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giovedì 16 giugno 2016

Come ti deformo il voto con la stupidità

Con riferimento a un piccolo Comune dell’Alta Langa, qualche domanda urgente sulle bizzarre regole elettorali vigenti per gli italiani residenti all’estero da generazioni. 16 giugno 2016


Si sono concluse da poco le elezioni comunali del 5 giugno 2016. Su un blog della provincia di Cuneo, leggo quanto segue: Chiuse le urne delle elezioni comunali 2016: in Granda ha votato il 67,51%. Al top Crissolo 82,85%, maglia nera per Pezzolo Valle Uzzone (55,60%).

La notizia non mi lascia indifferente. Pezzolo Valle Uzzone è un Comune dell’Alta Langa assai esteso (più di 26 kmq), con moltissime frazioni e poco più di trecento abitanti. Si tratta di quei piccoli Comuni che molti politici, che stanno altrove, a Roma o comunque in aree urbane centrali, vorrebbero chiudere, prendendo oltretutto a riferimento soltanto il numero degli abitanti, e non anche l’estensione territoriale. E che invece, visti da questi territori interni dell’”osso appenninico”, marginali rispetto ai principali indicatori di accessibilità, rappresenta un presidio fondamentale per la vita della comunità che vi abita e ne mantiene vivo il paesaggio. In questa tornata elettorale, peraltro, i non molti giovani presenti e disponibili si erano presentati in un’unica lista, valutando un po’ ridicolo dividersi.

Come possibile che in un territorio così gli abitanti abbiano corso il rischio di avere una tornata elettorale nulla, e di veder nominato un commissario al posto del Sindaco? Davvero chi vive in questo territorio ha scelto di non recarsi alle urne? Anche negli altri piccoli Comuni contermini, le percentuali alle ultime elezioni sono state appena superiori, sfiorando quindi il rischio di non raggiungere il quorum.

In realtà a Pezzolo ha votato non il 55,6%, bensì l’85,7% degli aventi diritto residenti nel comune. A cosa è dovuta la differenza fra queste due cifre? Ai 144 aventi diritto al voto residenti all’estero (prevalentemente in America Latina), che per una norma bizzarra, a differenza di quanto avviene nelle elezioni politiche, nelle elezioni amministrative non possono votare per corrispondenza, ma soltanto recandosi di persona alle urne. Nessuno ovviamente l’ha fatto.

Man mano che approfondisco la questione, la bizzarria delle norme italiane in proposito si rivela ben più profonda, e conseguente all’organizzazione (partitica?) degli interessi elettorali relativi al voto degli italiani residenti all’estero. Certo, questo diritto esiste anche in altri paesi. Ma non certo regolato come in Italia.

In Italia la materia è gestita dall’AIRE (associazione italiani residenti all’estero). Sulla pagina del Ministero dell’Interno dedicata a questa Associazione si può leggere che

«Possono iscriversi all’AIRE non soltanto i cittadini italiani che espatriano per un periodo superiore all’anno, ma anche I cittadini italiani nati e residenti fuori dal territorio nazionale, il cui atto di nascita sia trascritto in Italia e la cui cittadinanza italiana sia accertata dal competente ufficio consolare di residenza.

«Iscriversi all'AIRE è un obbligo prescritto dalla legge istitutiva dell'AIRE. Il rispetto di tale obbligo è un dovere civico che comporta la possibilità di esercitare con regolarità il diritto di voto e di ottenere certificati dal comune di iscrizione e dal consolato di residenza».

Strana concezione del “dovere civico”: nessun obbligo di contribuire alla vita del paese e della comunità di riferimento, ma possibilità di eleggere le rappresentanze che decideranno come regolamentare i nostri diritti e doveri di abitanti.

Tutti gli iscritti all’AIRE possono ottenere lo status di aventi diritto al voto, anche se non hanno mai messo piede in Italia e mai lo metteranno, e se non contribuiscono in alcun modo a far funzionare il nostro paese. Non soltanto alle elezioni politiche, ma anche alle elezioni amministrative, incluse quelle comunali.

