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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 23 giugno 2016

D’Alpaos: «Allarme per la laguna, il Mose ha cambiato le correnti»

«“Serve un monitoraggio sugli effetti dei lavori alle bocche”. Un no deciso allo scavo di nuovi canali come il Tresse per le grandi navi». La Nuova Venezia, 21 giugno 2016 (m.p.r.)

I lavori del Mose hanno trasformato la laguna e cambiato le correnti. Aumentando la velocità dell’acqua e l’erosione, a volte modificando la direzione della marea. Uno stravolgimento che da tempo pescatori ed esperti segnalano inascoltati. Ora reso ufficiale da una delle maggiori autorità idrauliche del mondo scientifico. Luigi D’Alpaos, professore emerito di Idraulica dell’Università di Padova, ha illustrato ieri sera a San Leonardo il risultato dei suoi studi. Lanciando l’allarme alle autorità che i occupano di acque e laguna con una rivelazione clamorosa.

«Siamo in possesso di dati», ha detto alla platea riunita per il convegno della Municipalità sullo scavo dei canali in laguna, «che dimostrano le modifiche apportate dai lavori del Mose alle bocche di porto. Ritardi di fase, ampiezza di marea, fenomeni eccezionali come le acque alte di questi giorni. L’elaborazione di questi dati ci fornisce una spiegazione scientifica a fenomeni segnalati da pescatori e frequentatori della laguna. Purtroppo non controllati e mai monitorati. Almeno si sarebbero potuti prendere provvedimenti per provare a rimediare». Tra i fenomeni osservati e adesso scientificamente testati, ha detto D’Alpaos, «il cambio di direzione della corrente in alcuni rii interni della città; l’aumento della velocità dell’acqua in entrata e in uscita; le correnti sotto il ponte translagunare, da sempre zona di spartiacque e dunque di acque ferme». 

«Non si è fatto il monitoraggio, e gli unici studi portati a termine dal concessionario dello Stato», ha accusato D’Alpaos, sono quelli che riguardano la biologia. Ma è un errore, perché prima viene l’idraulica e l’idrodinamica. Così si possono spiegare i nuovi fenomeni biologici». 

Pubblico numeroso e attento, quello riunito ieri sera a San Leonardo. Il presidente della Municipalità Andrea Martini ha deciso di convocare gli esperti per dare una risposta scientifica a chi – come il presidente di Confindustria Zoppas – chiede di accelerare lo scavo del canale Tresse in nome del rilancio della crocieristica. «La portualità e i canali navigabili non sempre sono compatibili con la salvaguardia della laguna», ha detto D’Alpaos. Che ha ribadito il suo «no» allo scavo di nuovi grandi canali. «Gli effetti locali vanno monitorati e fermati», ha detto l’ingegnere, «altrimenti faremo una replica esatta del canale dei Petroli. Nel 1979 con il professor Ghetti avevamo lanciato l’allarme sugli effetti di quell’autostrada in laguna. Nessuno ci ha ascoltato, e gli effetti li abbiamo visti, soprattutto sul fronte dell’erosione. Adesso siamo daccapo. Scavando un nuovo canale si distrugge la laguna. Meglio sarebbe stato fare arrivare in fondo le navi, scavare un bacino di evoluzione e poi far passare le navi per il già esistente canale Vittorio Emanuele». 

Il Porto sostiene che D’Alpaos, qualche anno fa, aveva dato il via libera al Contorta. «Non è vero», in uno studio avevo detto che non ci sarebbero stati effetti generali sulle maree. Ma a livello locale sì, l’erosione aumenta». Per rendere concreto il concetto, il professore ha proiettato simulazioni su cosa succede in laguna al passaggio di una grande nave da 100 mila tonnellate. Spostamenti d’acqua, erosione, sedimenti che se ne vanno dalla laguna al mare. E difese che diminuiscono. «Bisogna fare scelte che non compromettano ancora di più l’equilibrio della laguna», ha concluso D’Alpaos. «Offriamo questo contributo scientifico», ha detto il presidente Martini, «alle autorità che devono decidere sui futuri scenari. Occorre aprire un dibattito sulle conseguenze che gli interventi in laguna possono avere sull’ecosistema»
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