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sabato 18 giugno 2016

Basta politica dell’odio la democrazia dev’essere una forza di speranza

«Secondo Alastair Campbell, lo stratega di Tony Blair, la campagna per il referendum sulla Brexit  è stata segnata da troppi veleni e sentimenti “anti”». La Repubblica, 18 giugno 2016 (c.m.c.)



Nel dibattito e nella cultura politica del Regno Unito ci sono certe realtà ineludibili su cui faremmo bene a riflettere.

La prima è che, nonostante tutti i meritati elogi per Jo Cox sulla stampa, buona parte dei nostri mezzi di informazione si dedica instancabilmente ad aizzare il pubblico contro i suoi rappresentanti eletti. Editoriali lasciano intendere regolarmente che qualsiasi aumento di stipendio per i parlamentari è uno spreco di denaro pubblico. E che “nessuno” mantiene le promesse fatte.

Se queste opinioni vengono propagate così spesso, possiamo davvero sorprenderci se fanno presa? C’è una sorta di nichilismo nei confronti della politica, un nichilismo che i necrologi di un giorno non basteranno a cancellare. La sensazione trasmessa è che Jo fosse un’eccezione, che è un modo sottile per confermare questa visione dei nostri parlamentari, invece di smentirla. «Jo non era una politica normale», ho sentito dire alla Bbc. Invece lo era. La verità è che la maggior parte delle persone che fanno politica è gente per bene che fa del suo meglio secondo i propri valori.

La seconda verità ineludibile — e sono consapevole che la campagna referendaria è stata sospesa, ma credo che vada detto — è che la campagna in corso ha scatenato nel nostro dibattito politico un odio incontenibile. In questa campagna, alimentata dai pregiudizi e dalle distorsioni dei giornali, dalla rabbia dei social media e dalla sensazione che i politici devono gridare sempre più forte se vogliono farsi ascoltare, hanno assunto un ruolo centrale l’odio e lo svilimento degli avversari e un ruolo troppo marginale la capacità della politica di offrire una visione efficace del futuro e di discutere in modo civile.

La mia speranza, pur nel poco tempo che resta prima del referendum, è che tutto questo possa cambiare. È di sentire i nostri leader politici parlare meno di statistiche e di più di che tipo di Paese stiamo diventando e che tipo di Paese potremmo essere.

Nei nostri partiti, conservatori e laburisti, la parola odio è stata fin troppo preponderante nel dibattito sul nostro futuro dentro o fuori dall’Unione Europea. Persone schierate sulla stessa posizione che non vogliono fare campagna insieme. Amici dello stesso partito che ora si danno a vicenda del bugiardo. Ma soprattutto la deliberata creazione di odio verso chi viene da fuori, con una questione complessa come l’immigrazione trattata non come un problema da affrontare, ma come un tema da sfruttare.

L’ultimissimo tweet di Jo diceva: «L’immigrazione è una preoccupazione legittima. Non è una ragione per abbandonare l’Ue». L’altroieri Nigel Farage ha lanciato un manifesto elettorale. C’è sopra la foto di un’imponente coda di persone con la pelle scura che lasciano la Siria e si dirigono verso la Slovenia.

Il messaggio è chiaro: queste persone stanno venendo qua, è colpa dell’Unione Europea e solo un voto per il “Leave” (uscire dall’Ue) il 23 giugno potrà fermarle. È un manifesto orribile, disgustoso. Se vuole che le condoglianze che ha twittato abbiano un sen- so, Farage dovrebbe rimuovere quel manifesto e chiedere scusa. Ma è un problema che va oltre la frangia minoritaria che Farage rappresentava finora.

L’intera campagna, mi sembra, ha puntato sulla generazione di sentimenti “anti”: anti-élite, anti-“esperti”, anti- politica, anti-realtà, il tutto in favore della rabbia e dell’emozione. Jo Cox si batteva per molte delle cose buone. Si batteva perché il mondo aprisse gli occhi su quello che sta succedendo in Siria e facesse di più per affrontare il problema.

Si batteva perché la Gran Bretagna si impegnasse per un approccio razionale, equo, umano all’immigrazione. Si batteva per la speranza contro l’odio e per la politica democratica come via per cambiare il mondo per il meglio. Se vogliamo che la sua morte abbia qualche valore facciamo in modo che una parte della sua eredità sia un genuino e duraturo apprezzamento della politica e dei politici come forza positiva.