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mercoledì 8 giugno 2016

Migranti tra i gulag e il Mercato

I diritti umani non esistono per chi fugge dai paesi dissestati dalle guerre, dalle catastrofi ambientale e dai saccheggi dei colonialisti. L'Europa sceglierà tra i fuggiaschi quelli che valgono di più per i nostri (sporchi) interessi e farà sì che gli altri siano rinchiusi nei campi di concentramento. Il manifesto, 8 giugno 2016

OGGI IL MIGRATION COMPACT
di Leo Loncari
«Migranti. Mogherini all’Onu: "Una risoluzione per ampliare la missione europea in Libia"»

Una nuova risoluzione che permetta di allargare i compiti della missione europea Sophia in acque territoriali libiche, E’ quanto ha chiesto ieri il capo della diplomazia Ue Federica Mogherini al consiglio di sicurezza dell’Onu. Si tratta di un passaggio che segna un ulteriore salto di qualità nei compiti della missione e che prevede sia l’addestramento della guardia costiera libica, per la quale sono già pronte otto motovedette italiane, che un controllo sul rispetto dell’embargo di armi destinate alle milizie. «La scorsa primavera il Consiglio è stato unanime nel dare il via all’operazione navale che ha consentito di salvare decine di migliaia di vite umane, sequestrare centinaia di asset e portare i trafficanti davanti alla giustizia», ha spiegato ieri Mogherini intervenendo a New York.

Un altro passo della strategia europea per arginare il flusso di migranti sci sarà oggi a Strasburgo, dove Mogherini presenterà insieme al vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans il migration compact per l’Africa: 62 miliardi di euro di investimenti privati nel medio e lungo termine, per «pacchetti su misura» soprattutto per i Paesi africani, con l’obiettivo di combattere le cause alla radice dei flussi migratori e negoziare accordi per i rimpatri. Sette i paesi con cui verranno avviati i primi progetti: Etiopia, Eritrea, Niger, Nigeria, Mali, Libano e Giordania. Il lavoro è già stato avviato con tutte le capitali, in particolare con Niamey ed Addis Abeba. Nell’immediato si punta ad utilizzare 1,8 miliardi del Fondo per l’Africa, ai quali la Commissione europea aggiungerà 500 milioni dal budget Ue, con la prospettiva che gli Stati membri ne diano almeno altrettanti, ma possibilmente raddoppino l’intera cifra. Nel contenitore confluiranno anche fondi per i profughi e la cooperazione già esistenti.

La proposta legislativa vera e propria sul piano globale di investimenti arriverà comunque ad ottobre. Il controllo dei flussi migratori sarà il punto centrale attorno al quale ruoteranno le intese con i Paesi terzi, e potrà essere anche una delle ragioni per negare benefici commerciali o privilegi sui visti.

Ieri intanto l’Unione europea ha rispedito al mittente la proposta avanzata domenica dal ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz di concentrare e trattenere i migranti su alcune isole dalle quali non potrebbero muoversi. «Come fecero gli Stati uniti a Ellis Island o come fa oggi l’Australia», ha spiegato in un’intervista l’esponente del partito popolare. Esempi, specie quest’ultimo, che non sono piaciuti a Bruxelles. «Abbiamo una chiara posizione sul modello australiano: non è un esempio da seguire per l’Ue», ha spiegato un portavoce della Commissione europea.

In contrasto a quanto previsto dal diritto internazionale, il governo di Canberra confina i profughi in campi allestiti su due isole del Pacifico dai quali per loro è impossibile allontanarsi e dove, stando a molte denunce, sono vittime di violenze di ogni genere. «La politica (europea, ndr) sull’asilo e i profughi è pienamente in linea con le leggi e convenzioni internazionali e con il principio di non respingimento e questo non cambierà», ha concluso il portavoce.

Vienna comunque non sembra avere nessuna intenzione di abbandonare politiche e iniziative contro i migranti. Dopo aver completato i lavori preparatori all’innalzamento di una barriera al Brennero, dove ha schierato anche 80 poliziotti, ieri ha annunciato di voler avviare la costruzione di barriere analoghe anche ad altri valichi con l’Italia e la Slovenia. Si tratterebbe, proprio come ha fatto al Brennero, di recinzioni preventive, da innalzare solo in caso di nuovi arrivi di migranti, ha spiegato il portavoce della polizia, Rainer Dionisio.

I valichi in questione sono quello di Thoerl-Maglern, al confine austro-italiano dove potrebbe essere aggiunta una recinzione. E quello nei pressi del traforo Caravanche, che collega la Slovenia con l’Austria.


