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martedì 7 giugno 2016

C'è una questione maschile

Recenti e troppo frequenti episodi di uccisione di donne a parte di maschi ha indotto alcuni appartenenti al genere dominante, nell'ambito della lista di discussione "officina dei saperi", a reagire con questo appello, che eddyburg fa proprio e invita a  sottoscrivere. In calce l'elenco dei primi firmatari e l' indirizzo a cui inviare le adesioni

La ripetizione sempre più diffusa di efferati femminicidi chiama ormai in causa gli uomini portatori, più o meno consapevolmente, di una cultura maschilista che li rende carnefici, oltre che “vittime” di tale cultura, ben al di là di una loro (consumata) solidarietà con la persona colpita dalla violenza.

L’uccisione o la mutilazione della fidanzata, moglie o compagna, avviene quasi sempre per motivi di gelosia o per rottura, da parte della donna, del patto di convivenza.

L’uomo forte e dominatore non può (o non è capace) di accettare quello che ritiene essere un “affronto”, così che la vendetta è la reazione “istintiva”: mia o di nessun altro. E’ così che da carnefice l’uomo diventa anch’egli vittima del suo stesso pensiero.

C’è un’asimmetria in questo rapporto: se a finire il rapporto è la donna, tale gesto di rottura assume il significato di tradimento, mentre se è l’uomo a rompere il rapporto d’affetto, allora esso viene considerato comprensibile e accettabile. In un passato poi non così lontano ci sono stati processi dove come attenuante è stato addotto il fatto che la donna indossasse jeans aderenti o, comunque, abiti provocanti giustificando il comportamento violento con l’affermazione che “se l’era un po’ cercata”. Così come il “delitto d’onore” non è un’oscura pratica medioevale abbandonata centinaia di anni fa. Noi veniamo da questo passato recente.

I cambiamenti antropologici indotti dallo scatenamento degli istinti animali del neoliberismo, hanno accentuato l’individualismo proprietario soprattutto degli uomini. Ed è per questo che noi uomini dobbiamo dire a gran voce: not in my name, dove il my name oltre ad avere una valenza personale riguarda l’intero genere maschile. E questo vincendo quell’oscuro timore (mai esplicitato) di passare per “femminucce” che trasgrediscono il codice maschile.

Nessun uomo può dirsi innocente, perché c’è una connivenza complice in ciascuno di noi con il pensiero dell’individuo proprietario, della ostentazione della forza, dell’offesa non perdonabile. Quante volte noi stessi abbiamo fatto battute o raccontato a soli amici maschi barzellette denigratorie sul genere femminile? E quante volte pur non avendolo fatto direttamente abbiamo sfoderato un sorrisino complice a questi racconti stereotipi?

La diversità di genere è una ricchezza, ma può scivolare nello sciovinismo maschilista se a tale diversità viene assegnata una gerarchia, ruoli non paritari.

Non basta, per noi uomini, firmare appelli in difesa delle donne, partecipare sinceramente commossi a iniziative di solidarietà con loro. Bisognerebbe iniziare a firmare appelli anche contro quella parte di noi stessi che indulge a connivenze complici perché quei maschi assassini non sono alieni venuti da altri pianeti: sono l’esito drammatico di un pensiero che alberga oscuro nelle teste di noi uomini.

Inviare le adesioni (cognome, nome, qualifica) a: edoardo.salzano@gmail.com

hanno aderito:
Abati Velio
Aragno Giuseppe
Andriollo Danilo
Bevilacqua  Piero
Baioni Mauro
Bianchi Alessandro
Budini Gattai Roberto
Camagni Roberto
Cataruozzolo Nicola, libero pensatore
Cervellati Pier Luigi
Fiorentini Mario
Dignatici Paolo
Di Siena Piero
Gambardella Alfonso
Indovina Francesco
Magnaghi Alberto
Masulli Ignazio
Nebbia Giorgio
Ottolini Cesare
Quaini Massimo
Roggio Sandro
Salzano Edoardo
Saponaro Giuseppe
Scandurra Enzo
Scudo Gianni
Siciliani de Cumis Nicola
Stucchi Silvano
Toscani Franco
Urzì Gaetano
Vannetiello Daniele

Viale Guido
Ziparo Alberto


11 giugno 2016, ore 13,00