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lunedì 13 giugno 2016

Matera città europea della Cultura per il 2019

Un 'articolo sulla situazione ingessata a due anni dall'inizio dell'evento e un'intervista a Salvatore Settis. Con la speranza che non venga riproposto il modello Expo e che la città non venga "valorizzata" in una nuova Disneyland. Il Fatto Quotidiano, 13 giugno 2016  con postilla (p.d.)


MATERA, LA "VERGOGNA D'ITALIA"
IN CERCA DI RISCATTO CULTURALE
di Silvia D'Onghia

Dicono che il 17 ottobre 2014 a Matera si sia registrato un forte movimento tellurico. Nessun terremoto, però, ha scosso la città: solo un boato, provocato da sessanta mila cuori che hanno sussultato, nell’attimo in cui nelle lontane terre del ministero della Cultura è nato il riscatto. Non più rassegnazione, non più “vergogna d’Italia”, ma speranza, futuro, scommessa. Città europea della Cultura per il 2019, avamposto (il primo) di un Mezzogiorno ostinato e contrario. Sempre solidale, a volte sorridente; diffidente e geloso della propria storia, ma anche del proprio orrore.

C’aim' a fà’”, che dobbiamo fare, questa è la nostra vita e ce la teniamo. E invece no, non più. L’Europa porta nuova linfa tra i vicoli che scompaiono dietro le case, che poi case non sono. Semmai grotte riconosciute dall’Unesco nel 1993 patrimonio dell’umanità. Un riscatto cominciato una quindicina di anni fa – quando architetti e artisti iniziarono a rendere “residenze”quei Sassi, imbuti al contrario – e sigillato, adesso, davanti agli occhi del mondo. La “vergogna” resta chiusa nelle cisterne che un tempo – neanche lontano – portavano l’acqua piovana ma anche la tubercolosi.

La vittoria europea
Non solo di memoria si vive. La scommessa è trasformare il riscatto in Cultura. L’hanno capito i cittadini (e dopo anche i politici) che hanno candidato la città al riconoscimento europeo. E infatti il dossier “Matera 2019” è ricco di progetti. Costosi, ambiziosi e, si spera, fattibili. Si spera perché, a due anni e mezzo dallo scoccare del gong, quasi tutto è ancora da fare. Colpa dei soldi che non arrivano da Roma, della burocrazia e dei ricorsi, della mancanza di personale e delle regole del Patto di Stabilità. “Colpa del fatto che, subito dopo la designazione, si celebrava e non si monetizzava”, afferma il sindaco Raffaello De Ruggieri, avvocato lamalfiano ottantunenne subentrato in corsa, un anno fa. “Abbiamo a disposizione 109 milioni di euro che servono per mobilità, accoglienza e servizi. Non è molto, ma è un punto di partenza. Come punto di partenza deve essere il 2019, un’opportunità per restituire qualità sociale e urbana”.

La memoria di Cristo
“Dentro quei buchi neri, dalle pareti di terra, vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie. [...] Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. [...] Era il tracoma. Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa. [...] Sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste”. Così Carlo Levi, nel 1945, nella radiografia a colori di “Cristo si è fermato a Eboli” stigmatizzò quella che Togliatti, tre anni dopo, avrebbe definito, appunto, la “vergogna”. Abitazioni scavate nella roccia – un’architettura in negativo, sfruttata dal Paleolitico ai giorni nostri – ambienti unici in cui si viveva tutti insieme: uomini, donne, “un’infinità di bambini”, muli, maiali, galline sotto il letto. Una sola finestra, il riscaldamento affidato a un braciere e allo sterco degli animali; una cassa del pane, in cui tenere anche il foraggio, e un telaio, affittato d’inverno per vestire di stracci quelle creature mandate da dio, messe a dormire con l’aiuto dell’oppio nei cassetti del comò. Tutto visibile, ancora oggi, nelle grotte divenute musei per non dimenticare.

I progetti del dossier
A gestire la partita è la Fondazione Matera-Basilicata 2019, nel cui Cda siedono il Comune, la Provincia, la Regione, l’Università e la Camera di Commercio, e il cui direttore, il torinese Paolo Verri, è già conteso tra il governatore Pittella e l’omologo pugliese Emiliano. Due i pilastri del dossier: l’I-DEA e l’Open Design School. L’Istituto Demo-Etno-Antropologico servirà a mettere in Rete tutti gli archivi della Basilicata, pubblici e privati, per creare una sorta di “archivio degli archivi – racconta Rita Orlando, architetto materano prestato alla gestione, al monitoraggio e al follow up dei progetti – il più possibile in open source. L’Open Design School è la scommessa più grande: partendo dalla Cava del Sole, un workshop internazionale di 15 persone che, da settembre, dovrà ripensare gli spazi, le strutture, gli accessi alla città”.