FERMARE I MIGRANTI,
L’UE È PRONTA A PAGARE
di Anna Maria Merlo


«Bruxelles. Il piano europeo prevede soldi e investimenti per i paesi che bloccano i flussi. Servono 62 miliardi. Il primo accordo sarà con la Libia, poi con Tunisia, Libano e Giordania»

Ci sono stati più di 10mila morti nel Mediterraneo dal 2014, secondo dati Onu. La tragedia dei rifugiati, che scappano dalle guerre o per ragioni economiche, è un avvenimento epocale, non un fatto transitorio. La Commissione europea, messa di fronte al dramma che non può avere risposte nazionali ma che genera paura negli stati membri, cerca una soluzione. L’ultima proposta è stata illustrata ieri di fronte all’Europarlamento. Si tratta di un «nuovo quadro di partnership» da proporre agli stati di origine dei migranti, ha spiegato il vice-presidente della Commissione, Frans Timmermans, «cominciando da un primo gruppo», ha precisato, per arrivare a concludere dei «patti adattati alla situazione di ogni paese». Il «punto di partenza», per Timmermans, è il Migration Compact presentato dall’Italia e che sarà sul tavolo del Consiglio europeo di fine giugno. Bruxelles spera di poter dotare questo «patto» di 62 miliardi di euro: ma questa cifra sarebbe la risultante di un «effetto leva», a partire da un molto più modesto finanziamento di 3,1 miliardi provenienti dai fondi comunitari, a cui dovrebbe affiancarsi una cifra analoga versata dai paesi membri. L’obiettivo del moltiplicatore dell’effetto leva è «incentivare gli investimenti privati».

La Ue avanza con i piedi di piombo su un terreno sconosciuto. Per la prima volta in un documento comunitario viene stabilito un chiaro legame tra migrazione e cooperazione, con il ricorso anche a «incentivi negativi»: la Commissione propone di limitare gli aiuti e i vantaggi economici ai paesi che non contengono i flussi di migrazione. Un do ut des, che però solleva molte perplessità tra i giuristi, che si chiedono se sia legale stabilire degli accordi che pongono come clausola il freno alla migrazione. La Ue vuole «dare un maggiore appoggio ai paesi che fanno maggiori sforzi» nel limitare le partenze e nel riprendersi i propri cittadini emigrati illegalmente, anche facendo ricorso agli incentivi negativi. Ormai, tutti gli accordi che verranno firmati dalla Ue con dei paesi terzi prenderanno in considerazione la questione delle migrazioni, legata a tutti gli aspetti economici, come energia, investimenti o cambiamento climatico. Finora, gli accordi includevano riferimenti al rispetto dei diritti umani, dei diritti del lavoro o allo sviluppo sostenibile.

Per la Ue il problema più urgente del momento è la Libia. «Decine di migliaia di persone cercano il modo per entrare nella Ue» dice l’Onu. Mrs. Pesc, Federica Mogherini, ha chiesto lunedì all’Onu di autorizzare l’operazione europea Sophia a fare dei controlli sulle imbarcazioni al largo della Libia, per verificare che venga rispettato l’embargo sulle armi. Ieri, Mogherini ha spiegato che la Ue cerca un «nuovo approccio», che va dal salvataggio in mare dei profughi, alla lotta ai passeurs, al sostegno ai paesi che accolgono rifugiati, fino alla conclusione di «patti» favorevoli alla crescita dei paesi partner. La Ue cerca la strada per un approccio «più coordinato, più sistematico, più strutturato» per far fronte alla sfida. L’accordo concluso con la Turchia, criticato da più parti e sempre sottoposto al ricatto di Erdogan, viene comunque considerato positivo a Bruxelles, perché per il momento sembra aver messo sotto controllo gli sbarchi in Grecia, obiettivo principe degli europei. «Patti» precisi, per la Commisisone, dovranno essere conclusi, dopo la Libia, con Tunisia, Libano e Gordania. Poi seguono Niger, Nigeria, Mali, Senegal, Etiopia. «Vogliamo convincere i paesi d’origine che i problemi di immigrazione e di sviluppo sono legati, da loro e da noi», spiega Timmermans.

