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giovedì 16 giugno 2016

“L’Ue isoli l’Egitto, l’Italia faccia di più”

I Regeni hanno presentato all'europarlamento un elenco di misure che i paesi potrebbero prendere: il richiamo degli ambasciatori degli Stati membri, la dichiarazione dell’Egitto come Paese non sicuro; la sospensione degli accordi di fornitura di armi, apparati bellici o per lo spionaggio e la repressione interna; la sospensione degli accordi economici, ... . La Repubblica, 16 giugno 2016 (m.p.r.)


Roma. Aumentare «la pressione sull’Egitto» da parte dell’Italia ma anche di tutti i paesi dell’Unione Europea. «Ritirate anche voi l’ambasciatore». È questo il messaggio che ieri Paola e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, hanno lanciato da Bruxelles, parlando alla sottocommissione per i diritti dell’uomo del Parlamento europeo. «Bruxelles e Roma facciano di più per aumentare la pressione sull’Egitto, arrivando anche all’isolamento diplomatico ed economico, pur di ottenere la verità sulla morte di Giulio », hanno detto. Spiegando cosa si aspettano dal governo italiano e dagli altri paesi dell’Unione. «Non ho ancora capito - ha detto la signora Paola - se l’Italia è ancora amica dell’Egitto e se l’Europa intrattenga ancora relazioni amichevoli con il Cairo. Noi speriamo - hanno ribadito che oggi possa iniziare una nuova fase: basta commemorazioni, servono azioni».

È ormai chiaro a tutti che la collaborazione del Cairo sia soltanto sulla carta. Gli investigatori hanno messo nero su bianco il tentativo di depistaggio, con la morte di una banda di cinque cittadini egiziani accusati della morte di Giulio. I documenti del ricercatore italiano furono trovati a casa di uno del gruppo. Peccato però, si è scoperto oggi, che l’uomo non fosse nemmeno al Cairo il giorno della scomparsa di Regeni e che nei verbali fatti arrivare in Italia ci sia un lungo elenco di falsi. «Non c’è collaborazione da parte dell’Egitto, non collabora con la nostra procura, che ringrazio e che pensa a Giulio giorno e notte», ha detto la signora Paola. «L’Egitto - ha continuato - non sta collaborando con l’Italia e con l’Europa, perché l’Italia è in Europa, quindi chiediamo forte pressione collettiva. Per ora abbiamo solo carta straccia, solo testimonianza false, per questo non possiamo trovare la verità».

I Regeni, al Cairo insieme con l’avvocato Alessandra Ballerini, hanno presentato un elenco di misure che i paesi potrebbero prendere: il richiamo degli ambasciatori degli Stati membri, appunto, la dichiarazione dell’Egitto come Paese non sicuro; la sospensione degli accordi di riammissione e degli accordi interforze; la sospensione degli accordi di fornitura di armi, apparati bellici o per lo spionaggio e la repressione interna; la sospensione degli accordi economici; il monitoraggio dei processi contro attivisti, avvocati e giornalisti e la protezione di chi può fornire notizie concrete per l’indagine.

La risposta del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è arrivata a stretto giro: «Stiamo seguendo la vicenda, nei prossimi giorni cercheremo di nuovo di capire sullo stato dell’arte e l’aggiornamento della situazione, sentiremo i genitori di Giulio» ha detto ieri pomeriggio confermando «il massimo impegno affinché sulla vicenda di Giulio sia fatta luce e chiarezza. Abbiamo sempre dimostrato il nostro impegno, marcando dei punti di grande forza sia sulla politica internazionale che sui rapporti bilaterali ». Al momento l’Italia non ha l’ambasciatore al Cairo: dopo il richiamo per consultazioni di Maurizio Massari, il nuovo incaricato Giampaolo Cantini non ha ancora presentato le credenziali. La sede, quindi, di fatto è scoperta. Il passo successivo dovrebbe essere l’inserimento nella blackout list della Farnesina, sul cui sito - a differenza di altri paesi, a partire dagli Stati Uniti - la questione Regeni però non viene nemmeno citata. 

«È importante - hanno ripetuto ieri ancora i Regeni - che l’ambasciatore resti a casa. Ma soprattutto spiegare all’opinione pubblica il perché e il cosa sta accadendo in Egitto. Penso sia arrivato il momento delle scelte. Basta commemorazioni, ora azioni. Abbiamo una documentazione di 266 foto di cosa è successo a Giulio, una vera enciclopedia delle torture in Egitto che non vorremmo mostrare mai, vorrebbe dire che abbiamo toccato il fondo. Giulio era un cittadino europeo, e la battaglia per la verità deve essere una battaglia europea».

I Regeni hanno incontrato anche, oltre alla delegazione degli europarlamentari, Federica Mogherini, che ha assicurato loro che l’Ue «sostiene tutte le iniziative che le autorità italiane stanno prendendo» per arrivare alla verità sulla morte di Giulio. Tutto questo mentre Sinistra italiana ha chiesto, con l’onorevole Nicola Fratoianni, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sull’assassinio del ricercatore italiano.
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