Nota dolente, questa: per evitare che la parte nuova di Matera si trasformi in un unico enorme parcheggio, si è pensata una metropolitana da 36 milioni di euro. Finora, però, non è partito nemmeno un cantiere. “Abbiamo poi un progetto di alta formazione degli operatori culturali – prosegue Orlando – per recuperare il senso di comunità che le polemiche politiche hanno sfilacciato”. Già, la politica. A Matera non ne vogliono sentir parlare: il mare è lontano, le trivelle pure, le passerelle aumentano. Bisogna essere amici di tutti, i soldi arrivano da Roma.

C’è un oggetto che si vende nelle piazze dei Sassi, il cucù: un fischietto a forma di uccellino che veniva regalato dal fidanzato alla fidanzata prima del matrimonio. Più era decorato, più erano i soldi che l’uomo avrebbe messo nella vita coniugale. Per far sì che Matera non diventi una nuova Expo, servirebbe un enorme cucù.



“E' UNA CIVILTA' DELL'ABITARE
NON LA FACCIAMO DIVENTARE
UNA NUOVA DSNEYLAND”
di Alessia Grossi
Si dice rallegrato del successo di Matera il professore Salvatore Settis, “per due ragioni: perché è una città unica al mondo, bella, che attende un riscatto da troppo tempo, e soprattutto perché quest’ultimo è venuto direttamente dai cittadini, coscienti finalmente di essere in possesso di un bene straordinario”, spiega.

Questo riconoscimento lo vede come un'opportunità?
Sì. C'è stato un momento, negli anni '50 in cui quei sassi erano ritenuti qualcosa di selvaggio, di primitivo, una vergogna nazionale, da dimenticare, anzi, da demolire. La proposta non è mai stata fatta, ma si sarebbero volentieri fatti saltare in aria con una bomba. Da allora i cittadini hanno capito gradualmente che quello di cui erano in possesso era una vera e propria “civiltà dell'abitare” con tutte le sue peculiarità e la sua storia. Quindi hanno cominciato ad apprezzare i sassi. Questo riconoscimento europeo è l'opportunità di recuperare quella storia. E finalmente la coscienza degli abitanti è in continuità con il parere di molti che la ritengono una meraviglia.

Conosce il dossier presentato da Matera?
No, non lo conosco nei dettagli

Sa che si farà una metropolitana?
Ecco, non ne ero a conoscenza. Diciamo che - pur non avendo visto tecnicamente di cosa si tratta - non è la prima cosa che mi sarebbe venuto in mente di fare per la rivalutazione della città. L’ultima volta, non molto tempo fa che ci sono stato, ho visto ancora tante case disabitate e chiese bellissime in disuso e abbandonate. Credo che vadano prima di tutto recuperate queste che sono il simbolo della città e poi si dovrebbe pensare al resto. Però dipende sempre da come si fanno le cose. Se la metropolitana verrà costruita nel rispetto del centro storico e non lo trasformerà in una specie di Disneyland, potrebbe anche andare bene, anche se secondo me ci sono altri modi per portare i visitatori in città, facendo in modo che i pullman si fermino fuori.

Matera capitale europea della cultura da un lato e trivelle dall'altro, un ideale “scambio”?
Questo concetto non dovrebbe essere neanche pronunciabile. È come quando si dice che a Taranto c'è più lavoro anche se per lavorare si mette a repentaglio la vita dei cittadini. Io al Referendum sulle trivelle ho votato contro perché penso che siano dannose, mettano a rischio la salute dei cittadini e l'ambiente. Anche in questo caso sono stati i cittadini a fare una vera e propria battaglia per promuoverlo ottenendo ottimi risultati, nonostante poi non sia stato raggiunto il quorum. Lo “scambio” trivelle-sassi però purtroppo è vero che potrebbe esistere vista la mentalità corrente.

Tutto questo sforzo per la riqualificazione della città finirà nel 2019?
No. È impossibile, o meglio, non dovrebbe essere così. Non c'è solo Matera, c'è tutto un territorio che va riqualificato. Lì intorno ci sono zone devastate anche dal punto di vista ambientale. Girando per la campagna mi sono imbattuto nel famoso ponte a metà, sospeso nel vuoto. Quello sì che dovrebbe essere fatto saltare in aria con una bomba, a meno che non si decida di terminarlo. Anche in questo caso, come in molti altri, poi c’è da dire che i problemi di una città non si risolvono mai con un grande evento. Vale lo stesso principio che applichiamo con il nostro corpo: c'è bisogno di manutenzione continua.

postilla

È davvero sconcertante come ci si dimentichi la storia anche recente. È dalla metà del secolo scorso che si  studia, si discute, si progetta, si fa e si disfa per riabilitare la struggente bellezza del patrimonio storico di questa incredibile città, e nessuno sembra ricordarlo. Per fortuna che c'è eddyburg e il suo archivio. Digitate Matera Sassi sul "cerca". o almeno leggete questi tre articoli: Matera schiaccia i Sassi, di Francesco Erbani,  Il centrosinistra e il sacco di Matera, di Michele Fumagallo,  e Se Matera diventa capitale della cultura lo deve a Olivetti, di Carlo Vulpio.
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