Sulle pagine web del Ministero dell’Interno dedicato alle elezioni comunali del 5 giugno 2016 si legge infatti che:

«Gli italiani residenti all’estero possono votare alle elezioni amministrative venendo in Italia a votare presso il comune di iscrizione nelle liste elettorali. A tal fine i comuni inviano ai nostri connazionali all’estero le cartoline-avviso con l’indicazione della data della votazione. Per le elezioni amministrative non è, infatti, previsto il voto per corrispondenza all’estero».

Anche nelle elezioni comunali possono dunque votare tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune stesso, indipendentemente dal fatto di risiedervi o meno, pagarvi le tasse ecc. Questa bizzarra (per non dir di peggio) disposizione produce una serie di effetti collaterali, in particolare nei piccoli Comuni in aree marginali, dove l’emigrazione nel passato è stata assai forte.

Nelle elezioni dei Comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti, nel caso di un solo candidato a Sindaco e di una sola lista (situazione assai frequente nei Comuni con meno di 1000 abitanti), devono essere infatti soddisfatte due condizioni: la lista deve aver riportato voti validi superiori al 50% dei votanti, e deve aver votato almeno il 50% degli aventi diritto. Se queste due condizioni non vengono soddisfatte l’elezione è nulla. Sulla carta sembrano condizioni ragionevoli. Sembrano: in realtà la possibilità, per chi risiede all’estero anche da tre generazioni, di essere iscritto alle liste elettorali del Comune nel quale era nato un suo avo, può far sballare tutti i conti. Ragion per cui nel Comune di Pezzolo Valle Uzzone, ad esempio, gli elettori sono assai superiori ai residenti: 410 elettori, contro 345 residenti (non tutti elettori, ovviamente, per ragioni anagrafiche o di cittadinanza: gli aventi diritto al voto residenti sono solo 266).

La questione del diritto di voto agli italiani residenti all’estero che non pagano le tasse nel nostro paese, e in gran parte dei casi non contribuiscono nemmeno al pagamento dei tributi locali non possedendovi beni immobili, è abbastanza inquietante in generale, con riferimento sia alle elezioni amministrative che a quelle politiche, circa la natura pasticciata delle nostre istituzioni.

Da un lato infatti i loro voti determinano chi ci governa, e quindi quali saranno le politiche fiscali, previdenziali, del lavoro, del territorio, dell’ambiente del nostro paese, politiche che riguardano innanzitutto chi vive e lavora in Italia. Perché una persona che aveva il bisnonno o trisnonno italiano, ma che ha sempre vissuto e pagato le tasse all’estero, dovrebbe poter con il proprio voto contribuire a determinare queste scelte?

Dall’altro esiste un’incongruenza interna alle stesse norme che consentono il diritto di voto agli iscritti alle liste dell’AIRE. Per le elezioni politiche e per le consultazioni referendarie, infatti, è richiesto l’esercizio di una specifica opzione di voto e consentito il voto per corrispondenza (quei voti serviti, ad esempio, a eleggere Razzi: qualcuno ce l’ha presente?).

Per le elezioni comunali no. Tutti gli iscritti all’AIRE riconosciuti come elettori di diritto contribuiscono quindi a determinare il quorum, ma possono votare soltanto recandosi di persona al seggio. Pur essendoci la possibilità di ottenere il rimborso (dallo Stato italiano, ovvero da tutti noi che vi paghiamo le tasse) del 75% del costo del biglietto di viaggio (anche di un aereo proveniente dall’altro capo del mondo), praticamente nessuno (fortunatamente per le casse già malandate del nostro Stato) esercita questo diritto.

Ultimo particolare: ma chi decide quali iscritti all’AIRE vengono riconosciuti come elettori? I Comuni. Che a lor volta subiscono non poche pressioni in tal senso. Il Comune in questione, Pezzolo Valle Uzzone, ha diverse decine di ulteriori richieste di riconoscimento pendenti. Se le approvasse tutte, alle prossime elezioni non riuscirebbe a raggiungere il quorum nemmeno facendo votare i defunti recenti.

Qualcuno ci spiega chi ha legittimato queste norme geniali? La firma è quella del governo Berlusconi, ma le responsabilità sono anche quelle dei servizi legislativi di Camera e Senato, e del Presidente della Repubblica che le ha promulgate. E perché nessuno si pone comunque il problema di modificarle?
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