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giovedì 2 giugno 2016

Garanzie svanite, la città di Pisa è in seria sofferenza

«Polizze tossiche . Alcuni costruttori hanno presentato fideiussioni prive di valore per il pagamento degli oneri. Il fenomeno è importante 1.200 negli ultimi 5 anni, di cui oltre 500 nel 2015». Altraeconomia, 31 maggio 2016,



In via del Gargalone, a Pisa, c’era un centro di raccolta per i rifiuti ingombranti. Serviva ai cittadini del quartiere di Porta a Mare. Costato circa 300mila euro, era stato inaugurato dal Comune nel 2013.

Oggi non c’è più, ed è diventato un “caso”: la richiesta di “smontarlo”, infatti, era arrivata da Ikea, che aveva acquistato l’area su cui costruire il proprio grande magazzino, inaugurato a marzo 2014, da una società privata di nome Sviluppo Navicelli. La stessa che avrebbe dovuto occuparsi della sua ricostruzione, ma non lo ha fatto. Così a fine novembre 2015 il consiglio comunale è stato costretto ad approvare una variazione di bilancio, per autorizzare una spesa di 240mila euro e farsene carico.

A maggio dello scorso anno, infatti, la Sviluppo Navicelli è fallita, e il Comune s’è accorto che le “garanzie” prestate non valevano niente. Tecnicamente questo strumento si chiama fideiussione, ed è una sorta di assicurazione sul pagamento degli oneri legati a un intervento urbanistico o sulla realizzazione di eventuali opere pubbliche in carico al privato.

Qualora il privato non faccia quanto stabilito, il Comune può rivalersi sul soggetto che ha prestato la garanzia, cioè “escutere” la fideiussione. Quelle delle Sviluppo Navicelli, due, per un valore complessivo di 4,7 milioni di euro, erano state rilasciate da Union Credit Finanziaria spa, un soggetto escluso a fine 2008 dall’elenco degli intermediari abilitati, che è disponibile sul sito della Banca d’Italia. Oggi questa società non esiste più. Le due fideiussioni di Sviluppo Navicelli erano state depositate in Comune in una data successiva, nel febbraio 2009.

Solo a novembre 2015 l’ente ha avviato un censimento delle “fideiussioni tossiche”, che sarebbero almeno una trentina, per un valore complessivo di 15.854.675 euro. Come dimostra il caso del centro rifiuti di via del Gargalone, il bilancio comunale può subire il colpo delle fideiussioni prive di valore. E per capire quanto potrebbero pesare 15,8 milioni di euro di investimenti non realizzati sul bilancio di una città che ha meno di 90mila abitanti, basti pensare che il bilancio preventivo 2016 del Comune evidenzia entrate -da tributi, trasferimenti, alienazioni di beni- per circa 180 milioni di euro.

Secondo il gruppo consiliare “Una città in comune-Rifondazione Comunista”, guidato dal consigliere Francesco Auletta, l’analisi avviata dal Comune è tardiva: “Il Comune si era accorto dell’esistenza di un problema già a gennaio 2015, quando aveva indirizzato ad Union Credit Finanziaria spa delle comunicazioni, che però tornavano indietro: all’indirizzo indicato, a Torino, in via Susa, quel soggetto era irrintracciabile.

Non si era mosso, però”. A settembre 2015 i due esponenti la lista d’opposizione chiede di poter accedere a tutti gli atti relativi alle fideiussioni presentate da Sviluppo Navicelli spa: il Comune si era “insinuato” nella procedura fallimentare dell’azienda, chiedendo il riconoscimento di un credito di circa 3 milioni di euro. Le risposta arrivano il 28 ottobre 2015: il nome di Union Credit Finanziaria spa è pubblico. È solo in quel momento che il Comune si muove, inviando una nota al Servizio supervisione intermediari finanziari della Banca d’Italia: la lettera è datata 29 ottobre 2015.

La vicenda Sviluppo Navicelli spa -una società che avrebbe dovuto sviluppare una nuova area dedicata alla cantieristica, lungo il Canale dei Navicelli che collega per 17 chilometri la darsena di Pisa a Livorno- non è isolata. A ottobre 2015 la città della Torre pendente è scossa da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze sull’imprenditore edile Andrea Bulgarella, che a Pisa sta costruendo -tra le altre cose- il Parco delle torri a Cisanello e la Piazza del terzo millennio a Ospedaletto.

