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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
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mercoledì 1 giugno 2016

Il paravento dell’emergenza che fa annegare l’Europa

«L’ultima ondata dal Nordafrica mette a nudo l’inefficacia delle ventilate intese con gli “alleati” africani e la miopia strategica». Il Fatto Quotidiano, 1 giugno 2016 (p.d.)

Com’era prevedibile, e come era stato largamente anticipato, la massa di migranti e profughi si è puntualmente presentata alle porte di casa. Ci era stato detto che l’Europa avrebbe fatto la sua parte, che la Libia del nuovo corso si sarebbe impegnata, l’Egitto avrebbe collaborato e la Turchia si sarebbe accontentata di qualche altro miliardo. Per un brevissimo periodo ci avevamo creduto, ma i sospetti che si trattasse di un ennesimo bluff non ci avevano mai abbandonato. In realtà non ci voleva molto per accorgersene.

L’Ue ha applicato le regole a vantaggio dei soliti paesi centro-nordici. Le periferie meridionali sono rimaste al palo. La cosiddetta flotta europea ha dovuto prendere atto che la sola missione possibile è quella di soccorrere e salvare i naufraghi. Talvolta riesce a prevenire il peggio, ma quasi sempre la tragedia si consuma prima.

La Libia avrebbe dovuto controllare i flussi in partenza dalle sue coste e la promessa è stata accompagnata da una richiesta di soldi. Ma il traffico dei migranti in Libia non è più gestito dal governo, come ai tempi di Gheddafi. Nessuno regola più la spoletta della bomba migratoria per fini politici e le masse che arrivano sulle coste sono in balia di altri criminali. Egitto e Turchia non hanno alcun interesse a bloccare i migranti: li possono taglieggiare, selezionare e scartare a volontà. E così possono anche taglieggiare l’intera Europa.

Le perplessità erano anche evidenti sul fronte nazionale perché a dispetto degli annunci festosi e spavaldi, non si è visto alcun cambiamento di approccio strategico. Si è continuato a parlare di migranti che scappano dalle guerre, quando in realtà quelli che ci dovrebbero preoccupare sono coloro che scappano da governi incapaci di offrire un futuro più dignitoso. I profughi hanno leggi internazionali che li salvaguardano (o almeno dovrebbero), gli altri migranti no. S’è continuato a parlare d’emergenza, come si trattasse di un evento imprevedibile, contingente e transitorio. È invece un fenomeno demografico di lungo periodo che nemmeno i tradizionali “strumenti di controllo” come guerre, carestie ed esperimenti d’ingegneria sociale possono arrestare. I popoli in boom demografico si spingono verso i paesi in deficit o addirittura “capitolazione” demografica. Tutta l’Europa è in capitolazione e per mantenere il proprio standard di vita e difendere la propria cultura ha bisogno di nuovi afflussi. Alcuni paesi hanno una politica demografica in tal senso, ma non per solidarietà: di fatto selezionano “la merce migliore”per coprire il fabbisogno di mano d’opera per lavori che gli stessi europei non vogliono più fare.

Altri si arrampicano sugli specchi della xenofobia o della “difesa della razza”. La soluzione d’incrementare la natalità europea con gli oboli fascisti, è un bluff. Se manca la prospettiva di lavoro e inserimento dignitoso nella società, non sarà una manciata di euro a convincere i giovani, già in crisi e delusi, a mettere al mondo altri figli. Inoltre, tra vent’anni nessuno potrà costringere i giovani nati grazie al contributo statale o all’impegno personale dei leader a svolgere i lavori che i loro padri hanno rifiutato. La soluzione strategica di lungo termine è di una banalità imbarazzante: occorre creare in ogni paese, anche nel nostro, ma soprattutto nei luoghi d’origine delle migrazioni le condizioni perché i popoli si sentano liberi di rimanere e di partecipare con dignità alla vita sociale.

Questa banalità ne comporta altre che tutti i leader del mondo conoscono e dicono di condividere, ma che non vogliono attuare. Si tratta di ridistribuire la ricchezza, eliminare la corruzione e le ingiustizie sociali. Ma non riusciamo a realizzare queste cose a casa nostra e non facciamo nulla neppure per frenare la fuga dei nostri “cervelli”.

Si è sperato nel contrasto ai migranti nei paesi di partenza e in quelli di transito, ma nulla è stato fatto per impedire che proprio in quei paesi venissero perseguitati e massacrati o catturati e forzati alla migrazione. Sono state solo pianificate missioni militari per impedire l’imbarco e distruggere i barconi già presenti sulle coste. Ma soprattutto non è stato preso atto che, in attesa di realizzazione di migliori condizioni nei luoghi di origine, l’unica soluzione al fenomeno non è demonizzarlo o ignorarlo o passarne: occorre gestirlo come un fenomeno strutturale di lungo periodo e non una semplice emergenza all’insegna del “ha da passa' 'a nuttata”. Significa pianificare, organizzare ed eseguire: il coordinamento dei flussi, l’accoglienza, il controllo di sicurezza, l’inserimento produttivo, i ricongiungimenti familiari e i trasferimenti verso altre sedi. Significa smetterla di sperare in una burrasca permanente sul mare.
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