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mercoledì 17 agosto 2016

Maurer: «I conflitti moderni cancellano i confini i civili prime vittime»

Il presidente della Croce rossa internazionale Peter Maurer, intervistato da Pietro Del Re,  non lo dice, ma c''è anche chi sa distinguere tra civili e militari, e costruisce ed usa ordigni progettati per distruggere solo la popolazione civile. Lo ha dimostrato, per la striscia di Gaza, l'associazione Forensic Architecture, vedi i riferimenti in calce. La Repubblica, 17 agosto 2016


«Anche le bombe su quest’ultimo ospedale di Msf sono la conseguenza dell’estrema urbanizzazione delle guerre moderne, che aumenta la vulnerabilità della popolazione perché è ormai diventato impossibile operare una distinzione tra civili e militari», dice lo svizzero Peter Maurer, presidente del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), l’ente umanitario più potente del pianeta. «Lo stesso problema si presenta in decine di casi, dallo Yemen alla Siria e dalla Libia all’Afghanistan, dov’è per noi ovviamente molto difficile lavorare. In questi contesti il primo compito della Croce rossa è la ricerca di un dialogo con i tutti i belligeranti, perché in guerra la nostra priorità consiste nell’ottenere un spazio dove proteggere la popolazione. Non sempre ci riusciamo, ma so che senza interagire con le parti è impossibile mettere in salvo i civili, soprattutto quando il comportamento di chi combatte è scandalosamente irrispettoso nei confronti della popolazione», aggiunge questo ex diplomatico di 60 anni che fu ambasciatore della Confederazione elvetica all’Onu. La legione di 14mila operatori che oggi dirige opera in circa 100 Paesi, affaccendata a salvare vite in conflitti esterni e interni ma anche ad aiutare i migranti e a sorvegliare lo stato dei detenuti nelle carceri più dure.

Presidente Maurer, nello Yemen i caccia sauditi bombardano la popolazione civile come fanno quelli russi e del regime di Damasco ad Aleppo e Idlib. Ma la neutralità del Cicr non confligge con il dovere di denunciare un crimine? 
«Lavoriamo sul terreno e siamo quindi testimoni di molte violazioni e di molte violenze. E le assicuro che all’interno della comunità umanitaria siamo tra i primi a denunciare questo genere di misfatti, anche se non lo facciamo per forza pubblicamente. Ma è anche vero che teniamo sempre a mente il fatto che il nostro primo compito non è denunciare ma assistere le popolazioni. Perciò se denunciando viene limitato il nostro campo d’azione allora preferiamo ricorrere a metodi più diplomatici. Ci sono altre organizzazione la cui specifica missione è quella di denunciare gli abusi».

Nel mondo si contano 56 milioni di persone che scappano da guerre o miseria. Come si è giunti a questo record agghiacciante?
«Basti pensare che in nessuno dei maggiori conflitti nei quali è coinvolta la Croce rossa si percepisce una dinamica positiva. In nessuno di essi c’è un cessate il fuoco duraturo né s’intravede uno spiraglio di pace. E quindi, dal Medio Oriente al Corno d’Africa, dal Sahel alla regione del Lago Ciad all’Afghanistan assistiamo a enormi spostamenti di folle di civili in fuga. Nel mondo d’oggi chi sta bene sta sempre meglio, chi sta male sta sempre peggio».

Come giudica l’accordo con la Turchia e l’atteggiamento dell’Europa di fronte alla crisi dei migranti?
«Sono molto preoccupato. I miei dubbi sul nostro comportamento riguardano sia l’accordo turco-europeo sia alcune politiche unilaterali adottate da Paesi dell’Unione. Due i problemi: anzitutto la brutta figura che facciamo con il resto del mondo, che accusa noi europei di non essere abbastanza generosi; c’è poi l’enorme scarto tra quanto scritto nell’accordo e la sua attuazione sul terreno, con migliaia di persone rimaste prigioniere tra la Turchia e l’Europa senza nessuna assistenza legale ».

Ha ragione papa Francesco quando parla dell’universalizzazione dell’indifferenza?«C’è una forte discrepanza tra gli interessi della comunità internazionale, le problematiche dei Paesi in guerra e le risorse necessarie a ripararle. Purtroppo, là dove c’è bisogno, queste non ci sono mai, perché manca l’attenzione delle grandi potenze economiche. All’inizio del millennio, c’eravamo tutti illusi che una volta risolto il flagello della povertà avremmo costruito un mondo migliore. Quindici anni dopo, la gente è più ricca ma nel pianeta ci sono anche più violenza e più distruzione. Oggi, non sono i poveri all’origine delle guerre ma piuttosto le profonde ingiustizie della società, e l’incapacità dei leader a sanarle. La gravità e la vastità dei conflitti in corso contribuiscono a creare la peggiore situazione dalla fine della Seconda guerra mondiale».

Riferimenti

Vedi, in eddyburg, l'articolo di Eyel Wezman, l'architetto israeliano ricercato da Israele per la sua attività di denuncia. E vedi soprattutto il sito di Forensic Architecture.