La sua società si chiama Edilcentro, e risulta garantita da una decina di fideiussioni per un importo di circa 5 milioni di euro. La più importante vale 2,9 milioni, e l’ha emessa Medusa Leasing, cancellata nel 2007 dagli elenchi di Banca d’Italia (oggi è in fallimento, e risulta controllata da una società fiduciaria, che è un modo per “schermare” il nome dei veri proprietari).

Un altro paio sono della Union Credit Finanziaria (UCF), e tre dalla United Consulting Finance, “cancellata” nel 2011, stessa sede torinese della prima. Il Comune di Pisa non si muove nemmeno quando il nome di quest’ultima società finisce sui giornali, nel giugno del 2014: l’inchiesta della Guardia di finanza di Torino riguarda Antonio Castelli, assicuratore cui le Fiamme gialle riconducono la UCF. La Repubblica Torino titola: “False fideiussioni, la truffa da mezzo miliardo del Madoff torinese: tra le vittime 200 Comuni”.

L’ultimo tessera del mosaico a gennaio 2016, quando la Boccadarno Porto di Pisa Spa -società che ha costruito il nuovo porto turistico di Marina di Pisa- delibera il concordato preventivo, una misura della legge fallimentare cui possono accedere le aziende in stato di crisi o di insolvenza.

Solito accesso agli atti e nuova conferma: due le fideiussioni, ed entrambe sono del Consorzio Garanzia Fidi Confidi Centrale, fallito nel corso del 2015. “A quel punto ci rendiamo conto che è un fatto sistemico -sottolinea Auletta-, e così avanziamo formalmente richiesta di istituire una commissione d’indagine”. Il consigliere della lista “Una città in comune” spiega che questo è un normale strumento che il consiglio comunale può darsi: “L’accesso agli atti è facilitato, e serve ad individuare eventuali responsabilità, che sono di carattere politico. Ha 30 giorni di tempo per completare il lavoro, con una relazione poi consegnata in consiglio comunale”.

Il 28 gennaio 2016 l’istituzione della Commissione viene bocciata in consiglio. Il giorno prima il sindaco, Marco Filippeschi del Partito democratico, aveva protocollato una nuova lettera alla Banca d’Italia, nella quale chiede un rafforzamento del sistema d’informazioni e di vigilanza preventiva. Che però già esiste: un elenco di Bankitalia evidenzia come siano 62 gli intermediari finanziari “cancellati” complessivamente tra il 2011 e il 2015 in seguito ad atti del ministero dell’Economia e delle finanze.

“Sulla base del numero degli esposti che sono pervenuti, il fenomeno è importante” spiega Banca d’Italia ad Ae. Per questo, “dal 12 maggio 2016, gli intermediari finanziari che concedono finanziamenti al pubblico saranno sottoposti al regime di vigilanza prudenziale equivalente a quella bancaria. Gli intermediari che offrono garanzie al pubblico dovranno disporre di un patrimonio minimo più elevato e di requisiti organizzativi più stringenti di quelli previsti per gli altri intermediari finanziari”.

A fine novembre 2015 Laura Tanini, che lavora per la Direzione supporto giuridico gare e contratti del Comune di Pisa, ha evidenziato come (almeno) una delle polizze -nello specifico quella di Union Credit numero 595119, a favore di Sviluppo Navicelli spa- “non avrebbe dovuto essere accettata da parte del Comune”. Ed è a questo livello che, secondo Auletta, “sono mancati i controlli”. “Ad alcuni imprenditori sono stati stesi tappeti rossi -sottolinea il consigliere d’opposizione- in cambio di poche opere di urbanizzazione, nemmeno realizzate”.

A Sviluppo Navicelli spa, Boccadarno spa ed Edilcentro srl fanno capo -in termini di valore- il 67% delle false fideiussioni. Tra le persone coinvolte negli interventi della Sviluppo Navicelli e di Boccadarno ci sono Stefano Bottai e l’avvocato Paolo Carrozza, entrambi in passato vice-sindaco della città. Il secondo è fratello dell’ex ministro Maria Chiara, presente nel 2013 all’inaugurazione del porto turistico di Marina di Pisa. La “Pisa dei miracoli” (il titolo di un libro del 2008 dall’allora sindaco Paolo Fontanelli, oggi Questore della Camera) non c’è più. E a Ignazio Visco di Bankitalia il sindaco Filippeschi scrive che la città vive “un caso di seria sofferenza”.
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