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domenica 26 giugno 2016

EUexit et non solo Brexit

«Penso che sia giusto e saggio che l’EU esca dalla storia futura dell’Europa. Tocca ai cittadini, alle organizzazioni della società civile ed ai rappresentanti eletti al Parlamento europeo di spingere l’EU verso l’uscita promuovendo una nuova fase Costituente europea». Banning Poverty 2018 online, 25 giugno 2016
Dopo tanti anni di accettazione, anche se critica, dello stradominio delle logiche di mercato e finanziarie che hanno stravolto e devastato l’intero sistema dello «Stato dei diritti» e della «società della sicurezza sociale»  in Europa, non è più accettabile di giocherellare alla ricerca di capri espiatori, anche se ce ne sono tanti che meritano di esserlo.

Il rifiuto da parte della Camera dei deputati del Regno Unito questo 25 aprile di accogliere tremila bambini siriani orfani o rimasti abbandonati nei campi «profughi» di mezza Europa, imprigionati da nuovi muri, fili spinati e barriere di ogni tipo, ri-costruiti da quasi tutti gli Stati membri dell’UE (dall’Ungheria all’Austria, dalla Francia alla Slovenia, dal Regno Unito alla Polonia, senza dimenticare la Danimarca, i Paesi Bassi e l’Italia), dimostra che l’Europa non deve essere solo liberata dal Regno Unito (Brexit) o dall’Austria o dall’Ungheria… ma soprattutto dall’EU, dal sistema che questa ha costruito ed ha imposto agli Europei.

Noi vogliamo con forza l’unione dell’Europa, vogliamo l’Europa unita democratica, giusta, degna e libera. Con pari forza non vogliamo l’Europa dei nazionalismi, delle sovranità nazionali (First Britain) o regionali (First Veneto), l’Europa xenofoba e razzista alla Hoffered alla Salvini. E con altrettanta se non maggiore forza non vogliamo l’Europa delle diseguaglianze, delle esclusioni socialii, delle tecnocrazie ademocratiche, dei poteri forti finanziari predatori della natura e delle «risorse umane». Non vogliamo l’EU dell’austerità che alimenta le disunioni tra i popoli europei e le guerre fra gli impoveriti favorendo l’arricchimento dei già ricchi. Non vogliamo questa EU che separa, divide e punisce coloro che non obbediscono e non si sottomettono ai diktats della Troika. Milioni di europei non si sono battuti per decenni per dare potere alla Troika ma ad un Parlamento di rappresentanti eletti europei. Non vogliamo una EU che ha accettato di sottomettersi sul piano militare e della politica estera al dominio delle armi e degli Stati Uniti d’America nell’ambito della NATO. Infine, non vogliamo una EU che mistifica il funzionamento della democrazia rappresentativa e diretta, che stravolge i diritti e la dignità del lavoro, che toglie il potere e la responsabilità di decisione sui beni comuni ed i servizi pubblici alle autorità ed istituzioni pubbliche per affidarli a soggetti privati e lasciarli in balia della mercificazione, privatizzazione, competitività, monetizzazione e finanziarizzazione in nome dell’efficienza (il mantra dell’«Efficient Europe»), l’EU ha ucciso i valori fondamentali dell’uguaglianza, giustizia, libertà e fraternità delle società europee.

Penso che sia giusto e saggio che l’EU esca dalla storia futura dell’Europa. Tocca ai cittadini, alle organizzazioni della società civile ed ai rappresentanti eletti al Parlamento europeo di spingere l’EU verso l’uscita promuovendo una nuova fase Costituente europea.

Riferimenti
L'articolo è tratto dal sito Banning Poverty2015. Sul carattere almeno ambiguo della costruzione dell'Unione europea ( la cui radicenel nocciolo del siarema capitalistico affondano dagli anni e dai luoghi del nazismo ) vedi su eddyburg l'articolo di Susanna Böhm Kuby, Castellina:«L'Europa per fare che?»