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martedì 24 maggio 2016

Una scorreggia ci seppellirà?

Tra la globalizzazione capitalista e la contro-globalizzazione neonazista, «esiste un terzo attore, capace di rappresentare l’autonomia della società e la forza progressiva dell’intelligenza? E come può manifestarsi, emergere, organizzarsi? Quale strategia possiamo elaborare per sopravvivere all’incombente guerra civile planetaria?». Comune.info, 23 maggio 2016L’era Thatcher comincia a declinare? Il consenso di cui godeva l’ideologia neoliberista negli anni Ottanta e Novanta entrò in crisi a Seattle nel 1999. Negli anni successivi al 2008 la fede nel Mercato è rapidamente crollata: oggi solo i lupi della classe finanziaria esaltano l’autoregolazione perfetta del capitalismo assoluto e solo gli imbecilli ci credono. Dopo il gigantesco intervento con cui i governi di tutto il mondo dopo il 2008 hanno gettato nella disperazione e nella miseria milioni di persone per salvare il sistema bancario, la maggioranza della popolazione sa che l’assolutismo finanziario è una trappola mortale anche se non sa come se ne possa uscire.

Poiché talvolta la disperazione sconvolge la ragione, ecco che forse inizia l’epoca Trump. Cerchiamo di descriverne le linee generali: il cervello sociale è stato sequestrato dall’astrazione tecno-finanziaria, e il corpo della società scollegato dal cervello si dibatte come un gigante idiota che mena colpi devastanti contro se stesso. Per analizzare il viluppo di ignoranza cinismo e irragionevolezza che sta emergendo, siamo costretti a usare una parola che fa orrore. Il concetto di «razza» è destituito di ogni fondamento scientifico, ciononostante nell’inconscio contemporaneo esplode con forza mitologica. Negli Stati Uniti d’America l’elezione di un presidente nero ha messo in moto da tempo nell’inconscio collettivo una reazione che oggi prende forma intorno alla figura di Donald Trump. Nei paesi occidentali sono all’opera le dinamiche dalle quali nel ventesimo secolo scaturì il fascismo, ma troppi aspetti del contesto tecnico, mediatico e produttivo sono mutati rispetto al Novecento perché la parola fascismo possa esprimere a pieno quel che sta accadendo. Può la parola «trumpismo» definire la tendenza che va emergendo a livello globale?

Nomen est omen: la parola «trump» in inglese significa diverse cose: briscola, carta vincente, e come verbo significa sconfiggere, travolgere, e anche ingannare. E per finire significa scoreggia, o peto se preferite. Credo che abbiamo trovato il modo per definire il fascismo che viene. Violenza, ossessione identitaria, razzismo e guerra, come il fascismo del secolo passato, moltiplicato però dalla potenza dei media. Ecco la carta vincente che sta travolgendo le difese della civiltà. Sarà una scoreggia che ci seppellirà?

L’era Trump è segnata da un ritorno della corporeità: una corporeità decerebrata. L’impoverimento della classe operaia bianca e l’impotenza della politica, insieme alla frustrazione del maschio bianco cui la birra ha gonfiato lo stomaco e stordito il cervello, hanno risvegliato il razzismo nascosto nel profondo del corpo idiota della popolazione occidentale. Il declino della razza bianca fu percepito da Arthur de Gobineau (autore dell’Essai sur l’inégalité des races humaines, 1855), come tendenza cui si doveva secondo lui reagire proteggendo la razza dei dominatori dall’assedio delle razze sottoposte al dominio del colonialismo.

Sulle tracce di Gobineau, nel secolo ventesimo il Nazionalsocialismo organizzò la paura aggressiva della razza bianca: l’attacco finanziario scatenato dalla Francia e dall’Inghilterra contro la Germania sconfitta aveva impoverito la classe operaia tedesca. Hitler si rivolse agli operai tedeschi immiseriti e disse loro: non appartenete a una classe sociale sfruttata, ma a una razza superiore che le razze inferiori stanno aggredendo. Gli ebrei sono i più pericolosi perché si sono infiltrati tra di noi e stanno erodendo dall’interno la superiore nostra civiltà, si sono impadroniti delle banche e le usano per rovinarci economicamente, poi apriranno la porta ai comunisti e ai negri. Sounds familiar? È quello che oggi sta ripetendo un fronte unito che va dal russo Putin al polacco Kazinski all’ungherese Orban all’italiano Salvini alla francese Le Penall’austriaco Hofer all’americano Donald Trump, discendente del Ku Klux Klan e truffatore miliardario.

Non sappiamo al momento se questo individuo sarà presidente della più grande potenza militare del pianeta, io tendo a pensare che non lo sarà. La persona che rappresenta la dittatura neoliberista è destinata forse a vincere le elezioni di novembre, ma questo non distruggerà la forza del gigante decerebrato. L’era della reazione bianca è cominciata da quando la classe operaia è stata sconfitta insieme all’internazionalismo e alla ragione umana.

Il globalismo liberista e l’anti-globalismo razzista sono i due attori della scena che si delinea all’orizzonte del nostro tempo. Il globalismo liberista ha generato le forze del trumpismo anti-globale, ma ora questi due attori divorziano in modo violento e tra loro si scatena una guerra. L’antiglobalismo trumpista (o nazismo della razza dominatrice) si nutre e si allea obiettivamente con il suo apparente nemico: il fascismo delle razze dominate, il terrorismo islamista, il nazionalismo castale induista, il narco-machismo messicano…

Esiste un terzo attore, capace di rappresentare l’autonomia della società e la forza progressiva dell’intelligenza? E come può manifestarsi, emergere, organizzarsi? Quale strategia possiamo elaborare per sopravvivere all’incombente guerra civile planetaria? Come possiamo prepararci al dopo?

Il terzo attore si è presentato sulla scena delle elezioni nord-americane. La schiacciante maggioranza dei ventenni – la prima generazione connettiva, coloro che hanno imparato più parole da una macchina che dalla mamma – ha votato per un vecchietto che si autodefinisce socialista e predica ai passeri che si fermano ad ascoltarlo prima di svolazzare.

Perché i ventenni staunitensi fanno questo? È chiaro che Sanders non sarà presidente degli Stati Uniti. Il capitalismo americano può tollerare un fascista scoreggione che mobilita gli operai bianchi sconfitti, ma non un socialista colto e gentile. Questo è chiaro. E allora perché i giovani votano per lui? Io credo che la motivazione di milioni di giovani che votano per Bernie sia prima di tutto etica ed estetica. A loro fanno pena, e anche un po’ ribrezzo, quei loro genitori cinquantenni che hanno vissuto la vita piegati dall’arrivismo, dalla competizione e dal cinismo. Non vogliono essere così. Non vinceranno queste elezioni ma nel prossimo decennio, mentre il mondo si fa sempre più scuro, diverranno i quadri della Silicon Valley globale, saranno i cervelli che muovono il mondo. E nel frattempo imparano l’amicizia tra ingegneri e poeti e si preparano a sabotare, smantellare e riprogrammare la macchina globale. Perché questo è il solo modo per liberare il mondo dalla violenza di Thatcher e di Trump.

Ammesso che fra dieci anni il mondo ci sia ancora.