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sabato 14 maggio 2016

Vogalonga: nacque come manifestazione anti-moto ondoso

«Sono loro le persone che riempiono i social network con espressioni di ammirazione, di amore per la bellezza e spesso di grande dolore per gli oltraggi del turismo di massa».  Articoli di Italianostra.org e la Nuova Venezia, 14 maggio 2016 (m.p.r.)


Italianostravenezia.org
VOGALONGA, BENVENUTI OTTOMILA VOGATORI

Di fronte alla media di ottantanovemila turisti al giorno che vengono a Venezia (dei quali ben trentamila solo in alberghi e appartamenti), gli ottomila iscritti alla Vogalonga di domani 15 maggio sono come una goccia nel mare. Eppure rappresentano una grande consolazione per tutti noi veneziani e una luce di speranza nel futuro della nostra città. Sono loro le persone che riempiono i social network con espressioni di ammirazione, di amore per la bellezza e spesso di grande dolore per gli oltraggi del turismo di massa. Li abbiamo visti in questi ultimi giorni percorrere spesso i canali minori con le loro canoe e dragon boat, scivolando silenziosi e incantati, così diversi dai gruppi di crocieristi stipati sui taxi in corsa folle verso gli aeroporti o verso le loro navi gigantesche. Domani, partendo dal bacino di San Marco, passeranno davanti alle Vignole, a Burano e a San Francesco del Deserto, a Mazzorbo e a San Giacomo in Paludo. Il fascino della laguna resiste ancora, grazie anche a quel gruppetto di intrepidi che nel 1975 ebbero l’idea di lanciare una vogata che sembrava molto lunga e molto difficile.

Invece si tramutò nell’evento dell’anno per migliaia di residenti e di visitatori. La viviamo con un po’ di malinconia perché a volte ci sembra l’ultimo respiro di un mondo che sta per scomparire, ma in altri momenti possiamo ancora rallegrarci alla vista di tante persone che hanno capito Venezia e la rispettano e amano, e allora ci diciamo che forse non tutto è ancora perduto.


La Nuova Venezia
OTTOMILA VOGATORI ALLA MARATONA DEI RECORD
di Alberto Vitucci

Vogalonga dei record. Iscrizioni chiuse e richieste che continuano ad arrivare. La maratona del remo ha passato i confini lagunari, e anche quelli nazionali. È diventata negli anni una “classica” della voga seguita nel mondo da milioni di appassionati. Domani al via in Bacino San Marco la 42ª edizione, con più di 1800 barche iscritte, ottomila vogatori. Lo spirito originario forse è un po’ appannato. La “garbata denuncia” contro il moto ondoso, nata nel 1974, è diventata un’emergenza. Con la laguna ormai resa invivibile da motoscafi, barconi, Gran turismo, vaporetti zeppi di turisti. Ma la vocazione resta. 

Nel giorno della Vogalonga i canali e la laguna vengono restituiti ai remi. Ai silenzi e alla natura, alle barche tipiche, nate per scivolare senza problemi tra secche e velme. Negli anni, la Vogalonga ha aperto sempre più ai concorrenti esteri. Oggi sono quasi sei volte rispetto ai veneziani, e a loro si aggiungono 1600 appassionati giunti dalle società remiere e di canottaggio di tutta Italia. Si parte alle 9 in punto, con il classico colpo di cannone sparato dall’isola di San Giorgio. Barche pronte in bacino San Marco: più avanti, verso i Giardini e Sant’Elena le veloci imbarcazioni del canottaggio, jole e kajak. Dietro sandoli e gondole, caorline e mascarete, s-cioponi e sampierotte. Fino alle ammiraglie delle società remiere veneziane. La disdotona della Querini, la quatordesona della Voga veneta Mestre, la dodesona della Bucintoro. I gondoloni e le bissone. 

Trenta chilometri e percorso invariato da 42 anni. Quando in una sera di autunno un gruppo di amici riuniti del bar di Toni Rosa Salva decise di lanciare la manifestazione, sull’onda della svedese Vasaloppet. «È una maratona non competitiva, vincono tutti», ripeteva Rosa Salva. Traguardo volante come oggi in Punta della dogana, dopo essere rientrati in Canal Grande dalla Laguna nord per il canale di Cannaregio e il ponte dei Tre Archi. Per tutti lo stesso premio, una maglietta, un diploma e una medaglia consegnati in barca dalle autorità e dai volontari che tengono in piedi l’organizzazione. Il nome pronunciato dall’altoparlante, la segnalazione sul giornale. 

La prima edizione, disputata nel maggio del 1975, fu un successo inaspettato. Cinquecento barche e 1500 vogatori, venuti per dichiarare il loro amore per la laguna, per chiedere lo stop ai motori inquinanti. Un successo che aveva aiutato la rinascita della cantieristica allora in piena crisi. E poi la nascita delle società remiere, l’occupazione dell’ex Macello di San Giobbe adibito per anni a centro remiero. Un successo durato un po’ di anni. Poi la breve crisi, per via del calo demografico. Ma dalla fine degli anni Novanta sono arrivati gli stranieri. Americani, inglesi, olandesi, francesi, cinesi, con kayak e jole che adesso sono le barche più rappresentate alla Vogalonga. Trasporto in camion, a volte in aereo, sistemazione al Tronchetto e sulle rive. 

Tutto è pronto per un rito che mantiene comunque una sua freschezza. Obbligatorio l’omaggio al turismo, nell’epoca dei selfie e della comunicazione digitale. Ma lo spirito della Vogalonga rimane: «Noi ci crediamo», dice Antonio Rosa Salva jr, terza generazione degli organizzatori di Vogalonga in casa Rosa Salva, dopo il nonno Toni e il padre Lallo. 

Del gruppo di fondatori ne restano pochi: Delfo Utimpergher, Lilli Sirolla. Ma la “maratona” non competitiva ha ancora un grande significato. La prova è che a dispetto del calo demografico, il numero dei partecipanti veneziani non è mai diminuito. Anche domani i cantieri veneziani saranno vuoti, le barche della flotta lagunare tutte in acqua. A percorrere i 30 chilometri di Laguna nord e rientrare in Canal Grande dal rio di Cannaregio. Due anni fa il maxi-ingorgo che aveva provocato problemi proprio all’entrata del canale. Da allora è stato introdotto il numero limite, e volontari della Guardia costiera provvederanno a disciplinare l’entrata. Dunque, la parola ai remi. Per la grande festa della laguna e la manifestazione che da 42 anni ne ricorda la fragilità sua delicatezza ambientale.
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