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mercoledì 15 giugno 2016

Mose, la laguna si abbassa di 8 cm

«Studio Cnr: mezzo milione di tonnellate di cemento pesano sui fondali. «Nel resto della laguna trend in linea con gli ultimi decenni». Il progetto Mose prevedeva l’abbassamento di 8 centimetri in un secolo». La Nuova Venezia, 15 giugno 2016 (m.p.r.)


Venezia. Mezzo milione di tonnellate di cemento sott’acqua per i cassoni del Mose. E la laguna sprofonda. Lo hanno scoperto i ricercatori del Cnr Luigi Tosi e Cristina Da Lio, che hanno consegnato l’ultimo studio sulla subsidenza dell’Alto Adriatico realizzato con i professori Tazio Strozzi e Pietro Teatini. Secondo gli ultimi rilevamenti affidati a sofisticati sistemi di Gps da satellite, la velocità di sprofondamento è aumentata. «Mentre in quasi tutta la laguna e nelle isole di Burano e Sant’Erasmo il terreno si è abbassato di pochi millimetri, confermando il trend degli ultimi due decenni», scrivono, «nelle tre bocche di porto interessate dai lavori del Mose l’abbassamento registrato è nell’ordine di molti centimetri». Addirittura 7-8 secondo altri rilievi geologici in possesso del Consorzio Venezia Nuova. 

Un dato che preoccupa, perché nel progetto originario del Mose, il sistema di dighe mobili contro le acque alte, l’eventualità di uno sprofondamento era prevista, ma limitata a 8 centimetri nel prossimo secolo. Studiosi e ricercatori non amano le polemiche. «Siamo certi che i progettisti hanno previsto la modifica dei fondali», si limitano a dire gli studiosi che hanno firmato l’ultimo rapporto. Ma i numeri parlano chiaro. E indicano la certezza che l’enorme peso delle strutture in calcestruzzo destinate a sostenere le 78 paratoie ha già prodotto degli effetti sull’equilibrio dei fondali lagunari. Fenomeno previsto, assicurano gli ingegneri. Che proprio per sostenere il peso del cemento avevano conficcato centinaia di pali lunghi 35 metri sui fondali sabbiosi delle bocche di Lido, Malamocco e Chioggia. 

Un assestamento è senz’altro previsto, ma per adesso gli 8 centimetri che si dovevano perdere in un secolo sono già stati persi in poco più di due anni. Aggiunti alla subsidenza naturale (circa 2 millimetri nell’area regionale) e all’eustatismo, cioè l’aumento del livello dei mari già evidente, potrebbe rappresentare un problema. Ma soprattutto, fanno notare i critici del progetto Mose, impone un controllo serrato sull’efficacia del progetto. 

Due anni fa la storia del Mose aveva subito una brusca virata. 35 arresti per l’inchiesta della Procura di Venezia, partita da un accertamento fiscale delle Finanza. Una rete di corruzione e di malaffare venuta alla luce, che aveva rivelato connessioni tra singoli e apparati dello Stato. Pochi mesi dopo il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone aveva chiesto e ottenuto dal prefetto di Roma il commissariamento del Consorzio Venezia Nuova, pool di imprese istituito con la seconda Legge Speciale del 1984 che ha in regime di monopolio la salvaguardia della laguna e la realizzazione del Mose. 

Il commissario Luigi Magistro ha avviato una grande inchiesta interna, scoprendo molte irregolarità e ottenendo, un anno dopo, anche il commissariamento della Comar srl, società per la gestione degli appalti di proprietà degli stessi azionisti del Consorzio, la padovana Mantovani e le romane Condotte e Grandi Lavori Fincosit. Verifiche sono state avviate anche dal punto di vista tecnico dal commissario Francesco Ossola, dopo la serie di incidenti che aveva funestato l’avvio della fase operativa del Mose: lo scoppio di un cassone sul fondale a Chioggia, il crollo della diga foranea al Lido e l’allagamento di un altro cassone a San Nicolò, il danneggiamento della conca di navigazione a Malamocco. Adesso altre verifiche dovranno essere fatte - e in parte sono già in corso - sulla struttura del sistema Mose e sulla sua tenuta, la manutenzione, la gestione e il rischio della subsidenza. Adesso diventato una certezza.