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La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
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venerdì 17 giugno 2016

I poteri ignoranti

L'ultimo libro di Paolo Leon «Viviamo in un mondo in cui i pochissimi che pensano non comandano. Ora ce ne è uno di meno, e a quanti comandano ciò non dispiacerà troppo». Il manifesto, 16 giugno 2016



Avevo conosciuto Paolo Leon ai tempi della nostra libera docenza, tempi accademicamente migliori di quelli presenti, e ne avevo poi sempre letto gli scritti con stima e simpatia per la sua padronanza dei Classici: Smith Ricardo Marx Keynes, per la sua sprezzatura nei confronti della teoria economica oggi dominante, per la sua conoscenza dei fatti e del contesto istituzionale, e per la sua passione politica.

Il 31 maggio di quest’anno mi aveva annunciato l’invio di un suo libretto, ma l’11 giugno se ne è andato.

Il libretto è: Paolo Leon, i poteri ignoranti, Castelvecchi 2016, e queste ne sono le conclusioni: «Le ragioni economiche per le quali gli Stati e la politica non intervengono direttamemente per aumentare la domanda effettiva dopo il crollo, la depressione e la deflazione, sono certamente di origine sociale e politica. Il meglio che si possa dire è che gli Stati non sono stupidi, ma sono ormai un potere ignorante che agisce sulla base della cultura di chi li governa, e questa è ormai resa ottusa dall’ideologia del libero mercato, che sostiene come qualsiasi intervento pubblico genera più costi che benefici – e questa convinzione accomuna gli imprenditori ai capitalisti, i sostenitori della “terza via” come i partiti conservatori e libertari. Allo stesso tempo, questa ideologia resiste agli urti della crisi, quando i costi superano largamente i benefici, perché la crescente concentrazione della ricchezza per i capitalisti e dei compensi per gli imprenditori giustifica continuamente il diritto dei pochi – e perciò il dovere alla povertà degli altri».

Viviamo in un mondo in cui i pochissimi che pensano non comandano. Ora ce ne è uno di meno, e a quanti comandano ciò non dispiacerà troppo.
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