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lunedì 4 luglio 2016

Libri da biblioteca ostaggio dell’incuria. È “Normale” a Pisa

«Tra gli scaffali dell’Ateneo, inaccessibili da maggio 2012 per problemi di stabilità giacciono non consultabili 600 mila volumi. Rischiamo di perderli a causa di burocrazia, infiltrazioni e abbandono». Il Fatto Quotidiano, 4 luglio 2016 (p.d.)


La lunghissima chiusura della Biblioteca Universitaria di Pisa è uno scandalo intollerabile, che deturpa l’immagine della città, umilia e depotenzia la ricerca, offende chiunque a Pisa abbia a cuore la cultura”. Salvatore Settis, strenuo difensore del paesaggio e della Costituzione, dal 1999 al 2010 direttore della Scuola Normale Superiore, non usa mezzi termini. C’è anche la sua firma all’appello lanciato da La Nazione per riaprire la Biblioteca universitaria “chiusa a tempo indeterminato”da un'ordinanza del 29 maggio 2012, come si legge nell'avviso esposto al pubblico.

Il motivo? Problemi di stabilità dell'edificio aggravatisi a seguito delle scosse di terremoto che hanno colpito l'Emilia. Peccato che la perizia del Dipartimento di Ingegneria civile e industriale della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa abbia contraddetto il provvedimento.

Oltre quattro anni non sono stati sufficienti per rendere fruibile un patrimonio librario straordinario. Unico. 600000 volumi, 4357 periodici, ma anche 1389 manoscritti, 161 incunaboli e 702 Cinquecentine. Numeri più che importanti che però non restituiscono a pieno il valore di quel luogo, il ruolo di quella biblioteca, ospitata dal 1823 nel Palazzo della Sapienza. A leggere nei cataloghi si fa fatica a selezionare le opere più significative. Bisogna averla provata la fortuna di camminarci nelle diverse sale di quel tempio della cultura. Il privilegio di trascorrerci del tempo, perdendosi nella lettura.

Certo, fra i fondi storici ci sono incunaboli di grande valore. Come alcune edizioni dell'Opera Omnia di Aristotele di epoca rinascimentale, oppure il Dante di Niccolò della Magna stampato a Firenze nel 1481 con le incisioni di Baccio Baldini su disegni del Botticelli. C'e anche il fondo storico delle Tesi di Laurea. Circa 20000 tesi manoscritte e dattiloscritte, datate dal 1868 fino alla prima metà del Novecento, tra le quali quelle di personalità politiche ed intellettuali come Enrico Fermi, Carlo Azeglio Ciampi, Carlo Ludovico Raggianti, Carlo Rubbia, oltre alle tesi di licenza di Giovanni Gentile e Giovanni Gronchi.

Ma a fare la differenza è quel che a lungo ha rappresentato. Non solo luogo di studio. Spazio, vitale, nel quale hanno esercitato spirito critico e senso civico tante generazioni. Una biblioteca moderna nella sua rispettabile antichità.

Finora a nulla sono serviti appelli, petizioni, lettere, assemblee e cortei. Perfino interrogazioni parlamentari. Nonostante sia nata anche un'Associazione, gli Amici della Bup, per “contribuire alla tutela del patrimonio documentario e librario” della struttura. La fruizione del tutto impossibile dopo l'esperimento del prestito e consultazione attivato presso la Residenza Universitaria “Nettuno”, dal giugno 2013 al marzo 2014. Ma anche nessun controllo, dal momento che l'accesso non è consentito neppure al personale. Al punto che una perdita d'acqua, prima della metà di giugno, ha provocato danni ad almeno un centinaio di libri. Non è neppure la prima volta. Si era già verificato alla fine dell'agosto 2015, a seguito del nubifragio che aveva investito la città. Insomma, una chiusura totale, senza manutenzione. Tanto più grave perchè non è possibile fare previsioni.

A settembre riaprirà la parte del Palazzo occupata dal dipartimento di Giurisprudenza, dopo un investimento, da parte di Regione, Fondazione Pisa, Ministero dei Beni culturali, Ministero dell'Istruzione e Università, di 13 milioni e 660mila euro. Si prepara l'inaugurazione. In compenso per la biblioteca nulla. Manca ancora l'approvazione al progetto di restauro. Che la prolungata impasse sia imputare al fatto che il Palazzo è di proprietà dell'Ateneo e quindi sotto il controllo del Miur, mentre la Biblioteca universitaria è gestita dal Mibact? E' probabile. Anche se la locale amministrazione, guidata dal sindaco Pd Marco Filippeschi, non sembra immune da colpe. Così come l'Ateneo presieduto dal Rettore Massimo Augello.

Ma aldilà delle reponsabilità, vere o presunte, rimane la chiusura scellerata alla quale si aggiunge una scriteriata delocalizzazione. Già, perchè dal 2014 gran parte delle riviste, oltre “una considerevole parte degli importanti seriali novecenteschi e contemporanei italiani e internazionali”, sono state trasportate presso il Complesso monumentale del Museo di San Matteo. In sintesi, un patrimonio sostanzialmente dilapidato. Già perché tra le tante implicazioni la chiusura della Biblioteca si porta dietro anche questa. La mancata possibilità di usufruire di libri e manoscritti. La privazione di un Bene comune. Tanto più colpevole perché perpetrata ai danni di giovani studiosi.

Così i libri continuano ad essere paradossalmente prigionieri. Paradossalmente, o forse no. Finchè “le istituzioni reagiranno con una sorta di blanda semi-indifferenza, rinviando la soluzione di mese in mese, di anno in anno”. Sembra non esserci futuro per la storia, a Pisa.
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