna morire: chi può si porti avanti col lavoro, vuoi mettere la soddisfazione di crepare imprecando alla natura matrigna?

Chi poi cercasse altri colpevoli, distolga lo sguardo dai costruttori senza scrupoli e conservi lo sdegno per i veri responsabili: l’“internazionale del benecomunismo” che da decenni “inietta un virus nelle arterie del nostro paese”. Un virus che ci porta a pensare che “la modernità è un problema, il progresso ci ha corrotto e il ritorno al passato, allo stato di natura, quando tutti eravamo felici e non c’erano ogm, non c’era acqua privata, non c’erano treni ad alta velocità, non c’erano palazzi moderni costruiti ovviamente da affaristi e costruttori vicini alle mafie, è l’unica soluzione possibile”. Eccoci a Settis: il quale deve aver sostenuto da qualche parte – non sappiamo dove né quando, ma se lo dice il rag. Cerasa dev’essere vero – che senza ogm, acqua privata e Tav non ci sarebbero terremoti. E che “la colpa è sempre del progresso, mai della natura e mai tantomeno – come ha ricordato sul Foglio Umberto Minopoli – degli ambientalisti che hanno imposto al paese battaglie farlocche”.

Capito che fa, quel diavolo di Settis? Per depistare le indagini e occultare le prove delle sue colpe nei terremoti, non solo ignora gli scritti di Minopoli (il che è già grave), ma dà pure un’intervista al Fatto da cui il rag. Cerasa desume che “i terremoti creano danni perché l’Italia ha perso tempo a inseguire il progresso costruendo treni ad alta velocità”. Mentre è universalmente noto che l’unico antidoto ai danni sismici è fare migliaia di Tav. E poi cementificare e asfaltare tutto, pure i fiumi e possibilmente il mare, così ogni pioggerellina diventa alluvione. E sradicare quelle poche, orrende piante rimaste a frenare la libera iniziativa delle frane. La natura matrigna va privata di ogni laccio e lacciuolo per innescare il meccanismo virtuoso dei terremoti, delle alluvioni e delle frane, dunque delle ricostruzioni. Solo così si aiuta il progresso, la crescita e il Pil, rilanciando l’edilizia e un altro settore in crisi: quello delle casse da morto. Chi pensa che il progresso consista nel costruire o ristrutturare le case con le più moderne tecnologie antisismiche – come hanfatto in Giappone e in California, ma anche a Norcia, luoghi purtroppo contaminati dal più ottuso benecomunismo – si vergogni e arrossisca. Se le case non crollano e non si può più costruire sui greti dei torrenti, alle pendici dei vulcani e sugli orli dei burroni, dove andremo a finire?

A questo punto qualcuno si domanderà dall’alto di quale cattedra il rag. Cerasa insegni a vivere a Settis, noto incompetente che insegna archeologia da una vita, ha diretto la Normale di Pisa e il Getty Center for the History of Art and the Humanities, è membro dei Lincei e di una dozzina di accademie europee e americane, ha guidato il Consiglio Superiore dei Beni Culturali, ha una Cátedra al Prado e presiede il consiglio scientifico del Louvre. Robetta, dinanzi al curriculum del nostro ragioniere che – come scrive di se medesimo – “lavora al Foglio da 10 anni, è interista, ma soprattutto palermitano, va pazzo per i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate”. Ma, soprattutto, “è su Twitter”. Settis gli fa una pippa.