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lunedì 27 giugno 2016

Brugnaro punta sulla città verticale, grattacieli da Mestre a Marghera

La visione fallocratica della città, conveniente per gli affari, trova facili sponde nel governo della gronda lagunare di Venezia. La Nuova Venezia, 27 giugno 2016

Tra le priorità del documento del sindaco Brugnaro per il Piano degli interventi, ovvero la fase attuativa del Piano di assetto del territorio, il Pat, adottato dal Comune nel 2013, c’è la città verticale tra Mestre e Marghera, partendo dai principi di «favorire azioni di recupero, rigenerazione e densificazione dei tessuti urbani» e fare di Mestre il «cuore amministrativo e culturale dell’ area metropolitana e del Nordest, «dove inserire un abitare sostenibile, terziario e terziario avanzato, giovani start-up e innovazione».

Riparte il dibattito. Un tema, quello della città che cresce in altezza, che affascina anche se non è nuovo: già nel 2008 con la demolizione dell’ex ospedale di Mestre l’aveva lanciato l’allora sindaco Cacciari. In gioco è la città che vogliamo.

Le aree indicate. Brugnaro, laureato in architettura, nel suo piano indica un futuro di densificazione e incremento volumetrico per il centro di Mestre. Dove? Si fa generico riferimento al centro (piazza Ferretto verso via Piave, via Cappuccina e la stazione ferroviaria), poi l’ambito di via Torino e via Ca’ Marcello e la prima zona industriale di Porto Marghera, quella più vicina a Mestre alla Città Giardino.

Il Quadrante cambia confini? Rientra nello sviluppo in altezza anche il Quadrante di Tessera, l’area per il divertimento e i nuovi impianti sportivi (leggi stadio). Pare di intuire che la giunta Brugnaro andrà a modificarne confini e previsioni visto che nel piano si legge che «le previsioni localizzate del precedente accordo di programma potranno essere riviste, interessando anche le aree poste in adiacenza o alternative al perimetro iniziale». Vedremo se il piano si rivelerà decisivo per rilanciare la città o rimarrà un libro dei sogni: intanto in Consiglio comunale è scontro politico sui "terreni d'oro".

Tanti progetti in attesa. Nel 2008 il nostro giornale aveva contato 19 progetti di grattacielo che dovevano modificare lo sky-line di Mestre. La successiva crisi economica ha frenato e rallentato la maggior parte di questi investimenti privati. E con l’arrivo della nuova amministrazione da più parti si denuncia lo stallo del settore Urbanistica e il fermo a progetti attesi come quello per la stazione.

Cosa si muove, cosa no. Otto anni dopo quella nostra inchiesta sui progetti di grattacieli, il Palais Lumière di Pierre Cardin resta un sogno, rilanciato dallo stilista e misteriosamente offerto anche alla vicina Jesolo. Di prossima apertura c’è la Hybrid Tower di via Torino (75 metri) con appartamenti, uffici, ristoranti, sale fitness.

L’ex Umberto I è un bel problema in pieno centro: la giunta Brugnaro ha prorogato di sei mesi la procedura per la convenzione con la Dng, proprietaria dell’area, che cancellando le ipoteche fa passare sotto la proprietà comunale i vecchi padiglioni e 18 mila metri quadri di verde. La variante consente ai proprietari di puntare su commerciale, residenza e un albergo per le tre torri alte fino a 100 metri che restano sulla carta. Qualche potenziale compratore all’orizzonte c’è ma le cubature in gioco nonc ambiano. Si è rimesso in moto con l’arrivo del costruttore Salini, di Impregilo e Cediv il progetto di via Ulloa: via il grattacielo di 164 metri, arrivano due edifici più bassi ricettivi, un centro commerciale e direzionale, edifici residenziali e un parco urbano. In attesa sono anche le quattro torri della Campus (gruppo Mantovani) all’ex mercato di via Torino e le altre quattro di Metroter (Aev Terraglio).

Il caso. In conferenza di servizi in Città metropolitana si discute della Venus Venis, la torre di 100 metri che la società Blo vuole far nascere vicino alla “Nave de Vero”. L’impatto viabilistico non convince gli uffici comunali; le associazioni dei commercianti sono in allarme ma il progetto piace al primo cittadino. La Confesercenti si è già pronunciata contro.

postilla
Chissà quando hanno smarrito la capacità di ragionare le persone che propongono, discutono e raccontano i demenziali progetti che questo articolo diligentemente allinea. Chissà come mai a tutti sfugge che, per ogni metro quadrato di superficie calpestabile che si aggiunge a quelli esistenti, bisognerebbe averne  una quantità considerevole (almeno doppia) di spazi liberi a terra. Ma la vivibilità è qualcosa che serve solo alla retorica che si adopera per imbellettare gli affari immobiliati.