Il «patto» proposto dalla Commissione contiene anche l’apertura di «vie legali» all’immigrazione in Europa. Finora, avevamo «il sistema di Blue Card», spiega Timmermans in un’intervista a Le Monde, «utilizzato soprattutto dalla Germania per persone molto qualificate. Dobbiamo estenderlo ad altri stati», accanto a una conferma e ridefinizione del «sistema di reinstallazione di rifugiati in Europa», che non sta funzionando per nulla. Bisognerà aspettare l’autunno per avere maggiori dettagli su questo punto, su cui la proposta della Commissione sorvola soltanto, viste le forti reticenze dei paesi membri. La questione dei finanziamenti resta una piaga aperta: nel novembre 2015 è stato varato un Fondo per l’Africa, che avrebbe dovuto essere dotato di 1,8 miliardi, ma finora ne sono stati stanziati solo 80 milioni.

L’UE: «SERVONO 83 MILIONI
DI LAVORATORI QUALIFICATI»
di Carlo Lania


Per l’Unione europea i migranti economici rappresentano un problema, ma se nella massa di disperati che cerca di raggiungere il Vecchio Continente ci sono dei «talenti», ovvero lavoratori altamente qualificati e preziosi per il nostro mercato del lavoro, allora il discorso cambia. E molto. Entro il 2025, avverte infatti Bruxelles, serviranno tra i 68 e gli 83 milioni di lavoratori specializzati, manodopera indispensabile per mettere un argine al calo della popolazione in età lavorativa, ma soprattutto per rispondere alle esigenze di un mercato che richiede competenze sempre più alte. E di questi almeno 18 milioni servono praticamente subito, entro il prossimo decennio. Una necessità che l’Europa da sola non è grado di soddisfare e per questo deve fare ricorso ai migranti.

A lanciare l’allarme, sottolineando la necessità di personale iperqualificato, è un documento della Commissione europea che già nello scorso mese di aprile avvertiva i capi di stato e di governo della necessità di gestire in maniera diversa i flussi migratori. «La migrazione è stata e continuerà ad essere nei prossimi decenni una delle questioni fondamentali per l’Europa», è scritto nel testo in cui si ricorda come i cambiamenti climatici, le guerre e l’instabilità economica di aree a noi vicine continueranno a spingere le persone a cercare rifugio in Europa. Per gli stati resta quindi prioritario garantire protezione a chi fugge ma, avverte il documento, «con l’evolvere delle loro tendenze demografiche dovranno ricorrere alle opportunità e ai vantaggi offerti dai talenti e dalle capacità degli immigrati, e quindi cercare di attirarli».

Nel migration compact discusso ieri dall’europarlamento è prevista anche una revisione della Blu card, lo speciale permesso di soggiorno varato dall’Ue nel 2009 proprio per attirare lavoratori altamente qualificati. Revisione che era stata sollecitata ad aprile dalla Commissione guidata da Jean Claude Juncker per la quale era necessario uno strumento più efficace. Del resto anche l’Ocse proprio ieri ha sollecitato l’Europa a varare politiche in grado di attirare e trattenere cervelli, tanto più che dei migranti che ogni anno approdano nel Vecchio Continente solo una minoranza è ben qualificata. La migrazione umanitaria – è scritto nel rapporto presentato ieri a Parigi – «non può sostituire i canali discrezionali e selettivi della migrazione professionale tramite cui i datori di lavoro dovrebbero soddisfare i futuri bisogni di competenze».

Facile, a questo punto, ipotizzare come in futuro la selezione dei migranti, e forse anche dei richiedenti asilo da accogliere in Europa potrebbe avvenire sulla base delle indicazioni espresse sia dalla Commissione Ue che dall’Ocse. Se l’Europa «vuole rimanere un attore competitivo a livello mondiale», avverte il documento della Commissione, dovrà trovare il modo per attirare dall’estero le competenze che gli servono. «Ciò è essenziale non solo per soddisfare il fabbisogno attuale e futuro di competenze e salvaguardare un’economia dinamica – conclude il testo – ma anche per assicurare la sostenibilità dei nostri sistemi assistenziali a lungo termine».

Insomma la battaglia per accaparrarsi gli immigrati più qualificati è cominciata. Anche perché i «talenti» non farebbero gola solo a noi europei. Qualche giorno fa il quotidiano tedesco Der Spiegel ha accusato Ankara di escludere dall’accordo siglato con l’Ue (un siriano accolto in Europa per ogni siriano entrato illegalmente ripreso dalla Turchia) i profughi più qualificati, trattenendo così ingegneri, medici o comunque lavoratori estremamente qualificati. La questione sarebbe stata posta ad aprile dal rappresentante del Lussemburgo in una riunione dell’Ue. Al loro posto, Ankara invierebbe profughi non qualificati e malati.