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martedì 5 luglio 2016

Se il Colosseo chiude per una festa vip

«Ridurre il Colosseo a location: "caos totale, migliaia di turisti compressi in spazi ridottissimi. Tutto mentre sfilavano hostess, personalità, guardie del corpo tra sedie dorate impilate, tavoli, piatti, bicchieri, lampade e lanterne"». La Repubblica online, blog "Articolo 9", 5 luglio 2016 (c.m.c.)


Meno di un anno fa, nel settembre del 2015, Renzi e Franceschini montarono una violentissima polemica, di dimensioni planetarie, contro i sindacati che avevano fatto chiudere il Colosseo per due ore a causa di una assemblea perfettamente legale e debitamente annunciata. Il governo, riunito d’urgenza, emanò a favore di telecamere un decreto che dichiarava la cultura «servizio pubblico essenziale»: non per costringere se stesso a tenere aperti archivi e biblioteche, o a finanziare teatri e musei, ma per impedire ai lavoratori della cultura di esercitare i loro diritti costituzionali.

Ebbene, venerdì scorso il Colosseo è stato chiuso per ben più di due ore, e nell'orario di apertura è stato per due terzi inaccessibile anche a chi aveva prenotato, per organizzare la festa privata vip dello sponsor della pulitura: e nessuno osa nemmeno dirlo. Semplicemente se lo chiude Della Valle non è nemmeno una notizia, se lo chiudono i sindacati è uno scandalo da prima pagina.

Ma non tutti gli italiani sono ciechi. Pubblico qua di seguito, in forma anonima, la lettera inviatami da un testimone oculare, un archeologo precario che ‘lavora’ all’Anfiteatro:

«Le rubo qualche minuto poiché sento la necessità di raccontarle ciò che di incredibile è accaduto oggi al Colosseo. Per me, per noi, perché raccontare e denunciare possa far cambiare qualcosa in questo paese. Piccola premessa: sono un dottore di ricerca in archeologia, guida turistica abilitata, vincitore di un concorso ai servizi culturali al comune di Roma e mai assunto».

«Ebbene, oggi si è parlato molto della conferenza stampa, ma nessuno ha parlato dello spettacolo che si son trovati davanti turisti e cittadini presenti dell'anfiteatro. Interi gruppi, provenienti da ogni dove, che avevano da mesi prenotato e acquistato il biglietto di accesso all'arena, ai sotterranei e al terzo ordine, si sono visti senza preavviso vietare l'accesso sia all'arena sia al terzo ordine. E tutto mentre gran parte del secondo livello, normalmente aperto al pubblico, era anch'esso chiuso. Caos totale, migliaia di turisti compressi in spazi ridottissimi. Tutto mentre sfilavano hostess, personalità, guardie del corpo tra sedie dorate impilate, tavoli, piatti, bicchieri, lampade e lanterne. Musica ad alto volume e chi più ne ha più ne metta. Due giorni di preparativi, per la conferenza e la cena di stasera che ha impedito anche l'accesso serale dei visitatori all'anfiteatro. Difficilmente dimenticherò le facce basite degli stranieri dei miei gruppi e il terribile effetto che mi ha fatto vedere dall'alto i corridoi del Colosseo pacchianamente addobbati a festa, una festa per pochi, pochissimi eletti. Franceschini scrive "pubblico e privato insieme per il patrimonio culturale". Io parlerei piuttosto di un "pubblico oggi privato del patrimonio culturale"».


Ecco che cosa vuol dire, in pratica, ridurre il Colosseo a location: una strada imboccata anche dall'altro grande anfiteatro, l'Arena di Verona, il cui "marchio" sarà ora gestito da una "società commerciale".

È la strada del ministro Franceschini, che quando non trama per sopravvivere a Renzi (come era sopravvissuto a Letta, e a una quantità difficilmente credibile di altri sodalizi), lavora per privatizzare ancora di più il nostro patrimonio culturale. La bandiera simbolica di questa politica riguarda ancora il Colosseo, con la ricostruzione dell'arena che ridurrà definitivamente il monumento a location di eventi per cittadini abbienti.

Una politica culturale che a Roma sembra, almeno a giudicare dai risultati elettorali, aver conquistato solo i cittadini dei quartieri più ricchi. Meglio così, d'altra parte: ai tavoli del Colosseo non ci sarebbe posto per tutti.