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venerdì 17 giugno 2016

Forsyth: «Xenofobia e politica feroce sono il male del nostro tempo»

Frederick Forsyth. intervistato da Enrico Franceschini: «Il mondo globalizzato, colpito dall’incertezza economica, ha paura del nuovo e cerca nemici sui quali scaricare il proprio odio Succede ovunque. E potrebbe stravolgere le nostre abitudini democratiche». La Repubblica, 17 giugno 2016


LEEDS- «L’opera di un folle, in tempi di xenofobia dilagante e di una politica che esagera per avere ragione». Così Frederick Forsyth, autore di tanti thriller e lui stesso agente dei servizi segreti britannici, come ha rivelato di recente nella sua autobiografia, “L’outsider, il romanzo della mia vita”, giudica il fatale attacco alla deputata laburista Jo Cox. «Non si può certo scaricare la responsabilità di un simile gesto su chi fa campagna per Brexit, ma un clima politico esagerato e inferocito agita gli animi ovunque, non soltanto nel nostro paese », dice lo scrittore a Repubblica al telefono dalla sua casa di Londra.

Signor Forsyth, cosa pensa di questa brutta storia?
«Sembra l’opera di un folle, un singolo pazzo e il mondo purtroppo ne è pieno. Quali che fossero le sue motivazioni, l’episodio ha la dinamica di un gesto spontaneo, irrazionale, incontrollabile. Nulla di organizzato ».

Sembra che abbia gridato “Britain first”, prima la Gran Bretagna, mentre le sparava, 
«Quelle parole non fanno di lui un patriota, questo è sicuro. Dimostrano soltanto che la xenofobia è un male sempre più diffuso. È sempre esistita, ma in tempi di incertezza economica, di paura del nuovo, è aumentata come se fosse una valvola di sfogo. Lo straniero, immigrato o meno, viene visto come il nemico: succede nel nostro paese, ma non solo, è un fenomeno presente in tutta Europa, a livello politico e non solo, basta pensare agli episodi di violenza degli ultimi giorni fra gli hooligans di varie nazioni agli europei di calcio. Viviamo in un mondo globalizzato e multietnico, eppure, o forse proprio per questo, l’odio dei diversi è diventato il male della nostra epoca».

Nessuna responsabilità da parte della campagna per Brexit? Anche da lì sono partite invettive contro immigrati e stranieri.
«A gridare direi che è soltanto Nigel Farage, il leader dell’Ukip, un partito che ha fatto della xenofobia quasi una bandiera. La corrente del partito conservatore che si batte per l’uscita dalla Ue si limita a dire che è impossibile continuare ad accettare un’immigrazione senza controlli. Ci sono state esagerazioni da entrambe le parti, il primo ministro Cameron ha evocato addirittura il rischio della terza guerra mondiale in caso di Brexit. Tutto ciò è disdicevole, dà un’idea di come il dibattito politico sia sceso in basso anche da noi, che pensavamo di essere più seri di altri, ma un conto è spingere l’acceleratore del populismo, un altro è sentirsi responsabili di un tragico fatto come questo».

Pensa che la morte di Jo Cox possa influire sulla campagna per il referendum?
«Spero di no, perché non sarebbe giusto prendere una decisione così importante per il futuro del nostro paese sulla base del gesto di un pazzo omicida. Ma entrambe le parti hanno fatto bene a sospendere la campagna in segno di cordoglio. Siamo tutti scioccati da quanto è accaduto. Auguriamoci che, quando riprenderemo a parlare di politica, lo faremo tutti in tono più pacato».

Il fatto che un uomo politico possa essere attaccato e ucciso in questo modo in pieno giorno deve spingere a maggiori misure di sicurezza?
«Non c’è niente che possa mettere al sicuro i politici o chiunque altro da attacchi di questo genere. Non possiamo rinunciare alla nostra libertà né mettere un poliziotto armato a ogni angolo di strada. Né il terrorismo, né i pazzi isolati, devono farci perdere le nostre abitudini democratiche. E questo vale soprattutto per i politici, che devono stare tra la gente, non isolati nel palazzo del potere. Seguendo l’esempio di Jo Cox, caduta mentre faceva il suo lavoro».


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