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giovedì 30 giugno 2016

F16, l’Italia blocca i ricambi all’Egitto

Un gesto rivelatore  dell'animus del renzismo: dovrebbe aiutare gli italiani ad aprire gli occhi. Si fa finta di minacciare chi ha torturato e assassinato Giulio Regeni, ma non si rinuncia affatto ad armare il governo torturatore ed assassino, per non turbare il business dei mercanti di morte. La Repubblica, 30 giugno 2016

La questione è di forma, visto che dei pezzi di ricambio in questione il mercato è pieno. Però il Senato (nonostante la mancata presa di posizione del governo, che si è rimesso all’aula)ha deciso di mandare all’Egitto un segnale di sostanza sul caso Regeni: l’aula ha ieri approvato l’emendamento al decreto al “decreto legge missioni”, che prevede la sospensione all’Egitto della fornitura di pezzi di ricambio per gli F-16: 159 voti favorevoli, 55 contrari e 17 astenuti. «Non è un atto ostile ma il nostro Paese ha titolo diritto a continuare a tenere sotto pressione l’opinione pubblica e anche l’Egitto» ha detto in aula il relatore del Pd, Gian Carlo Sangalli. In realtà la presa di posizione non creerà problemi pratici: l’Italia ha dagli anni ‘90 pezzi di ricambio di vecchi F16 che, praticamente, non hanno valore commerciale. E lo scorso anno si era deciso di regalarli all’Egitto, seppur nessun pezzo era mai partito. Nessun mistero, anche perché il ministro Pinotti ne aveva parlato in commissione Difesa. Ieri la decisione dell’Aula che, a parte la questione diplomatica, darà poche ripercussioni all’Egitto: pezzi di ricambio di quel tipo sono disponibili, a prezzi molto concorrenziali, sul mercato. Discorso però è l’impatto politico della cosa. Tant’è che ieri il centrodestra è insorto. «Stiamo scrivendo una delle peggiori pagine della storia di quest’Aula”, ha detto il capogruppo di Forza Italia Paolo Romani. E il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri ha sottolineato: «Con quegli aerei combattono l’Is».

Quella della sospensioni delle forniture militari era stata una richiesta esplicita della famiglia Regeni, l’ultima volta quando avevano visitato il Parlamento europeo. «Ma questo è un atto poco più che simbolico» dice il portavoce di Amnesty, Riccardo Noury. «Ma è comunque una presa di posizione importante del parlamento. Noi però continuiamo a chiedere al governo la sospensione di tutte le forniture di armi all’Egitto, cosa ben diversa rispetto a questo stop».

Qualcosa però il governo ha fatto rispetto alle altre richieste della famiglia Regeni. La storia di Giulio è apparsa infatti da qualche giorno sul sito della Farnesina “Viaggiare sicuri”: fino alla scorsa settimana, la storia di Giulio non era nemmeno citata. «Ora è importante — ha detto la famiglia nei giorni scorsi — che l’Egitto venga indicato nell’elenco dei Paesi non sicuri».
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