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giovedì 4 agosto 2016

La scia di sangue del patriarcato

«Non tutti uccidono, o stuprano, o picchiano. Troppi provano gusto a denigrare le donne in quanto tali, si divertono a farlo o a vederlo fare. La radice è la stessa, anche se l’azione è diversa». Il manifesto, 4 agosto 2016



E siamo a settantasei. 76 donne uccise, finora in Italia, nelle forme più varie ed efferate, dagli uomini che avevano scelto. Per una breve storia, un incontro, o anche per tutta la vita. L’ultimo episodio è successo in provincia di Caserta, dove Nicola Piscicelli ha assassinato con 12 coltellate alla schiena la moglie Rosaria Lentini. Nel frattempo è morta Vania Vannucchi, 46 anni, a cui ha dato fuoco un collega, infermiere come lei, che non rassegnava a essere mollato.

Anche se nega, ha moglie e figli, ma non sa giustificare l’ustione al braccio. Colpisce il fuoco, un sistema facile per togliere la vita, basta un liquido altamente infiammabile e un accendino. «È stato un raptus» ha detto Piscicelli, nel consegnarsi alla polizia. «Spero che non si usino più, raccontando queste storie, termini ambigui e giustificatori come raptus, gelosia, disagio, rifiuto. Sono solo squallidi criminali e schifosi assassini» ha scritto il presidente del Senato Piero Grasso nella sua pagina fb. Parole forti di un uomo, che si rende conto di quanto la cultura maschile, anche quando non vuole, attenua e occulta la gravità e il senso dei gesti compiuti.

Parole ancora più forti le ha dette papa Francesco, qualche giorno fa, sull’aereo di ritorno da Cracovia. «A me non piace», ha detto, «parlare di violenza islamica, perché tutti i giorni quando sfoglio i giornali vedo violenze, quello che uccide la fidanzata, un altro la suocera, questi cattolici battezzati sono violenti cattolici e se parlo di violenza islamica devo parlare di violenza cattolica». I violenti cattolici, i violenti occidentali sono quelli che uccidono le loro donne.

Se con queste parole Bergoglio mette fine alla millenaria complicità del cattolicesimo con il potere maschile sulle donne, nella famiglia, l’equivalenza da lui enunciata tuttora non appare limpida a tutti, e tutte. Chi sgozza un prete sull’altare sembra più violento di chi colpisce la moglie 12 volte con il coltello. Sembrerebbe che l’amore, la passione, la gelosia rendano tutto più comprensibile, perfino irrilevante a leggere tante cronache in cui delitti efferati scivolano via come se nulla fosse. Eh no, dice il Papa, con un intervento che avrà un gran peso, è la stessa violenza di chi uccide in nome di Dio.

Cito il Papa non per particolare venerazione, ma perché incide nel cuore di quella visione che regge il sistema che attribuiva ai maschi un potere sulle donne. Anche i più miserabili, quelli agli ultimi gradini della scala sociale, spettava almeno una donna. Nessuno avrebbe sindacato su come la trattava. La benevolenza dipendeva solo da lui. Mostrano a tutti, le parole di Francesco, che quel sistema è destabilizzato fin dalla radice. «Non c’è più religione», è una battuta fin troppo facile che coglie una sostanziale verità, dice il sommovimento che ha investito gli uomini, che non capiscono più il mondo in cui vivono. Da padroni che erano si trovano privi di tutto, compreso il premio promesso.

Gli omicidi di questi anni non hanno più nulla a che fare con l’antico delitto d’onore, pratica inserita con piena legittimità nell’ordine riconosciuto del patriarcato.

Ora chi uccide difende un sé maschile smarrito in un mondo incomprensibile, in cui non c’è più un posto predeterminato dalla nascita, perché ti capita di essere maschio. Per questo è importante quello che dicono gli uomini, o non dicono, il lavoro iniziato da alcuni per dipanare la fitta trama delle complicità e delle omissioni. Non tutti uccidono, o stuprano, o picchiano. Troppi provano gusto a denigrare le donne in quanto tali, si divertono a farlo o a vederlo fare. La radice è la stessa, anche se l’azione è diversa.

Quanto alle donne, la loro autonomia è un fatto reale, di popolo. Riguarda tutte, non poche signore delle élite, questa massa indica la forza del cambiamento. E per quanto riguarda i pericoli reali, ci sono tutti gli strumenti. Le leggi, che non bastano se non c’è l’educazione, la prevenzione. Ci sono i centri anti-violenza.

Perché si tagliano i fondi? La ministra Maria Elena Boschi ha convocato un summit per l’8 settembre. Ma non ci vuole un summit speciale, per ri-finanziare i centri. O è solo propaganda?